Quando Yeman Crippa entra della stanza dedicata al suo ricevimento all’interno del Consolato Italiano a New York, il giorno dopo la maratona, è accolto da un applauso di gioia e orgoglio. Indossa dei vestiti neri che accentuano il fisico slanciato da maratoneta. Porta i dread sciolti.
Il secondo sul podio alla Maratona di New York è trentino, si è trasferito in Italia dall’Etiopia quando aveva cinque anni. «Qui ho tutti i miei amici, la mia famiglia» continua a dire, giustamente, nella sede del Consolato Italiano a New York, dove legalmente si trova ancora a casa, in Italia.
Più volte gli viene chiesto con ammirazione come si sia sentito durante la lunga performance. «Se devo ricordare un’emozione, è che mi sentivo un po’ insicuro ad affrontare l’ultima parte della gara con tutti questi atleti». Il suo tempo, 2h06m14s, è il più breve tempo in assoluto fatto da un italiano nella maratona di New York, oltre ad essere il primo azzurro sul podio negli ultimi trent’anni.
Il console italiano, Giuseppe Pastorelli, si dichiara stupito dalla sua apparente calma durante la performance. «Da quando eravamo in tre ho iniziato a vedere la gara in un modo diverso, avevo il podio a portata di mano, l’ho vissuta più serenamente e me la sono goduta», risponde l’atleta azzurro.
La Maratona di New York ha un percorso storico, con un inizio a Staten Island, salendo sul Ponte di Verrazzano, fino gli ultimi chilometri, dal 35 al 41, che si snodano tra Harlem e Central Park. Crippa è arrivato otto giorni prima a New York, «un po’ per smaltire il jet lag, un po’ per stare concentrato sulla gara».
È andato a correre negli ultimi sette chilometri, la parte «più tosta, con i sali-scendi dentro il parco». Il giorno della performance, l’azzurro ha iniziato a sentire la stanchezza attorno ai 35 chilometri, quando il gruppo si è diviso e si è ritrovato a condividere l’ultima parte del percorso con solo una decina di atleti. Non lo aveva previsto.
«Si vede praticamente tutto dentro la gara, prima della gara c’è poco da decidere o da organizzare, ci sono tante situazioni che non sono prevedibili». Crippa sapeva che sarebbe stata una maratona lenta, dovuto al percorso urbano che presenta svariate salite e discese. «Io ho fatto un bellissimo percorso, non ho avuto intoppi né problemi, e avevo il piccolo sogno, obiettivo, di salire sul podio». Quando si è ritrovato a tu per tu con il vincitore, lo svedese Andreas Almgren, nel rettilineo finale, ha anche pensato di poter vincere. Mal nel rettilineo finale ha capito che non l’avrebbe raggiunto.
Quando si parla di obiettivi futuri, rimane incerto. «Devo ancora decidere quale potrebbe essere la prossima maratona, qual è il percorso giusto, vorrei farne una un po’ più veloce, c’è Londra in primavera… ma il mio obiettivo grande sono i mondiali di Pechino l’anno prossimo». Crippa continua dicendo che ne discuterà con il suo allenatore, ma è concentrato sulla sua priorità: arrivare in forma a settembre per il suo terzo mondiale.
L’atleta azzurro si allena in strada, per mantenere il contatto con l’asfalto, su suolo piatto. Una differenza notevole con i sali-scendi di Central Park che avrebbe potuto costituire una difficoltà per lui. «Ma l’obiettivo è riportare la mente sul momento e non distrarsi, se arrivano le insicurezze inizi a fare una fatica che non sei abituato a fare».
Pastorelli è curioso di quale sia la percentuale di una maratona che si corre con la mente, e quale con il corpo. «La mente è un grande supporto, se la mente non c’è, attorno al venticinquesimo arrivano delle crisi che la testa mette in atto per sfidare il fisico, per capire se è tutto compatto e pronto per fare un grande risultato», è la risposta dell’atleta azzurro, che corre attorno ai duecento chilometri a settimana per prepararsi alle gare.
Prima di interessarsi alle maratone, Crippa praticava mezzo fondo ai campionati europei e mondiali. «In Europa riuscivo a dire la mia, quando sono arrivato ai mondiali il miglior risultato che ho fatto è stato arrivare settimo, e da lì ho detto forse è meglio allungare con le distanze, e poi le sensazioni dopo la maratona sono impagabili».
L’atleta trentino ha iniziato a lavorare sulle lunghe distanze solo nel 2023, ma arrivando tra i primi tre alla Maratona di New York, sarà automaticamente qualificato a quella di Los Angeles, per la quale spera di raccogliere più esperienza e allenamento. «Non sempre ciò che fai in allenamento viene ripagato in gara.» Ma lui è determinato verso i suoi obiettivi e fiero dei suoi risultati per il paese che rappresenta. «La mia vita è stata costruita qui in Italia, sono cresciuto qui quindi quando penso al risultato sono contento per l’Italia».




