Il 20 maggio, dalle 18:30 alle 20:00, alla Casa Italiana Zerilli-Marimò il recital Baroque Meets Blue metterà insieme il barocco italiano di Antonio Vivaldi e la musica americana di George Gershwin. Il programma, affidato alle pianiste Anastasia Fioravanti e Alessandra Mostacci, è costruito per pianoforte a quattro mani e parte da Le quattro stagioni per arrivare a Rhapsody in Blue, passando per alcune delle canzoni più note di Gershwin. Il titolo spiega già il senso della serata: far incontrare una scrittura musicale nata nel Settecento veneziano con un linguaggio novecentesco cresciuto tra jazz, teatro musicale, cinema e cultura urbana americana.
Le quattro stagioni furono pubblicate nel 1725 e sono i primi quattro concerti di una raccolta più ampia, Il cimento dell’armonia e dell’invenzione. Sono tra le composizioni più conosciute di Vivaldi anche perché hanno reso molto riconoscibile un’idea: la musica può descrivere la natura senza bisogno di parole. Nel programma del concerto questo passaggio è centrale. La primavera contiene il canto degli uccelli, il riposo del pastore con il cane, la danza; l’estate porta con sé il temporale e l’inquietudine; l’autunno passa dalla vendemmia alla caccia; l’inverno alterna vento, pioggia e una forma di calma dentro il freddo. Non è solo musica “descrittiva”, nel senso più semplice del termine: è un modo di organizzare suoni, immagini e ritmo in una narrazione molto precisa.
La seconda parte del programma sposta il baricentro negli Stati Uniti del Novecento, con George Gershwin e alcune delle sue canzoni più celebri. Molte furono scritte con il fratello Ira e appartengono a quel repertorio che poi sarebbe stato chiamato Great American Songbook, una specie di archivio della canzone americana tra Broadway, cinema, jazz e musica popolare. Summertime, composta nel 1935 per l’opera Porgy and Bess, è forse l’esempio più noto: ha una struttura che richiama il blues ed è diventata una delle canzoni più eseguite e reinterpretate del secolo. Accanto a questa ci sono brani come It Ain’t Necessarily So, costruito come un invito ironico a non accettare le verità assolute, A Foggy Day, They Can’t Take That Away From Me, Love Is Here to Stay e I Was Doing All Right, tutti legati in modi diversi al cinema, al teatro musicale e alla scrittura sofisticata dei Gershwin.
Il punto di arrivo è Rhapsody in Blue, presentata per la prima volta il 12 febbraio 1924 all’Aeolian Hall di New York. È una delle composizioni più famose di Gershwin proprio perché unisce la forma della musica da concerto e il lessico del jazz e del blues. La sua storia è diventata quasi parte del mito dell’opera: Gershwin la eseguì al pianoforte quando la partitura non era ancora del tutto fissata, davanti a un pubblico in cui c’erano musicisti come Fritz Kreisler, Igor Stravinsky, Sergej Rachmaninoff e Leopold Stokowski. Nel contesto di Baroque Meets Blue, la Rhapsody funziona come il controcampo americano di Vivaldi: non più la natura che parla attraverso la musica, ma la città moderna, soprattutto New York, trasformata in ritmo, movimento e tensione.
Le due interpreti arrivano al concerto con percorsi diversi ma comunicanti. Anastasia Fioravanti, pianista e clavicembalista, ha iniziato a studiare pianoforte da bambina, si è diplomata molto giovane al Conservatorio di Fermo e ha poi proseguito la formazione tra accademie, masterclass e attività concertistica in Italia e all’estero. Il suo percorso comprende anche lo studio degli strumenti storici, con il diploma in clavicembalo al Conservatorio G.B. Martini di Bologna. Alessandra Mostacci, anche lei pianista e clavicembalista, ha una carriera lunga tra concerti, registrazioni e collaborazioni che attraversano repertori molto diversi, dalla musica classica alla contemporanea, fino a progetti più sperimentali con Roberto “Freak” Antoni degli Skiantos. Questa doppia competenza, tra pianoforte e tastiere storiche, rende meno casuale l’accostamento tra Vivaldi e Gershwin: non è solo un programma “di contrasto”, ma un modo per mostrare come due tradizioni lontane possano essere rilette attraverso lo stesso strumento e lo stesso gesto musicale.




