Settimana del 18-28 settembre. New York accoglie di nuovo i leader mondiali. L’81ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite torna con un tema che suona come avvertimento e come promessa insieme: «Ristabilire la fiducia, gestire la trasformazione: un’ONU che opera per tutti». Khalilur Rahman del Bangladesh presidierà questa sessione, e il programma della Settimana di alto livello è costruito attorno a una constatazione che nessuno può più evitare. Il mondo è in trasformazione. La domanda non è più se cambierà, ma come.
Il primo evento è il SDG Moment, il 18 settembre al mattino. È la piattaforma dove il Segretario Generale António Guterres raduna le iniziative che funzionano, le storie che mostrano che il cambiamento è possibile. Dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile ai progetti concreti che riescono a smuovere le comunità, il Moment mette in luce quello che funziona quando i paesi decidono di muoversi davvero.
Il dibattito generale arriva il 22 settembre. È il momento in cui i capi di Stato e di governo prendono il podio e dichiarano le proprie priorità. È una vetrina, è politica, è il momento in cui i leader dicono cosa conta davvero per loro. Nel contesto di una crisi climatica che avanza, di tensioni geopolitiche che si moltiplicano, di diseguaglianze che crescono, le dichiarazioni di questi giorni daranno la misura di quanto i governi sono disposti a muoversi o meno.
Il 23 settembre arriva il Vertice sul Clima. Non è un forum per discussioni teoriche. È una riunione convocata direttamente dal Segretario Generale con i leader delle principali economie, dei paesi vulnerabili, dei produttori e consumatori di energia. A dieci anni dall’Accordo di Parigi, il mondo sa una cosa che allora non era ancora certa: i limiti di riscaldamento globale che si pensava si potessero mantenere sono già stati superati. La transizione energetica sta accelerando. Il Vertice deve definire come i governi collaboreranno per rafforzare la sicurezza energetica, promuovere la giustizia climatica, proteggere le persone da una crisi che si accelera.
Nello stesso giorno, una riunione parallela commemorerà il 40° anniversario della Dichiarazione sul diritto allo sviluppo, adottata nel 1986. Quarant’anni dopo, la domanda rimane la stessa: come si assicura che ogni membro della società partecipi pienamente alle decisioni cruciali, con pari opportunità e equa distribuzione delle risorse? La Dichiarazione ha influenzato leggi e politiche. Ma sul terreno, la strada da fare è ancora enorme.
Il 24 settembre arriva un tema che tocca l’esistenza stessa di intere nazioni. L’innalzamento del livello del mare. Non è una questione futura. È una minaccia presente che colpisce oggi i piccoli Stati insulari, le zone costiere a bassa quota, popolazioni che hanno già iniziato a scappare dalle proprie case perché l’acqua sale. La riunione riunirà leader, esperti, interessati per affrontare l’urgenza. L’obiettivo è sviluppare soluzioni concrete, impegni vincolanti, garantire che il pianeta rimanga abitabile per chi ora non ha scampo.
Il 25 settembre tocca alle pandemie. Prevenzione, preparazione, risposta. Il COVID-19 ha mostrato cosa succede quando il mondo non è pronto. Questa riunione di un’intera giornata mira a mobilitare la volontà politica nazionale, regionale, internazionale. Culminerà con una dichiarazione politica che riflette il consenso su come il multilateralismo e la solidarietà globale possono fermare le crisi sanitarie prima che diventino catastrofi.
Il 28 settembre arriva il 25° anniversario della Dichiarazione e del Programma d’azione di Durban. Adottati nella Conferenza mondiale contro il razzismo del 2001 in Sudafrica, hanno fornito il modello globale per combattere la discriminazione razziale. Venticinque anni dopo, il razzismo rimane. La xenofobia cresce. La discriminazione persiste. La riunione offrirà l’occasione di accelerare gli sforzi per combattere tutto questo, di mobilitare il sostegno pubblico globale.
Infine, il 29 settembre, la Giornata internazionale per l’eliminazione totale delle armi nucleari. È stata la prima priorità dell’Assemblea Generale dal 1946, subito dopo che il mondo vide cosa significasse arma nucleare. Oggi, con le tensioni geopolitiche che aumentano, il tema torna urgente come forse non lo era stato dagli anni della Guerra Fredda.
Due piattaforme tengono insieme la settimana. La SDG Media Zone prodotta dal Dipartimento per la Comunicazione Globale delle Nazioni Unite, con interviste e tavole rotonde sulle soluzioni dai 21 al 25 settembre. E la Goals Lounge convocata dal Vice Segretario Generale, dal 14 al 25 settembre, con dialoghi spontanei, esperienze interattive. Entrambe trasmesse in streaming su UN WebTV. Non è più solo un evento per i capi di Stato. È una piattaforma globale dove il mondo intero può guardare, ascoltare, farsi un’opinione su come vanno le cose.
Guterres lo disse il 26 giugno: «Noi, i popoli. Non noi i potenti. Noi, i popoli, tutti noi, uniti da un’unica convinzione: che siamo più sicuri, più forti, più umani quando siamo uniti». La Settimana di alto livello di settembre sarà il test di quanto questa convinzione è ancora viva nei leader che la stanza dell’Assemblea Generale ospiterà.




