A quasi 25 anni dagli attentati dell’11 settembre, ieri, martedì 8 settembre, la città di New York ha reso pubbliche più di 170 mila pagine di documenti sulla qualità dell’aria attorno a Ground Zero, sui rischi per la salute e sulle informazioni che circolavano all’interno dell’amministrazione nei mesi successivi al crollo delle Torri Gemelle.
È la conclusione, almeno parziale, di una vicenda che ilNewyorkese aveva raccontato il 13 agosto, quando la città e 9/11 Health Watch stavano negoziando un accordo dopo anni di cause per ottenere gli atti. Allora erano già emerse 68 scatole di documenti del Department of Environmental Protection che l’agenzia non aveva individuato durante le prime ricerche, mentre il Comune aveva stanziato 34,2 milioni di dollari per realizzare un portale pubblico. Non era però ancora stato raggiunto un accordo definitivo e non si sapeva quando l’archivio sarebbe diventato accessibile.
Ora il portale con i documenti sull’11 settembre è online. La città ha pubblicato una prima raccolta di circa 170 mila pagine provenienti da diverse agenzie e ha annunciato che altri documenti saranno aggiunti nei prossimi dodici mesi. L’accordo raggiunto dall’amministrazione del sindaco Zohran Mamdani con 9/11 Health Watch mette inoltre fine a due procedimenti giudiziari sull’accesso agli atti.
Da anni l’organizzazione cerca di ricostruire quali informazioni avesse la città sulle sostanze tossiche presenti nell’aria di Lower Manhattan, quando le avesse ottenute e quali decisioni fossero state prese mentre residenti e lavoratori tornavano progressivamente nella zona.
Le carte appena pubblicate non forniscono una risposta definitiva e completa a queste domande, ma permettono per la prima volta di consultare insieme una grande quantità di documenti che finora erano rimasti difficilmente accessibili. Tra questi c’è il cosiddetto Harding Memo, un memorandum dell’ottobre del 2001 indirizzato all’allora vicesindaco Robert Harding, nel quale venivano esaminate le possibili responsabilità legali della città legate alle condizioni ambientali e di lavoro dopo gli attentati.

Il documento prendeva in considerazione anche la possibilità che alcune persone fossero tornate troppo presto a Lower Manhattan, esponendosi alle sostanze presenti nell’aria e nelle macerie.
Un altro memo, risalente al febbraio del 2002, riportava le preoccupazioni espresse dall’allora deputato di New York Jerrold Nadler sulla presenza di amianto negli edifici della zona. Secondo la ricostruzione di NY1, un consigliere dell’amministrazione Bloomberg scrisse che, se le preoccupazioni di Nadler fossero risultate fondate e la città non avesse informato correttamente le persone sui rischi presenti a Lower Manhattan, il Comune avrebbe potuto affrontare seri problemi e numerose cause.
In una lettera del 2002 inviata alla FEMA, funzionari cittadini scrivevano inoltre che i campioni raccolti durante alcune ispezioni indicavano la possibile presenza di amianto in parte dei detriti e riconoscevano che un’esposizione prolungata a livelli elevati di amianto nell’aria poteva provocare problemi di salute.
I documenti mostrano quindi che all’interno dell’amministrazione esistevano preoccupazioni sui possibili rischi sanitari e sulle loro conseguenze legali. Stabilire precisamente cosa sapessero i singoli funzionari, in quale momento e quanto quelle informazioni abbiano influenzato le comunicazioni pubbliche richiederà però un esame più approfondito delle migliaia di pagine appena rese disponibili.
Tra il materiale pubblicato ci sono anche le 68 scatole di documenti del Department of Environmental Protection che hanno avuto un ruolo centrale nel contenzioso raccontato dal Newyorkese ad agosto. Erano state richieste attraverso la Freedom of Information Law, ma inizialmente il DEP aveva sostenuto di non avere trovato documenti pertinenti. Solo successivamente era emersa l’esistenza del materiale, per un totale stimato allora in circa 340 mila pagine.

La vicenda era arrivata davanti alla New York Supreme Court. Il 28 maggio il giudice James Clynes aveva stabilito che il DEP aveva agito in modo «arbitrary and capricious» nel respingere il ricorso amministrativo di 9/11 Health Watch, perché le motivazioni fornite dall’agenzia erano state generiche e non accompagnate da una valutazione specifica delle ricerche effettuate.
Il tribunale aveva quindi autorizzato l’interrogatorio sotto giuramento di funzionari del DEP. Durante una deposizione del 1º luglio, Russell Pecunies, il funzionario che aveva respinto il ricorso sull’accesso agli atti nel 2024, aveva detto di aver preso quella decisione su indicazione del responsabile dell’unità FOIL, senza effettuare personalmente ulteriori verifiche.
La nuova pubblicazione chiude i due contenziosi con 9/11 Health Watch, ma non conclude il lavoro di ricostruzione. Il New York City Department of Investigation sta conducendo un’indagine separata per stabilire quali informazioni sulle sostanze tossiche prodotte dagli attentati fossero in possesso delle diverse amministrazioni comunali e quali decisioni furono prese sulla base di quelle informazioni. La città ha stanziato 3,81 milioni di dollari tra il 2026 e il 2027 per affiancare al DOI una società investigativa con competenze anche nel campo della salute pubblica. Al termine dell’indagine dovrà essere pubblicato un rapporto.
L’archivio appena aperto avrà anche una funzione pratica. L’amministrazione ha annunciato che saranno individuati dipendenti dedicati presso il Department of Citywide Administrative Services e NYC Public Schools per aiutare ex lavoratori e altre persone a recuperare documenti che possano dimostrare la loro presenza nella New York City Exposure Zone.
Questa documentazione può essere necessaria per accedere ai programmi federali destinati alle persone che hanno subito conseguenze sanitarie legate agli attentati, tra cui il World Trade Center Health Program e il September 11th Victim Compensation Fund.
Il nuovo portale è stato progettato per consentire di effettuare ricerche all’interno dei documenti. Nella prima pubblicazione sono stati inclusi in particolare materiali individuati utilizzando parole chiave richieste negli anni dalle associazioni, tra cui “asbestos” e “cancer”. Le informazioni personali e alcuni dati che potrebbero creare ancora oggi problemi di sicurezza per gli edifici di Lower Manhattan sono stati esclusi o oscurati.
Le 170 mila pagine disponibili da questa settimana rappresentano soltanto una prima parte dell’archivio. Altre saranno esaminate e pubblicate progressivamente nel corso del prossimo anno.




