La storia dei due che hanno scalato l’Empire State Building

Sono due scalatori russi che vivono a New York, già protagonisti di un documentario Netflix: questa volta è servito soprattutto alla loro proposta di matrimonio

Mercoledì mattina due climber urbani, persone che si arrampicano su edifici alti spesso senza autorizzazione protezioni, sono arrivati fino alla guglia dell’Empire State Building, in una parte dell’edificio che non è aperta al pubblico, e lì hanno trasformato la loro scalata illegale in una proposta di matrimonio. Si tratta di Angela Nikolau, 33 anni, e Ivan Beerkus, 32, una coppia russa che vive a East Orange, nel New Jersey, già nota online per salite senza corde su grattacieli e cantieri. In cima hanno aperto un grande striscione nero con la scritta “When the power of love beats the love of power the world knows peace” (Quando il potere dell’amore batte l’amore per il potere, il mondo conosce la pace), poi Beerkus si è inginocchiato davanti a Nikolau per farle la proposta di matrimonio, mentre tutto veniva ripreso e pubblicato sui social.

L’Empire State Building non è stato evacuato, ma l’osservatorio è stato svuotato mentre la polizia saliva verso la coppia. Nei video diffusi dalla NYPD si vede un agente dell’Emergency Service Unit arrampicarsi su una scala stretta e protetta da una gabbia, arrivare vicino ai due e dire: «You can’t be up here» (Non potere stare qui su). Nikolau e Beerkus sono stati fermati senza opporre resistenza, e ora affronteranno diverse accuse, tra cui violazione di proprietà privata, condotta pericolosa, danneggiamento, turbativa dell’ordine pubblico e possesso di strumenti da scasso. A New York è vietato arrampicarsi sull’esterno di edifici, ponti, torri o strutture alte più di 50 piedi, salvo autorizzazione del proprietario per lavori di costruzione o manutenzione: la norma prevede fino a un anno di carcere o una multa fino a mille dollari.

La parte più interessante della storia, però, è che non sembra un gesto improvvisato. Nikolau e Beerkus sono i protagonisti del documentario Netflix del 2024 Skywalkers: A Love Story, costruito attorno al loro modo di vivere e monetizzare il “rooftopping”: entrare di nascosto in edifici molto alti, arrivare su tetti, gru o antenne, e produrre immagini abbastanza pericolose da diventare contenuto. Netflix descrive il film come la storia di due persone che mettono alla prova amore e fiducia scalando illegalmente uno degli edifici più alti al mondo; il documentario raccoglie materiale girato in sette anni e sei paesi, e racconta anche la loro salita al Merdeka 118 di Kuala Lumpur, uno dei grattacieli più alti del mondo.

Il fatto che abbiano scelto l’Empire State Building per questa nuova fatica si spiega semplicemente con l’importanza dell’edificio: è alto 1.250 piedi fino all’ultimo piano, ma arriva a 1.454 piedi contando guglia e antenna. Quella parte superiore, oggi piena di apparecchiature per le comunicazioni, doveva inizialmente funzionare come mast di attracco per dirigibili, un progetto presto abbandonato perché le correnti e i venti attorno al grattacielo rendevano l’operazione poco realistica – e anche perché il mondo non è andato nella direzione sperata dall’architetto dell’Empire, e i dirigibili hanno presto lasciato il posto agli aeroplani per come li conosciamo oggi. La guglia è rimasta, però, ed è diventata una delle immagini più famose della città.

New York ha una lunga storia di persone che provano a misurarsi con i suoi edifici più famosi. Nel 1974 Philippe Petit camminò su un cavo tra le Torri Gemelle, a circa 1.350 piedi da terra, in un’azione illegale ma pensata e raccontata come una performance. Nel 1994 Alain Robert, il climber francese soprannominato “Spider-Man”, scalò l’Empire State Building; nel 2008 salì anche sul New York Times Building, sfruttando i tondini orizzontali della facciata, che in seguito furono in parte rimossi. Nel 2014 un sedicenne del New Jersey riuscì a superare la sicurezza del One World Trade Center ancora in costruzione e arrivò fino alla guglia.

Immagine di Francesco Caroli

Francesco Caroli

Classe ’97, laurea in Scienze Politiche, scrive di musica dal 2017 per riviste online e cartacee. Appassionato e grande fruitore di rap, nel 2023 ha pubblicato il saggio “Il mutamento delle subculture, dai Teddy boy alla scena trap” per la casa editrice milanese Meltemi.

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