Nelle opere di Lorenzo Marini le lettere dell’alfabeto vengono isolate, colorate e ricomposte: a contare sono la loro forma e lo spazio che occupano, prima delle parole che potrebbero costruire. È il principio di TypeArt, la ricerca che l’artista e designer italiano ha presentato alla Gallery Anderson Smith di Atlanta nell’ambito del Made in Italy Expo.
La partecipazione di Marini rientrava nel programma della manifestazione dedicata alle imprese e alla cultura italiane, con iniziative e presentazioni che spaziavano dalla tecnologia al design, dalla moda all’alimentazione. L’Expo, sostenuto da JAS Worldwide, ha distribuito i suoi appuntamenti in più giornate e luoghi della città, mettendo insieme attività commerciali ed eventi aperti al pubblico.
Per capire il lavoro esposto ad Atlanta bisogna partire dall’esperienza di Marini nella comunicazione visiva. Chi progetta un marchio o una campagna pubblicitaria lavora anche sull’aspetto delle lettere: il loro spessore, le proporzioni, la distanza tra un carattere e l’altro. Marini ha concentrato la propria ricerca artistica proprio su questi elementi, trattando ogni lettera come un soggetto autonomo. Nel 2017 ha raccolto questa idea nel Manifesto per la liberazione delle lettere, un testo in dieci punti che propone di sottrarre i caratteri al compito di comporre parole e di osservarne la geometria.
Poche settimane prima dell’appuntamento di Atlanta, l’11 settembre Marini aveva presentato durante la settimana della moda di New York 21 abiti in seta, ciascuno dedicato a una lettera dell’alfabeto italiano. Il passaggio al tessuto introduceva una variazione: piegandosi e seguendo il movimento del corpo, il disegno cambiava continuamente aspetto. In un’intervista a Hestetika, Marini ha precisato che gli abiti non erano in vendita e che considerava la sfilata una diversa modalità di esposizione del proprio lavoro.
Ad Atlanta, la serata inaugurale curata da Valentina Vidali ha sviluppato questo rapporto tra le opere e i diversi modi di mostrarle. Ai lavori esposti in galleria si sono aggiunti gli abiti e un’installazione di video mapping, una tecnica che adatta le immagini proiettate alla forma delle superfici che le ricevono. Le composizioni di Marini potevano così essere osservate sulla tela, indossate oppure riprodotte su scala maggiore nell’architettura. «Volevamo che i visitatori sperimentassero il linguaggio artistico di Lorenzo in diverse dimensioni», ha spiegato Vidali, citando il lavoro su movimento, luce e proiezioni.
Secondo Anderson Smith, titolare della galleria, durante l’inaugurazione sono state acquistate diverse opere. Nel resoconto diffuso dagli organizzatori, Smith ha sottolineato soprattutto la scelta di affiancare alla consueta esposizione in galleria la moda e gli strumenti digitali, coinvolgendo il pubblico attraverso più forme di presentazione dello stesso lavoro.
Marini ha descritto l’accoglienza ricevuta ad Atlanta attraverso il rapporto con i visitatori e con chi ha acquistato le opere: «Vedere i collezionisti stabilire un legame personale con i lavori e scegliere di portarne alcuni nella propria vita è una delle soddisfazioni più grandi che un artista possa ricevere». La tappa in Georgia ha dato seguito alla sperimentazione presentata a New York: lo stesso repertorio di lettere è passato dalla superficie dei quadri al tessuto degli abiti e alle dimensioni delle proiezioni.




