La tassa sulle seconde case di lusso sta creando problemi a Mamdani

Un giudice ha ordinato di rifare le verifiche sui proprietari tenuti a pagarla e il Comune ha presentato appello: in ballo mezzo miliardo di dollari

Il Comune di New York deve rifare la procedura con cui ha individuato i proprietari chiamati a pagare la nuova tassa sulle seconde case di lusso. Lo ha stabilito martedì 29 settembre Wayne M. Ozzi, giudice della Corte suprema dello Stato a Staten Island, accogliendo il ricorso di un gruppo di proprietari. La decisione riguarda il modo in cui l’amministrazione del sindaco Zohran Mamdani ha applicato il tributo, la cui validità resta per ora intatta. Il Comune ha subito presentato appello, sospendendo gli effetti dell’ordine in attesa dei successivi passaggi giudiziari.

Il problema nasce dalle circa 17mila comunicazioni inviate durante l’estate dal Department of Finance, l’ufficio comunale che si occupa delle entrate. Le lettere avvisavano i proprietari che i loro immobili avrebbero potuto essere soggetti alla tassa e chiedevano di documentare un’eventuale esenzione. Fra i destinatari, però, c’erano anche persone che vivevano stabilmente nelle abitazioni indicate e che quindi non avrebbero dovuto pagarla.

Secondo Ozzi, il Comune avrebbe dovuto usare meglio i dati fiscali a sua disposizione prima di spedire gli avvisi. La procedura aveva invece trasferito sui proprietari l’onere di dimostrare che vivevano nelle proprie case, costringendo alcuni a rivolgersi a commercialisti o avvocati per provare una circostanza che l’amministrazione avrebbe potuto verificare autonomamente.

La misura è conosciuta come pied-à-terre tax, dall’espressione francese usata anche negli Stati Uniti per indicare un’abitazione utilizzata durante soggiorni occasionali. Proposta in primavera dalla governatrice Kathy Hochul e approvata nel bilancio dello Stato, è stata sostenuta da Mamdani come una prima attuazione della promessa elettorale di aumentare il contributo dei più ricchi alle finanze cittadine. L’amministrazione prevede di ricavarne circa 500 milioni di dollari all’anno per finanziare i servizi e ridurre il disavanzo.

Per i primi due anni, la sovrattassa riguarda le case con una, due o tre unità abitative valutate dal Comune oltre 5 milioni di dollari e gli appartamenti in condominio o in cooperativa con una valutazione di almeno un milione. Sono valori determinati dal Department of Finance, che non coincidono necessariamente con i prezzi di compravendita: per gli appartamenti si applica un metodo diverso da quello usato per le case indipendenti. In generale, sono esenti gli immobili utilizzati come abitazione principale dal proprietario, da un inquilino o da un familiare stretto.

Il ricorso riguardava anche un elenco pubblicato online dal Comune, contenente quasi un milione di immobili e i nomi dei proprietari. Comparire nella lista non significava dover pagare la tassa, come lo stesso Department of Finance precisa sul proprio sito. Ozzi ha ordinato di sostituirla con un elenco limitato agli immobili effettivamente soggetti al tributo. Ha inoltre disposto l’annullamento delle lettere già inviate e la spedizione di nuovi avvisi, corredati dalle informazioni usate per stabilire l’obbligo di pagamento.

L’amministrazione difende la procedura e sostiene che dimostrare l’utilizzo di un immobile come abitazione principale sia semplice, anche quando la proprietà è intestata a una società o a un trust. Aveva già prorogato dal 18 settembre al 6 ottobre il termine per presentare la documentazione: al 16 settembre aveva accolto le richieste di circa 4.700 proprietari e ne stava esaminando altre migliaia.

La controversia potrebbe complicare soprattutto i tempi della riscossione. Le prime bollette vengono normalmente spedite a novembre e il calendario pubblicato dal Comune prevede l’addebito della sovrattassa nella bolletta immobiliare con scadenza il primo gennaio 2027. Se l’ordine di Ozzi fosse confermato, gli uffici dovrebbero ripetere le verifiche e inviare le nuove comunicazioni in pochi mesi.

Nel frattempo sono stati aperti altri due procedimenti che contestano la legittimità della tassa stessa. Il primo è stato presentato lunedì nella contea di Suffolk dall’ex segretario al Commercio statunitense Wilbur Ross, dalla moglie Hilary Geary Ross e dall’imprenditore dei casinò Steve Wynn. Tutti e tre risiedono in Florida e possiedono seconde case a New York. Secondo gli importi riportati nel ricorso, i Ross dovrebbero versare circa 83mila dollari e Wynn circa 183mila.

Il secondo ricorso è stato presentato martedì dalla società proprietaria del Montclair, un edificio in cooperativa nell’Upper East Side, e da alcuni proprietari. Entrambe le cause sostengono, fra le altre cose, che il tributo violi i limiti costituzionali alla riscossione delle imposte immobiliari e discrimini i non residenti. Hochul e Mamdani hanno annunciato che difenderanno la misura in tribunale. Il Comune deve quindi affrontare due questioni distinte: dimostrare di aver individuato correttamente chi deve pagare e difendere il proprio diritto a riscuotere la tassa.

Immagine di Francesco Caroli

Francesco Caroli

Classe ’97, laurea in Scienze Politiche, scrive di musica dal 2017 per riviste online e cartacee. Appassionato e grande fruitore di rap, nel 2023 ha pubblicato il saggio “Il mutamento delle subculture, dai Teddy boy alla scena trap” per la casa editrice milanese Meltemi.

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