Oriana Fallaci, il ricordo intimo di Riccardo Nencini

A vent’anni dalla scomparsa, lo storico e amico rievoca il legame con la scrittrice: le origini nell'Oltrarno popolare, le telefonate notturne da New York, gli insulti subiti in piazza e un’idea di giornalismo fondata su studio, fatica e libertà assoluta

Amore ed odio si alternavano nella mente di Oriana Fallaci quando si trasferì in America. Con visione attenta nei confronti delle trasformazioni politiche e sociali, frequentò party hollywoodiani viaggiando tuttavia anche fuori dagli sfarzi, osservando città fantasma abbandonate come si abbandona l’amante sgradita. Quell’America galvanizzante, fortemente distaccata ma anche “libera”, diventò  poi casa sua grazie a quel delizioso villino nell’Upper East Side di Manhattan.

Che non fosse una “tipa” facile è risaputo, tanto che nella propria abitazione libri, ritratti e cimeli di guerra non sempre erano in ordine, ne riflettevano ampiamente l’indomita personalità battagliera, emersa anche dalle sue prese di posizione contro gli Stati Uniti durante il conflitto vietnamita.   

Nel ventennale della sua morte, il Consiglio Regionale della Toscana in collaborazione con il Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Viesseux, ha dedicato alla grande giornalista e scrittrice, un convegno mostra dei suoi oggetti personali, “vere e proprie chicche” osserva il nipote Edoardo Perazzi nel Palazzo del Pegaso, con visite guidate al fondo Fallaci.

Nella Sala del Gonfalone – dopo  il convegno “Oriana Fallaci l’eretica avent’anni dalla sua scomparsa” –  abbiamo raggiunto lo storico e scrittore, Riccardo Nencini, suo caro amico, spesso in America, proprio per incontrare Oriana.

Già, mangiando pure il castagnaccio insieme – sorride – dal momento che era bravissima nel farlo! 

Oltre al castagnaccio vi legava anche altro…

Tra noi c’era un legame diventato col tempo sempre più intimo. Ricordo il trascorrere insieme giorni e giorni a Firenze per cliniche, dal momento che la fine era vicina. Preferisco  quindi ricordarla per il manoscritto “Un cappello pieno di ciliegie”, ed ancora i consigli dati su come si scrive il decalogo sulla scrittura perfetta.

Resta il fatto che la parola coniata Eurabia fosse motivo di discussione.

Sì, indubbiamente, dal momento che il suo pensiero era che l’Europa diventasse ‘Eurabia’. E quindi giù a contestare tale profezia!

Poc’anzi davanti al folto pubblico non ha mancato di definirla un legno storto.

Era un legno storto! Una donna con una vena libertaria, anarcoide, che leggeva le cose senza il velo e il filtro della ideologia e che prendeva parte ispirandosi alla libertà di scrivere.

Ricordata anche per il suo amato Oltrano, non però quello odierno bensì per quel ‘malborghetto’ di prima …

Malborghetto poiché l’oltrarno era luogo di sovversivi e delinquenti. Quando nacque nel ’29, il soprannome che veniva dato da quelli della sponda opposta era appunto quello. È lì che nascono i “toscanacci” come avrebbe detto Montanelli, gente con la lingua lunga lunga, di cui però  ti puoi fidare.

Sembra proprio di capire che il vero ‘oltrarno’ era quello di prima.

Sì, penso proprio di sì. Oriana amava molto tale zona popolare dove era  nata da una famiglia povera che comprava i libri a rate.

Ammirandone la forza e la resistenza in tutti i sensi, diventò poi una grandissima figura. Da cosa le veniva tale impeto così combattivo?

Penso dall’aver conosciuto e vissuto sulla propria pelle le ristrettezze economiche di famiglia  Ed ancora nell’aver fatto sin da ragazzetta la staffetta partigiana. La guerra l’ha forgiata. Nella guerra, diceva costantemente, si vedono gli uomini in faccia. Ecco, la guerra la terrorizzava e nello stesso tempo l’affascinava. Tale miscuglio di fatti generò l’Oriana conosciuta.

