I documenti sull’aria di Ground Zero potrebbero finalmente diventare pubblici

La città e 9/11 Health Watch stanno negoziando un accordo dopo anni di cause per ottenere gli atti sui rischi sanitari successivi all’11 settembre. Il DEP aveva inizialmente sostenuto di non avere i documenti richiesti

New York potrebbe essere vicina a chiudere una lunga battaglia giudiziaria sui documenti relativi alla qualità dell’aria dopo gli attentati dell’11 settembre. La città e gli avvocati di 9/11 Health Watch, organizzazione che si occupa della salute dei soccorritori e dei sopravvissuti, hanno confermato a City & State di essere in trattativa per raggiungere un accordo sulla pubblicazione di migliaia di documenti prodotti durante le amministrazioni di Rudy Giuliani e Michael Bloomberg. La notizia arriva a meno di un mese dal 25º anniversario degli attentati.

Da anni 9/11 Health Watch cerca di ricostruire che cosa sapessero le autorità cittadine sulla presenza di sostanze tossiche nell’aria di Lower Manhattan e in quale momento ne fossero venute a conoscenza. Nel settembre del 2023 l’organizzazione presentò una richiesta di accesso ai documenti in base alla Freedom of Information Law (FOIL), la legge dello Stato di New York che permette di ottenere gli atti delle amministrazioni pubbliche. La richiesta riguardava documenti sulla risposta della città al crollo del World Trade Center, sui contaminanti presenti a Ground Zero e sulle possibili conseguenze per la salute di soccorritori e residenti.

Il Department of Environmental Protection aveva inizialmente sostenuto di non aver trovato documenti pertinenti. Nel giugno del 2024 9/11 Health Watch aveva portato quindi la questione davanti alla New York Supreme Court, contestando il rifiuto dell’agenzia.

Solo successivamente il DEP aveva riconosciuto di possedere 68 scatoloni di materiale, per circa 340 mila pagine. Tra i documenti è stata trovata anche una direttiva del 2002 con cui il Law Department della città chiedeva al DEP di conservare i materiali relativi al World Trade Center dopo averli digitalizzati.

La svolta giudiziaria è arrivata quest’anno, il 28 maggio 2026. Nella sentenza pubblicata dal New York State Law Reporting Bureau, il giudice James Clynes ha stabilito che il DEP aveva agito in modo «arbitrary and capricious» nel respingere il ricorso amministrativo di 9/11 Health Watch: secondo il giudice, le motivazioni fornite dall’agenzia erano generiche e prive di una valutazione specifica. La Corte ha inoltre autorizzato l’interrogatorio sotto giuramento di funzionari del DEP per ricostruire come fossero state effettuate le ricerche dei documenti.

Una di queste deposizioni si è tenuta il 1º luglio. Russell Pecunies, il funzionario che nel 2024 aveva respinto il ricorso sull’accesso agli atti, ha testimoniato di aver preso quella decisione su indicazione del responsabile dell’unità FOIL del DEP, senza svolgere personalmente ulteriori verifiche o chiedere una nuova ricerca dei documenti. Secondo il verbale della deposizione reso pubblico da 9/11 Health Watch, Pecunies ha detto che nei suoi 18 anni in quel ruolo non gli era mai capitato di seguire una procedura analoga.

Nel frattempo l’amministrazione cittadina ha preso un impegno che potrebbe cambiare la situazione. Il 30 giugno, nell’accordo sul bilancio per l’anno fiscale 2027, la città ha stanziato 34,2 milioni di dollari per creare un portale pubblico online destinato a raccogliere documenti delle diverse agenzie cittadine sulla qualità dell’aria e sui rischi sanitari successivi all’11 settembre. Lo stanziamento è indicato direttamente nell’accordo sul bilancio pubblicato dal Mayor’s Office.

L’annuncio non ha però chiuso il contenzioso. Oltre alla causa iniziata nel 2024 contro il DEP, 9/11 Health Watch ne aveva infatti avviata una seconda nel marzo del 2026 contro il Mayor’s Office e il Law Department. L’organizzazione aveva chiesto anche a questi due uffici, attraverso la stessa legge sull’accesso agli atti (FOIL), di consegnare i documenti in loro possesso relativi all’11 settembre. Entrambi avevano risposto di non essere riusciti a trovare materiale corrispondente alla richiesta. Proprio il 30 giugno, poche ore dopo l’annuncio del portale, gli avvocati della città hanno presentato una richiesta per far respingere questa seconda causa.

9/11 Health Watch ha quindi accolto con cautela lo stanziamento dei 34,2 milioni di dollari, chiedendo di capire quali documenti sarebbero stati effettivamente pubblicati e perché, contemporaneamente, la città continuasse a chiedere la chiusura del procedimento sull’accesso agli stessi archivi.

È in questo contesto che assumono importanza le trattative emerse questa settimana. Un eventuale accordo potrebbe definire quali materiali saranno consegnati e contribuire a chiudere almeno una parte del contenzioso. Al momento, però, non è stato annunciato alcun accordo definitivo e non è ancora noto quando il portale finanziato dalla città sarà accessibile al pubblico.

Il principale valore della pubblicazione di questi archivi sarebbe quello di completare la ricostruzione di ciò che accadde dopo l’11 settembre. I documenti potrebbero chiarire quali informazioni avesse la città sulla qualità dell’aria, quando le avesse ottenute e come fossero stati valutati i rischi mentre Lower Manhattan veniva progressivamente riaperta. Tra i materiali richiesti da 9/11 Health Watch ci sono anche documenti dell’amministrazione cittadina dell’epoca sulle possibili conseguenze legali dell’esposizione alle sostanze tossiche.

Non è invece possibile stabilire, al momento, se la pubblicazione di questi documenti possa avere conseguenze dirette su eventuali controversie ancora aperte. Per chi ha subito danni legati agli attentati esiste da tempo un percorso specifico: il September 11th Victim Compensation Fund, istituito dal Congresso già nel settembre del 2001, risarcisce le persone che soddisfano i requisiti previsti. Fin dalla sua istituzione, chi presenta una richiesta al Fondo rinuncia alla possibilità di perseguire una causa civile per gli stessi danni, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

La pubblicazione dei documenti non dovrebbe neanche modificare direttamente le possibilità di accesso al Fondo. Il VCF richiede soprattutto di dimostrare la presenza nella zona interessata nei periodi stabiliti e di avere una patologia riconosciuta come collegata all’11 settembre.

Gli archivi servirebbero dunque soprattutto a rispondere a una questione rimasta incompleta per quasi 25 anni: quali informazioni avesse New York sui rischi ambientali e sanitari dopo gli attentati e quali decisioni prese sulla base di quelle informazioni.

Immagine di Guglielmo Timpano

Guglielmo Timpano

Laureato in Scienze Politiche. Giornalista freelance. Conduttore radiofonico. Presentatore televisivo. Appassionato di sport, storia e animali: per combinare tutti questi interessi, il sogno sarebbe seguire un torneo di calcio tra dinosauri.

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