Usare una cosa tipicamente italiana per raccontare l’America

Lo hanno fatto le fotografe Daria Addabbo e Francesca Forquet con Little Boxes, un fotoromanzo ambientato a Palm Springs e che è possibile osservare in un'esibizione al Brooklyn Bridge Park

Al Brooklyn Bridge Park, nell’area di Emily Warren Roebling Plaza, Photoville presenta Little Boxes, un progetto fotografico costruito come un fotoromanzo contemporaneo. Lo ha ideato, fotografato e progettato Daria Addabbo, fotografa italiana nata a Roma nel 1979, che da anni lavora su questo formato riprendendo una tradizione molto italiana, quella del fotoromanzo, e mettendola in dialogo con il linguaggio più vicino della graphic novel. La mostra è esposta nella sezione #23 del festival, dentro il programma all’aperto con cui Photoville porta la fotografia negli spazi pubblici di New York.

Il fotoromanzo è stato uno dei prodotti più riconoscibili della cultura popolare italiana del dopoguerra. Era un racconto costruito attraverso fotografie, didascalie e dialoghi, pubblicato spesso a puntate sulle riviste: una specie di film fermo sulla pagina, più vicino al cinema e al fumetto che alla fotografia intesa come singola immagine. In Italia si affermò tra la fine degli anni Quaranta e gli anni Cinquanta, grazie alle testate Grand Hotel, Bolero Film e Sogno, e parlava soprattutto a un pubblico molto ampio, spesso femminile, che trovava in quelle storie sentimentali un immaginario accessibile, seriale, popolare. Per molto tempo è stato considerato un genere minore, legato al melodramma e all’intrattenimento di massa. Proprio per questo, riprenderlo oggi significa anche rimettere mano a una forma narrativa che ha educato milioni di lettori a leggere le immagini in sequenza, prima che il linguaggio della graphic novel e delle serie visuali diventasse centrale nella cultura contemporanea.

Una pagina di Grand Hotel, il primo fotoromanzo italiano che rese celebre il genere

In questo senso, Little Boxes non usa il fotoromanzo come citazione nostalgica. Lo prende come una struttura narrativa già carica di storia e la sposta dentro un immaginario americano: Little Boxes è ambientato a Palm Springs, California, e ha come protagonista Francesca Forquet, fotografa italiana di base a Los Angeles. Nel racconto, Forquet interpreta una fotografa incaricata da un grande magazine americano di realizzare un omaggio per il centenario della nascita di Marilyn Monroe, nata nel 1926. E allora Little Boxes si pregna di quell’immaginario americano, appunto: Palm Springs, Marilyn Monroe, le case basse color pastello, il deserto, la promessa di una vita libera e luminosa. Il risultato è l’uso di una forma popolare molto italiana per guardare e raccontare il mito americano.

In Little Boxes la protagonista attraversa Palm Springs a piedi per poi spostarsi nel deserto circostante del Sonora. Il paesaggio diventa il luogo in cui l’idea di fuga comincia a mostrare i suoi limiti: da una parte c’è la promessa di movimento e indipendenza, dall’altra una solitudine fatta di strade larghe, case ordinate, colori pastello e spazi aperti ma non sempre abitabili.

Un’immagine di Little Boxes | via photoville.nyc

Il titolo richiama Little Boxes, la canzone scritta da Malvina Reynolds nel 1962, una critica alla suburbia americana del dopoguerra, usata anche come sigla per la serie televisiva di Showtime Weeds del 2005. Le “piccole scatole” della canzone sono le case tutte simili, ma anche le vite che finiscono per assomigliarsi, ordinate secondo percorsi ripetuti. Addabbo usa questa struttura come la traccia narrativa del proprio fotoromanzo: la ripetizione delle strofe, quasi da filastrocca, trova un equivalente nelle immagini delle case di Palm Springs fotografate da Forquet. Dentro questo paesaggio controllato, il mito di Marilyn Monroe e quello dell’American Dream vengono osservati senza nostalgia, come immagini potenti ancora oggi, ma anche logorate dal modo in cui sono state ripetute.

Il progetto si chiude con le fotografie scattate da Francesca Forquet, spostando il punto di vista dalla finzione alla documentazione. È un passaggio importante perché ricorda che Little Boxes non è solo un racconto costruito, ma anche un lavoro sul modo in cui la fotografia può entrare dentro un immaginario già pieno di immagini e provare a guardarlo da un’altra angolazione. Addabbo arriva a questo progetto dopo un lungo percorso sulla rappresentazione degli Stati Uniti, tra lavori ispirati a Steinbeck, Springsteen e al paesaggio dell’Ovest americano; Forquet porta invece uno sguardo maturato tra editoriale e racconto documentario, con lavori pubblicati su New York Times, Guardian e Wall Street Journal.

Immagine di Francesco Caroli

Francesco Caroli

Classe ’97, laurea in Scienze Politiche, scrive di musica dal 2017 per riviste online e cartacee. Appassionato e grande fruitore di rap, nel 2023 ha pubblicato il saggio “Il mutamento delle subculture, dai Teddy boy alla scena trap” per la casa editrice milanese Meltemi.

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