È pure venuto fuori che oggigiorno, avrebbe ricevuto applausi negati invece nel passato.

Forse perché è cambiata l’Europa. Quando scrisse “La rabbia e l’orgoglio” dicendo che appunto l’Europa aveva i suoi valori, l’attaccarono in molti. Oggi l’Unione Europea non è nemmeno nelle fotografie dei grandi vertici. Di conseguenza la sua lettura della storia si è rivelata poi giusta.

L’amicizia che vi legava le riservò critiche? 

Sì. Passammo al “tu” dopo un litigio notturno. Mi chiamò da New York, erano le tre e mezza del mattino in Italia e la telefonata non finì benissimo. Mi richiamò poi il giorno dopo scusandosi dicendo: “Diamoci del tu. Adesso ti chiamo Riccardo e tu puoi chiamarmi Oriana.

Non era nuovo per lei telefonare oltreoceano in piena notte in Italia, dicendo subito ciò che gli frullava i testa.

Esatto, rispondendo: “E piantala, adesso che sei sveglio possiamo parlare. Dov’è il problema?” Se poi gli girava prendevi pure di “bischero”!

Secondo lei Fallaci come vedrebbe il giornalismo odierno con questa intelligenza artificiale che in un battibaleno sforna articoli ahimè colmi di errori?

Al giornalista Aligi Cioni che ricordo sempre con amore profondo e che anche lei stimava diceva sempre: “Bocciali i futuri giornalisti, bocciali! Devi capire cosa e quanto leggono, se leggono e soprattutto vederli scrivere. Questo perché il giornalismo di Oriana si fondava sulla conoscenza e quindi sulla fatica. Non a caso amava ripetere: “Si scrive alla maniera dell’Alfieri, legati alla seggiola, non per intuizione ma per dedizione e la dedizione implica impegno e conoscenza di ciò che di deve scrivere!

Il Governatore della Toscana Eugenio Giani durante il suo intervento ha terminato dicendo “maledetta toscana” chiaramente nel senso buono, ironico e scherzoso. Tuttavia una punta di verità è apparsa. Trova?

Il Presidente Eugenio Giani ha semplicemente citato Curzio Malaparte nel suo “Maledetti Toscani”. Oriana era una che parlava fuori dal coro, in maniera continua senza ritegno verso il potere. Anzi, più aveva di fronte il potere più esternava senza tenerne conto.

È venuto fuori che gli avevano urlato pure di fascista!

Verissimo! Ne sono stato testimone! Avvenne in Piazza Santa Croce durante l’inizio del Social Forum nel novembre 2002 e fu Dario Fo ad apostrofarla in tal maniera nel bel mezzo del corteo. Lei, la notte, mi chiamò osservando: “Riccardo, possono darmi della puttana come urlavano ripetutamente, ma non fascista.

A questo punto chiudiamo l’intervista poiché è venuto fuori un ritratto a tutto tondo di Oriana Fallaci ed ecco che Riccardo Nencini annuisce bonariamente rispondendo: Giusto così. Giusto come ha osservato lei, gentile Carla.

Immagine di Carla Cavicchini

Carla Cavicchini

Carla Cavicchini giornalista con esperienza trentennale, è stata direttrice del periodico "Auser Filo D'Argento." Appassionata di teatro, ha lavorato per il regista Carlo Lizzani al remake di "Cronache di Poveri Amanti" al 'Fabbricone' di Prato. Il suo pensiero è che leggere i classici, porta a quei valori fondamentali d'epoche passate, contrassegnate da virtù e sconfitte. Ulisse insegna. Un eroe che, seppur provato dalle avversità della vita, incita a resistere sino al raggiungimento degli scopi della propria esistenza.

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