A New York un bambino è morto di morbillo, per la prima volta in oltre trent’anni

Nel 2026 i contagi negli Stati Uniti sono più che raddoppiati rispetto all'anno precedente, che già registrava il dato più alto dal 1992

Un bambino è morto dopo aver contratto il morbillo nella contea di Lewis, nel nord dello Stato di New York. È il primo decesso associato alla malattia registrato nello Stato da oltre trent’anni. La notizia è stata comunicata lunedì 2 novembre dal Dipartimento della Salute di New York, che non ha fornito informazioni sull’età del bambino, sulle sue condizioni di salute precedenti o sul suo stato vaccinale, chiedendo di rispettare la privacy della famiglia.

La contea di Lewis si trova circa 150 chilometri a nord di Syracuse, in una zona prevalentemente rurale. Dall’inizio dell’anno vi sono stati registrati almeno 15 casi di morbillo, tutti tra persone non vaccinate, secondo i dati diffusi dalle autorità sanitarie locali. Non è però stato chiarito se il bambino deceduto fosse tra questi casi.

Il decesso arriva durante una delle più importanti epidemie di morbillo negli Stati Uniti degli ultimi decenni. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), l’agenzia federale che si occupa di salute pubblica, al 29 ottobre erano stati confermati 4.852 contagi nel 2026, contro i 2.289 registrati nell’intero 2025. Il numero di quest’anno è quindi già più che doppio rispetto a quello dell’anno precedente, che era stato a sua volta il più alto dal 1992.

Nello Stato di New York i casi confermati erano 178 al 24 ottobre: 170 fuori dalla città di New York e otto nei suoi cinque distretti. Gran parte dei contagi è stata segnalata dalla seconda metà dell’estate nelle contee rurali dell’interno, dove alcune comunità presentano tassi di vaccinazione inferiori alla media. All’inizio di ottobre, quando i casi nello Stato erano ancora 108, la governatrice democratica Kathy Hochul aveva dichiarato lo stato di emergenza sanitaria, consentendo anche a paramedici, ostetriche e altre categorie di operatori sanitari di somministrare il vaccino contro il morbillo.

Una parte dei focolai riguarda le comunità Amish e Mennonite, gruppi religiosi cristiani che vivono soprattutto nelle aree rurali degli Stati Uniti e che, in molti casi, mantengono uno stile di vita separato da quello della società circostante. In alcune di queste comunità le vaccinazioni sono meno diffuse, anche per ragioni religiose. Le autorità sanitarie hanno però evitato di attribuire pubblicamente tutti i contagi a questi gruppi, sia per il rischio di stigmatizzarli sia perché non è ancora chiaro quanto l’epidemia si sia estesa al resto della popolazione. Alcuni dei casi registrati nello Stato sembrano collegati a focolai più grandi nelle comunità Amish della Pennsylvania e dell’Ohio.

La questione delle vaccinazioni è da anni al centro di una controversia giudiziaria nello Stato. Nel 2019 New York ha eliminato la possibilità di ottenere esenzioni dagli obblighi vaccinali scolastici per motivi religiosi, mantenendo soltanto quelle mediche. Alcune famiglie Amish e scuole delle loro comunità hanno contestato la legge, sostenendo che violi la libertà religiosa garantita dalla Costituzione. A giugno una corte federale d’appello ha nuovamente respinto le loro richieste. I ricorrenti si sono quindi rivolti alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che non ha ancora deciso se esaminare il caso.

Una famiglia Amish della Pennsylvania (via Shutterstock)

Il morbillo è una delle malattie virali più contagiose conosciute. Si trasmette attraverso l’aria e il virus può rimanere sospeso in un ambiente chiuso fino a due ore dopo che una persona infetta lo ha lasciato. I sintomi iniziali comprendono febbre, tosse, raffreddore e arrossamento degli occhi, seguiti dalla caratteristica eruzione cutanea. Nei bambini, soprattutto nei più piccoli, l’infezione può provocare polmoniti, infiammazioni del cervello e altre complicazioni potenzialmente mortali. Non esiste una terapia antivirale specifica approvata per curare il morbillo.

La principale forma di prevenzione è il vaccino MMR, che protegge anche da parotite e rosolia. Negli Stati Uniti viene normalmente somministrato in due dosi, la prima tra i 12 e i 15 mesi di età e la seconda tra i 4 e i 6 anni. Secondo i CDC, una dose offre una protezione del 93 per cento contro il morbillo, che sale al 97 per cento dopo la seconda. Per limitare la circolazione del virus è necessario che circa il 95 per cento della popolazione sia vaccinato, una soglia che in diverse aree degli Stati Uniti non viene più raggiunta.

Il calo delle vaccinazioni è un fenomeno iniziato prima dell’attuale amministrazione Trump. Nell’anno scolastico 2025-2026, secondo i dati dei CDC, il 4,2 per cento dei bambini iscritti alla scuola dell’infanzia aveva ottenuto un’esenzione da almeno una vaccinazione obbligatoria, contro il 3,6 per cento dell’anno precedente. La copertura nazionale per il vaccino MMR era scesa al 92,4 per cento. Anche il numero dei contagi mostra quanto sia cambiata la situazione: nel 2024 negli Stati Uniti erano stati registrati soltanto 285 casi, meno di un sedicesimo di quelli confermati finora nel 2026.

Hochul ha collegato il decesso alle politiche sanitarie dell’amministrazione Trump, accusando il governo federale di indebolire la fiducia nelle vaccinazioni. Il presidente e il suo segretario alla Salute, Robert F. Kennedy Jr., hanno sostenuto iniziative per ridurre alcune raccomandazioni vaccinali pediatriche e avviato nuove verifiche sulla sicurezza dei vaccini. Entrambi hanno inoltre alimentato dubbi su un possibile collegamento tra vaccinazioni e autismo, nonostante numerosi studi scientifici abbiano escluso questa associazione. Il peggioramento delle coperture vaccinali precede però il loro ritorno al governo, e non ci sono elementi per attribuire direttamente alle scelte dell’amministrazione il singolo decesso avvenuto nella contea di Lewis.

Per gli Stati Uniti il ritorno del morbillo rappresenta un problema anche dal punto di vista epidemiologico. Nel 2000 il Paese aveva ottenuto il riconoscimento dell’eliminazione della trasmissione endemica della malattia, grazie a decenni di vaccinazioni diffuse. Questo non significava che il virus fosse scomparso, ma che non circolasse più stabilmente nella popolazione americana. Da allora erano continuati a verificarsi casi importati e focolai locali, generalmente contenuti attraverso le campagne vaccinali. L’aumento delle infezioni negli ultimi due anni sta rendendo sempre più difficile mantenere quella condizione.

Immagine di Francesco Caroli

Francesco Caroli

Classe ’97, laurea in Scienze Politiche, scrive di musica dal 2017 per riviste online e cartacee. Appassionato e grande fruitore di rap, nel 2023 ha pubblicato il saggio “Il mutamento delle subculture, dai Teddy boy alla scena trap” per la casa editrice milanese Meltemi.

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