Una donna di 32 anni, Anna Mochalova, è stata accusata di due crimini d’odio dalla procura federale di Manhattan per aver aggredito due uomini ebrei con un oggetto appuntito, probabilmente un ago. Gli episodi risalgono al 21 ottobre e sono avvenuti a pochi minuti di distanza nel Diamond District, la zona di Midtown Manhattan conosciuta per i numerosi negozi di gioielli e diamanti, molti dei quali gestiti da commercianti ebrei ortodossi. Secondo gli investigatori, la donna avrebbe scelto le vittime proprio perché riconoscibili come ebree.
Il primo episodio è avvenuto intorno alle 17:50 sulla West 47th Street, tra la Fifth e la Sixth Avenue. Un uomo di 26 anni, che indossava gli abiti tradizionali degli ebrei ortodossi, con cappello nero, giacca e tzitzit – le frange rituali prescritte dalla tradizione ebraica – si è accorto di essere seguito da una donna che parlava in russo. Poco dopo, mentre camminava accanto a un negozio, ha avvertito una puntura nella parte bassa della schiena.
Le telecamere di sorveglianza hanno ripreso una donna che si avvicinava alle sue spalle e compiva un rapido movimento con il braccio. L’uomo ha riportato una ferita sanguinante ed è stato trasportato in ospedale, da cui è stato dimesso nella stessa giornata.
Pochi minuti dopo, all’angolo tra la Sixth Avenue e la West 45th Street, circa due isolati più a sud, la stessa donna avrebbe avvicinato altri due uomini che indossavano la kippah, il copricapo tradizionale ebraico. Secondo la ricostruzione della procura federale, Mochalova avrebbe urtato ripetutamente uno dei due, un uomo di 37 anni, per poi colpirlo all’avambraccio destro con un oggetto appuntito. Quando l’uomo si è voltato per protestare, la donna gli avrebbe intimato in russo di allontanarsi, sostenendo di avere una pistola.
Subito dopo si sarebbe rivolta all’altro uomo, chiedendogli se fosse ebreo. Lui, pur essendolo, ha risposto di essere musulmano. A quel punto Mochalova si sarebbe scusata e allontanata lungo la Sixth Avenue. Per gli investigatori, questo scambio è uno degli elementi che indicano la natura antisemita delle aggressioni: la donna avrebbe rinunciato a colpire il terzo uomo dopo averlo identificato come appartenente a un’altra religione.
Non è ancora chiaro quale oggetto sia stato utilizzato nei due attacchi. Le ferite sono compatibili con quelle provocate da un ago, ma gli investigatori non hanno recuperato l’arma e non sanno se contenesse qualche sostanza. Il procuratore federale Jamie McDonald ha indicato proprio questa incertezza come uno degli aspetti più preoccupanti del caso.
Mochalova, nata in Russia e residente nel quartiere di Brighton Beach, a Brooklyn, è stata arrestata il 24 ottobre. Secondo gli atti depositati in tribunale, la polizia l’ha fermata inizialmente per una violazione delle norme sul trasporto pubblico. Al momento dell’arresto indossava una giacca simile a quella ripresa dalle telecamere durante le aggressioni. Gli investigatori hanno inoltre confrontato le immagini con quelle di un precedente intervento di polizia, individuando anche un anello che sembrava essere lo stesso.
Il 25 ottobre la donna è comparsa davanti a un tribunale statale, dove le sono state contestate diverse accuse, tra cui aggressione e minacce aggravate dall’odio religioso. Inizialmente detenuta a Rikers Island, il 28 ottobre è stata trasferita sotto la custodia federale. La procura le contesta due violazioni della legge federale sui crimini d’odio, ciascuna punibile con una pena massima di dieci anni di carcere. La difesa aveva sollevato dubbi sulla sua identificazione durante la prima udienza statale. Le accuse devono ancora essere dimostrate in tribunale.
Dagli atti emerge anche un precedente episodio che, secondo i procuratori, potrebbe aiutare a ricostruire le motivazioni della donna. Il 18 giugno 2025 Mochalova era stata arrestata dopo aver avvicinato un ragazzo ebreo di 19 anni all’esterno di una yeshiva, una scuola religiosa ebraica, a Brooklyn. Gli aveva strappato il telefono dalle mani e lo aveva gettato a terra, danneggiandolo.
Nelle registrazioni delle telecamere indossate dagli agenti intervenuti, Mochalova aveva ammesso il gesto, sostenendo però di essere stata derisa e ripresa con i cellulari dal ragazzo e dai suoi amici. Aveva inoltre fatto ripetuti riferimenti alla «comunità ebraica». La procura ha citato questo episodio nella richiesta di mantenerla in custodia cautelare, sostenendo che la donna rappresenti un pericolo per altre persone identificabili come ebree. Non è stato chiarito come si sia concluso il procedimento relativo all’arresto del 2025.
Il caso si inserisce in un periodo in cui i crimini d’odio a New York risultano in aumento, nonostante il calo generale dei reati più gravi registrato dalla polizia cittadina. Secondo gli ultimi dati della NYPD, nei primi nove mesi del 2026 sono stati confermati 463 crimini d’odio, contro i 410 dello stesso periodo del 2025, con un aumento del 12,9 per cento.
Di questi, 245 sono stati classificati come antiebraici, pari al 52,9 per cento del totale. È un numero superiore a quello di qualsiasi altra categoria presa in considerazione dalla polizia, sebbene l’aumento rispetto all’anno precedente sia stato relativamente contenuto: nel 2025, nello stesso periodo, gli episodi confermati erano stati 242.
Gli ebrei rappresentano circa il 10 per cento della popolazione cittadina, ma continuano a essere il gruppo più frequentemente preso di mira nei crimini d’odio registrati dalla NYPD.




