Non c’è solo la solitudine dei numeri primi, c’è anche la fragilità dei numeri uno. Al mondo come in questo caso. Sì perché Sinner non è solo un grande campione in assoluto ma è anche il numero uno della sua categoria, il tennis, nel ranking ufficiale mondiale.
L’anno scorso un po’ di appannamento e un ostacolo che sembrava un’ossessione, un incrocio sempre sbagliato del destino: Carlos Alcaraz. Vinceva con tutti ma con lui alla fine perdeva sempre. Poi la rivoluzione, mentale e tecnica, e negli ultimi mesi tutti, bestia nera compresa, ma proprio tutti si sono inchinati a questa macchina della vittoria che si chiama Jannik Sinner.
Italiano, basta adesso polemiche sulla sua italianità linguistica e fiscale, italiano dicevamo che porta l’Italia sulle vette dell’Olimpo dello sport. E ormai si muovono sociologi ed economisti. Esclusa la nostra nazionale per la terza volta consecutiva dai Mondiali, il nostro calcio paga pegno. Sull’indotto, sul brand complessivo, sul fascino tra i giovani, come protagonisti e come destinatari.
La Federazione del Tennis è invece ora ricchissima e ragazzi su ragazzi, sulla spinta di questa Gold Generation guidata da Sinner, fanno la fila per iscriversi nelle scuole. Non mi immagino ancora la gente battere i pugni sui tavoli per le formazioni come ho visto da piccolo nei bar di paese, però però… attenzione che il mondo sta cambiando in fretta.
Ma torniamo al nostro focus. Dopo i trionfi di Roma, capelli rossi si accingeva a calcare come un re anche la terra marrone del Roland Garros, altro torneo mitico nel circuito mondano universale della racchetta. Ma attenzione signori, giocare a mezzogiorno con il climate change è un problema.
A Parigi come in tutta Europa ieri si sono toccate punte di 40 gradi. Troppo caldo per essere alla fine di maggio. Troppo. E il nostro al terzo set con un rivale normale, un tal Cerúndolo, troppo normale tanto è vero che stava vincendo i primi due set in scioltezza, è andato improvvisamente in tilt.
Buco nero, blackout della mente e del corpo. Devo vomitare, ha detto e poi la tensione con il suo coach… lasciami solo… e poi le mani nei capelli. Pausa, ritorno in campo e sconfitta negli altri tre set come una pippa qualunque.
I medici parlano di Exertional Heat Illness, più di un malessere, tachicardia, ipotensione e sintomi gastroenterici come appunto il vomito. Gli storici ricordano episodi simili a tanti altri atleti anche in altri sport: Yuri Chechi, Tamberi, Bubka, Riva. C’è poi chi dice che i soldi sono tanti ma si gioca pure tanto. Stress, logorio. Tutto vero.
Ma a me interessa solo una cosa: la fragilità dell’Homo sapiens è anche la sua grandezza. La sua ribellione alla routine prevedibile degli algoritmi. L’anima e l’essere si prendono la rivincita contro la vittoria. Sei umano Jannik e dunque ancora più grande. Applausi come quando alzi le coppe. Questa è la coppa delle leggi della vita. La più importante.




