A Brooklyn ha aperto una struttura per persone con gravi disturbi psichiatrici che non hanno più bisogno di rimanere ricoverate, ma non hanno una casa in cui continuare le cure. Si chiama Bridge to Home, ha 50 camere private e si trova al 1464 Atlantic Avenue, in un edificio precedentemente utilizzato come hotel (l’ex Hotel Mirage), tra Crown Heights e Bedford-Stuyvesant.
È la seconda struttura di questo tipo aperta a New York. La prima Bridge to Home è attiva a Midtown Manhattan dal settembre del 2025. Con l’apertura della sede di Brooklyn, annunciata ieri, martedì 29 settembre, da NYC Health + Hospitals, il programma potrà ospitare contemporaneamente quasi cento persone.
Bridge to Home prova a intervenire in un passaggio particolarmente complicato dell’assistenza psichiatrica. Una persona può essere considerata pronta per lasciare un reparto ospedaliero senza essere ancora in grado di vivere autonomamente. Se è anche senza casa, la dimissione può significare il trasferimento in uno shelter o il ritorno in strada, mentre le cure devono continuare.
La struttura di Brooklyn serve proprio a coprire questo periodo. Gli ospiti possono rimanere fino a dodici mesi, oppure fino a quando viene trovato per loro un alloggio permanente con servizi di supporto. Durante la permanenza ricevono assistenza medica e psichiatrica 24 ore su 24, terapia individuale e di gruppo, trattamento per eventuali dipendenze e aiuto con le pratiche necessarie per ottenere una casa. La vicinanza con NYC Health + Hospitals/Woodhull permette inoltre di continuare a utilizzare i servizi dell’ospedale.
Non è un normale dormitorio per senzatetto. La Community Board 8 di Brooklyn, che a settembre aveva organizzato un incontro con i residenti prima dell’apertura, ha specificato che Bridge to Home non fa parte del sistema di shelter del Department of Homeless Services. È gestito direttamente da NYC Health + Hospitals e l’ingresso è legato a un percorso sanitario: gli ospiti arrivano dopo un ricovero e hanno bisogno di continuare il trattamento.
Il programma parte da un problema che il sistema sanitario pubblico incontra spesso. NYC Health + Hospitals assiste ogni anno più di 82 mila persone per problemi di salute mentale, e quasi la metà di questi pazienti vive una condizione di homelessness. Per una parte di loro l’assenza di una casa rende più difficile seguire con continuità terapie e visite e aumenta il rischio di tornare al pronto soccorso o di essere ricoverati di nuovo.
I primi dati della struttura di Manhattan danno un’idea di come funziona il programma, anche se provengono dallo stesso ente che lo gestisce e non costituiscono ancora una valutazione indipendente. A un anno dall’apertura, circa l’80 per cento degli ospiti attuali partecipa alle visite cliniche settimanali e il 70 per cento ha completato una domanda per ottenere un alloggio. Tra quelli che sono già riusciti a trasferirsi in una sistemazione permanente con servizi di supporto, la permanenza media a Bridge to Home è stata di circa sette mesi.
La sede di Brooklyn comincerà ad accogliere i primi ospiti questa settimana. Una volta raggiunta la piena capacità avrà 50 persone, tutte in camere private. La città ha già previsto di ampliare ancora il programma: nel budget preliminare per l’anno fiscale 2027 l’amministrazione Mamdani ha stanziato 11,9 milioni di dollari per nuove unità mobili dedicate alla salute mentale e per un’ulteriore sede di Bridge to Home.
Il modello resta per ora piccolo rispetto alle dimensioni del problema: anche con Brooklyn, può accogliere meno di cento persone contemporaneamente. Ma prova a intervenire su un punto preciso del sistema, quello in cui finisce un ricovero e dovrebbe cominciare una sistemazione più stabile. Per chi non ha una casa, spesso le due cose non coincidono.




