C’è un nuovo farmaco contro il tumore al pancreas metastatico

Negli studi clinici ha quasi raddoppiato la sopravvivenza mediana dei pazienti già sottoposti ad altre terapie, colpendo una proteina che per anni è stata molto difficile da trattare

Mercoledì 26 agosto la Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia statunitense che regola farmaci e prodotti alimentari, ha approvato il daraxonrasib, un nuovo farmaco per il trattamento dell’adenocarcinoma pancreatico metastatico. È la forma di gran lunga più comune di tumore al pancreas e una delle più difficili da curare quando si è già diffusa ad altri organi. Il daraxonrasib sarà venduto negli Stati Uniti con il nome commerciale Rasonque e si assume con una compressa da 300 milligrammi una volta al giorno.

L’approvazione riguarda gli adulti che hanno già ricevuto almeno una terapia sistemica, generalmente una chemioterapia, oppure che per le loro condizioni non possono essere sottoposti a una combinazione di più farmaci. È quindi per ora un trattamento destinato soprattutto alle fasi avanzate della malattia, e non sostituisce le terapie utilizzate quando il tumore viene diagnosticato prima che si diffonda. La FDA non ha però limitato l’uso del daraxonrasib ai pazienti con una singola mutazione genetica, una caratteristica importante per capire perché il farmaco è considerato particolarmente interessante.

La maggior parte degli adenocarcinomi pancreatici ha infatti una mutazione in KRAS, un gene che contiene le istruzioni per produrre una delle proteine della famiglia RAS. Queste proteine funzionano come una specie di interruttore che regola la crescita delle cellule; alcune mutazioni possono mantenerlo costantemente acceso, favorendo la proliferazione delle cellule tumorali. Secondo i dati raccolti dal National Cancer Institute, una mutazione di KRAS è presente in circa il 90 per cento degli adenocarcinomi pancreatici.

Per molto tempo KRAS è stato considerato un bersaglio particolarmente difficile per i farmaci: la sua struttura offre pochi punti a cui una molecola possa legarsi in maniera efficace. Negli ultimi anni sono stati sviluppati medicinali capaci di colpire alcune specifiche mutazioni di KRAS, ma molte di quelle più comuni nel tumore al pancreas rimanevano fuori dalla loro portata. Il daraxonrasib utilizza un approccio più ampio: agisce sulle forme attive, cioè «accese», di diverse proteine RAS, comprese versioni mutate e non mutate di KRAS, HRAS e NRAS. Per questo viene definito un inibitore RAS(ON) multiselettivo.

Il dato che ha portato all’approvazione viene soprattutto dallo studio di fase 3 RASolute 302, finanziato da Revolution Medicines, l’azienda californiana che ha sviluppato il farmaco. Lo studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha coinvolto 500 persone con adenocarcinoma pancreatico metastatico che aveva continuato a progredire dopo un precedente trattamento. I pazienti sono stati assegnati casualmente al daraxonrasib oppure a una delle chemioterapie normalmente utilizzate in questa fase della malattia.

La sopravvivenza mediana è stata di 13,2 mesi con daraxonrasib e 6,7 mesi con la chemioterapia. Questo dato viene spesso riassunto dicendo che il farmaco ha «raddoppiato la sopravvivenza», ma significa più precisamente che, a partire dall’inizio del trattamento nello studio, metà dei pazienti che avevano ricevuto daraxonrasib era ancora viva dopo 13,2 mesi. Non significa che ogni paziente guadagni circa sei mesi di vita, né che i 13,2 mesi vengano calcolati dal momento della diagnosi. Nel corso dello studio il rischio di morte è risultato inferiore del 60 per cento nel gruppo trattato con daraxonrasib.

Anche gli altri principali indicatori sono migliorati. Il tempo mediano durante il quale il tumore non è progredito è stato di 7,2 mesi con daraxonrasib e 3,6 con la chemioterapia. Una riduzione misurabile del tumore è stata osservata nel 30 per cento dei pazienti che avevano ricevuto il nuovo farmaco, contro l’11 per cento del gruppo trattato con chemioterapia. Sono risultati considerati particolarmente rilevanti perché ottenuti in pazienti il cui tumore aveva già resistito a un primo trattamento.

Il tumore al pancreas lascia poco margine proprio perché viene spesso scoperto tardi. Il pancreas si trova in profondità nell’addome e nelle prime fasi il tumore può non provocare sintomi riconoscibili; quando compaiono, per esempio dolore addominale, perdita di peso o ittero, possono essere comuni anche ad altre malattie. Il National Cancer Institute spiega che non esiste ancora un metodo di screening di routine capace di individuare precocemente il tumore nella popolazione generale.

