António Guterres ha presentato il 26 agosto all’Assemblea Generale, riunita in seduta plenaria a New York, i risultati della revisione sulle operazioni di pace delle Nazioni Unite, richiesta dagli Stati membri nel Patto per il Futuro. Il rapporto, già circolato a tutti gli Stati membri, propone un ripensamento del modo in cui l’ONU concepisce e utilizza le missioni di pace, dopo ottant’anni in cui gli approcci si sono evoluti insieme al mutare dei conflitti.
Guterres ha aperto il suo intervento ricordando il contributo storico delle missioni ONU, dalla Cambogia al Salvador, da Timor Est alla Repubblica Centrafricana, oltre al lavoro diplomatico sulla disputa di confine tra Camerun e Nigeria, risolta grazie ai buoni uffici delle Nazioni Unite e a una missione politica speciale che ha portato alla demarcazione del confine.
Il Segretario Generale ha poi delineato il contesto in cui si inserisce la revisione: il numero di conflitti nel mondo ha raggiunto il livello più alto dal 1945, con più morti legate a combattimenti negli ultimi cinque anni che nei venticinque precedenti. Tra i fattori citati, l’uso crescente di droni militari, la prospettiva di armi letali autonome basate sull’intelligenza artificiale, il coinvolgimento di reti criminali transnazionali, la minaccia rinnovata delle armi nucleari e un clima di impunità sempre più diffuso, con parti in conflitto che violano il diritto internazionale. Guterres ha inoltre segnalato che la quota di conflitti risolti tramite un accordo di pace è ai minimi storici degli ultimi decenni.
Il rapporto individua sette assi di riforma. Il primo riguarda un maggiore investimento nella diplomazia preventiva e nella mediazione, rafforzando i buoni uffici del Segretario Generale e dei suoi inviati, come già avvenuto in Colombia. Il secondo punta a partnership più solide con gli Stati ospitanti, ricordando che la pace, ha detto Guterres, non può essere portata dall’estero ma va costruita dal basso. Il terzo chiede mandati più mirati e adattabili alla realtà sul terreno, con Guterres che ha specificato: “non possiamo mantenere la pace quando non c’è pace da mantenere”, ribadendo che le operazioni di peacekeeping vanno dispiegate solo in presenza di un accordo di pace o quantomeno di un cessate il fuoco solido.
Gli altri quattro assi riguardano una più chiara divisione dei compiti tra le missioni di pace e il resto del sistema ONU, una maggiore agilità operativa (compresa l’accelerazione della partecipazione delle donne in tutti gli aspetti delle operazioni di pace), maggiore efficienza dei costi e responsabilità nella condotta del personale, e infine una migliore prontezza tecnologica e operativa delle missioni.
Guterres ha reso omaggio al personale ONU caduto nel corso delle missioni di pace, citando l’anniversario, celebrato la settimana scorsa, dell’attentato all’Hotel Canal di Baghdad del 2003, in cui morirono 22 membri dello staff della missione politica speciale ONU in Iraq. Ha inoltre accolto con favore l’adozione unanime della risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2823 (2026), chiedendo che gli attacchi contro il personale di pace ONU cessino e che i responsabili siano chiamati a risponderne, senza eccezioni.
Il Segretario Generale ha infine sottolineato l’importanza delle partnership tra ONU e organizzazioni regionali, citando in particolare quella con l’Unione Africana, resa possibile dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2719 (2023) sul finanziamento prevedibile delle operazioni di supporto alla pace guidate dall’Unione Africana. Guterres ha chiuso il discorso invitando gli Stati membri a usare la revisione come base per adattare le operazioni di pace ONU, e a investire concretamente nella pace.




