A quindici anni dalla lite che nel 2009 provocò lo scioglimento degli Oasis, Liam e Noel Gallagher tornano insieme in Oasis: Don’t Look Back in Anger, presentato in anteprima mondiale Fuori Concorso all’83ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
I due fratelli non hanno partecipato alla conferenza stampa. A raccontare il documentario sono stati i registi Dylan Southern e Will Lovelace e lo sceneggiatore Steven Knight. «Speravamo che fosse un film sulla riconciliazione, sul perdono e sulla redenzione», hanno spiegato Southern e Lovelace. «Non sapevamo come si sarebbe evoluto il loro rapporto: abbiamo semplicemente ripreso quello che accadeva».
Per non condizionare le prime prove degli Oasis dopo quindici anni, la produzione ha collocato dodici cineprese nella sala, controllandole a distanza. «Non credo che Liam si sia accorto della loro presenza durante la prima settimana», ha raccontato Southern. Durante i concerti l’approccio è diventato più mobile e immersivo: «Agli operatori abbiamo detto di cercare l’emozione e la storia, sul palco come tra il pubblico».
Proprio gli spettatori sono diventati una parte essenziale del racconto. «Non cercavamo dei superfan, ma persone con un legame autentico con una particolare canzone», hanno precisato i registi. Secondo Knight, la forza degli Oasis risiede nella poesia dei testi di Noel Gallagher, che permette a persone di età e paesi diversi di riconoscervi la propria vita. «La musica entra nel cuore delle persone in un modo misterioso». Per Southern e Lovelace, l’entusiasmo del pubblico ha avuto un ruolo decisivo nel riavvicinamento tra i due fratelli: «La sua reazione è stata un catalizzatore del loro rapporto».