Negli Stati Uniti l’American Cancer Society stima per il 2026 circa 67.500 nuove diagnosi e 52.700 morti per tumore al pancreas. Per i pazienti nei quali la malattia è già presente in organi lontani dal pancreas, il tasso relativo di sopravvivenza a cinque anni è intorno al 3 per cento. È una statistica basata su persone diagnosticate negli anni precedenti e quindi non tiene ancora conto dell’effetto di trattamenti molto recenti come il daraxonrasib. Secondo l’American Cancer Society, anche per questo i dati sulla sopravvivenza non vanno interpretati come una previsione individuale.

Negli Stati Uniti il daraxonrasib era diventato abbastanza noto già prima dell’approvazione anche per il caso di Ben Sasse, ex senatore repubblicano del Nebraska. Nel dicembre del 2025 Sasse aveva annunciato di avere un tumore al pancreas metastatico al quarto stadio. Entrato successivamente in uno studio clinico con daraxonrasib, in primavera raccontò che il volume complessivo dei suoi tumori si era ridotto del 76 per cento; in un’intervista alla CNN di luglio disse che dopo circa cinque mesi la riduzione aveva raggiunto l’80 per cento.

Il caso di Sasse è stato molto raccontato negli Stati Uniti, anche perché rende visibili sia le possibilità sia i limiti del trattamento. Sasse ha detto di avere molto meno dolore rispetto ai mesi della diagnosi, ma ha anche avuto importanti problemi alla pelle, comprese eruzioni e sanguinamenti sul volto e sul cuoio capelluto. Le eruzioni cutanee sono tra gli effetti indesiderati più frequenti del daraxonrasib, insieme a diarrea, infiammazioni della bocca, nausea, stanchezza, vomito e dolori addominali. Il fatto che i tumori di Sasse si siano ridotti molto più della media rimane inoltre la risposta di un singolo paziente: l’efficacia del farmaco è stata stabilita confrontando nel complesso i 500 partecipanti allo studio clinico.

Nel trial gli eventi avversi gravi o clinicamente rilevanti sono stati frequenti in entrambi i gruppi: quelli di grado 3 o superiore si sono verificati nel 61,8 per cento dei pazienti che prendevano daraxonrasib e nel 69,6 per cento di quelli sottoposti a chemioterapia. Solo l’1,2 per cento dei pazienti ha però interrotto daraxonrasib per effetti collaterali attribuiti al trattamento, contro l’11,2 per cento nel gruppo della chemioterapia.

Anche i tempi dell’approvazione sono stati insoliti. Il 22 luglio la FDA aveva annunciato di aver accettato la domanda di Revolution Medicines; l’autorizzazione è arrivata il 26 agosto, 35 giorni dopo. Il daraxonrasib era stato inserito nel nuovo Commissioner’s National Priority Voucher Program, un programma sperimentale creato dalla FDA nel 2025 che punta a ridurre a uno o due mesi revisioni che normalmente possono richiederne molti di più. L’agenzia ha detto di aver completato l’esame circa sei mesi e mezzo prima della scadenza prevista. Prima ancora dell’approvazione, a maggio, aveva inoltre autorizzato un programma di accesso allargato per permettere ad alcuni malati di ricevere il farmaco mentre era ancora sperimentale.

Rasonque è già disponibile negli Stati Uniti. Revolution Medicines ha fissato un prezzo all’ingrosso di 39.800 dollari per una fornitura di 30 giorni, che corrisponderebbe a 477.600 dollari per dodici forniture mensili. È però il prezzo di listino del farmaco, e non necessariamente quello che verrà pagato direttamente dai pazienti: la spesa effettiva dipenderà dall’assicurazione sanitaria, dai programmi pubblici e dagli eventuali programmi di assistenza economica.

L’approvazione non rende quindi curabile il tumore metastatico del pancreas. Introduce però, per pazienti che finora avevano poche alternative dopo il fallimento della prima terapia, un trattamento che in uno studio randomizzato ha allungato in modo consistente la sopravvivenza e rallentato la progressione della malattia. E mostra soprattutto che RAS, una famiglia di proteine che per decenni è stata uno dei bersagli più difficili dell’oncologia, può essere colpita anche in uno dei tumori nei quali le sue mutazioni sono più diffuse.

Immagine di Francesco Caroli

Francesco Caroli

Classe ’97, laurea in Scienze Politiche, scrive di musica dal 2017 per riviste online e cartacee. Appassionato e grande fruitore di rap, nel 2023 ha pubblicato il saggio “Il mutamento delle subculture, dai Teddy boy alla scena trap” per la casa editrice milanese Meltemi.

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