C’è un momento, verso la fine di un concerto riuscito, in cui la sala smette di essere un insieme di tavoli e diventa una cosa sola. Giovedì 06 Agosto all’Iridium, il club di Broadway dove Les Paul ha suonato ogni lunedì per anni, quel momento è arrivato sulle prime battute di Stratus, il classico jazz-fusion di Billy Cobham che Davide Pannozzo ha scelto per chiudere la serata. Nessun bis dopo: le luci si sono riaccese lì, sull’ultimo accordo, e forse è stato giusto così. Certe serate non hanno bisogno di un’appendice.
Il chitarrista e autore italiano, che vive a New York da più di dieci anni, è salito sul palco della serie “In The Pocket” con una band che rappresenta una fetta di storia della musica americana. Al basso Will Lee, per decenni musicista del David Letterman Show e co-produttore, con Steve Jordan, del suo album Unconditional Love. Alla batteria Shawn Pelton, batterista del Saturday Night Live, e alle tastiere Etienne Stadwijk, suo abituale compagno di scrittura e produzione.
Quindici brani, quasi tutti originali. L’apertura con Chasing Illusions e Who Cares, poi il cuore del repertorio di Pannozzo: Keep On Loving You, Be Blessed e Love Is A Simple Thing, i singoli che lo hanno portato nelle playlist editoriali di Spotify in quattro continenti e nella Top 50 jazz-blues della radio satellitare americana SiriusXM. In mezzo, The Subway Song, il brano più recente pubblicato da LuckyHorn: un omaggio, insieme ruvido e affettuoso, alla metropolitana di New York, scritto da uno che la prende davvero (e si percepisce chiaramente).
Non sono mancati i tributi, scelti con la cura di chi conosce la differenza tra citare e imitare. Brush With The Blues, dal songbook di Jeff Beck, ha regalato uno dei passaggi più intensi della serata. Imagine, riletta per chitarra e trio, ha portato la sala al silenzio, e poi la già citata Stratus, terreno di gioco ideale per una sezione ritmica di come quella proposta sul palco.
Il pubblico, composto da tanti fan della prima ora ma anche parecchi curiosi arrivati per i nome degli artisti coinvolti, ha risposto con il calore delle occasioni speciali. E non è passata inosservata la presenza di diversi giornalisti musicali specializzati, incuriositi da questo chitarrista nato a Formia e formatosi al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, capace di portare stabilmente sul palco musicisti di quel livello.
E le sorprese e le collaborazioni di prestigio non finiscono qui. In autunno è atteso da una residenza artistica fuori città in upstate NY, tra workshop e concerti. A ottobre, poi, riporterà la sua musica in Italia con un tour che vedrà alla batteria Steve Ferrone (lo storico batterista di Eric Clapton, Tom Petty e George Harrison) ed Etienne Stadwijk a tastiere e synth bass. Sul tavolo c’è anche il prossimo album, previsto per il 2027.
Ma per una sera, sul palco che è stato di Les Paul, il blues moderno ha avuto un accento italiano. E stava benissimo lì.




