All’ottavo piano di 417 Fifth Avenue, sede del Transatlantic Innovation Hub, il campione olimpico di judo Fabio Basile e l’imprenditore Francesco Rulli hanno raccontato un progetto che intreccia sport, intelligenza artificiale e formazione manageriale: il Basile Method, un framework pensato per portare la resilienza costruita sul tatami dentro le aule di formazione aziendale.
A moderare l’incontro è stata Ornella Fado, fondatrice di OK Productions e creatrice e conduttrice del programma televisivo Brindiamo!, in onda su NYC-TV dal 2005, affiancata dal presidente del Transatlantic Innovation Hub Simone Tarantino, che ha ospitato l’evento nello spazio di Midtown Manhattan.
Basile, nato a Rivoli nel 1994, ha vinto l’oro olimpico nei 66 chilogrammi a Rio de Janeiro nel 2016, la duecentesima medaglia d’oro della storia olimpica italiana. Da allora è tornato più volte sul podio internazionale, con il bronzo europeo a Kazan nello stesso anno e l’oro al Grand Slam di Antalya nel 2021. Solo pochi mesi fa, in maggio, ha conquistato l’argento al Grand Slam di Astana, in Kazakistan, confermando di essere ancora in corsa verso Los Angeles 2028. Nel percorso non sono mancate le difficoltà: due anni fa un grave infortunio al collo lo ha costretto a un intervento con l’inserimento di due vertebre in titanio, dopo il quale i medici gli avevano detto che il suo ultimo incontro era già alle spalle.
Sul palco, Basile ha insistito soprattutto su un punto: il valore che lo sport olimpico può trasferire al mondo del lavoro. Ha parlato di resilienza, della capacità di rialzarsi dopo una sconfitta, ma anche di equilibrio, la capacità di restare lucidi tanto nella vittoria quanto nella sconfitta, e di rispetto, il primo insegnamento che riceve chiunque salga su un tatami. Per lui questi valori non restano confinati allo sport: possono servire tanto a un manager quanto a un giovane atleta alle prime armi.
Al suo fianco, Francesco Rulli ha raccontato la parte tecnologica del progetto. Fondatore e CEO di Querlo, società con sede a New York specializzata nello sviluppo di assistenti digitali basati sull’intelligenza artificiale, Rulli ha costruito insieme a Basile un digital twin, un assistente virtuale capace di rispondere alle domande dei fan e degli appassionati di judo in decine di lingue, allenato sulla base del libro autobiografico di Basile, L’impossibile non esiste, e su anni di interviste e materiali raccolti sul suo percorso sportivo.
Rulli, che guida Querlo dal suo ufficio di New York ed elenca tra i propri clienti alcuni grandi nomi internazionali come HSBC, Pfizer e IBM, ha spiegato come il progetto sia nato da un incontro personale tra i due, legato anche a una comune esperienza nel mondo delle arti marziali. Ha raccontato di aver scoperto, lavorando al fianco di Basile, quanto la sua base di conoscenza fosse insolitamente ricca e strutturata rispetto a molti altri clienti, un dettaglio che ha reso più semplice costruire il suo gemello digitale.
Durante l’incontro, i due hanno anche discusso di come il judo abbia una diffusione enorme in aree del mondo poco associate allo sport in Italia, come l’Asia centrale, dove Paesi come Kazakistan, Uzbekistan e Azerbaigian lo considerano lo sport nazionale. Proprio da questa constatazione è nata l’idea di un ponte culturale ed economico tra queste regioni e l’Italia, un tema su cui Rulli e Basile stanno già lavorando insieme ad alcune università dell’Asia centrale.
Los Angeles 2028 resta l’obiettivo dichiarato di Basile sul tatami. Fuori dal tatami, il progetto con Rulli punta più lontano: portare la mentalità olimpica dove, fino a oggi, non era mai arrivata.




