Lo strano grattacielo senza finestre di Manhattan

Si trova al 33 di Thomas Street e, se ci sei passato qualche volta, potresti aver pensato fosse il covo di qualche antagonista di un film: per molti la storia non è troppo diversa

A Lower Manhattan, poco a nord del municipio e dentro l’area che oggi viene chiamata Tribeca, c’è un grattacielo che sembra uscito da un film distopico. Si trova al 33 di Thomas Street, è alto circa 168 metri, ha 29 piani e non ha finestre. La facciata è fatta di pannelli di cemento rivestiti di granito bruno, interrotti solo da grandi aperture per la ventilazione. Di giorno assomiglia a un enorme infrastruttura tecnica messa in mezzo agli edifici residenziali e agli uffici; di notte diventa ancora più evidente, perché, a differenza dei palazzi e grattacieli di vetro che ha intorno, non restituisce nessuna luce alla strada.

Il suo nome originario era Long Lines Building, e fu completato nel 1974 per AT&T, quando l’azienda controllava una parte enorme delle telecomunicazioni americane. Doveva ospitare il più grande centro al mondo per la gestione delle telefonate a lunga distanza, in un’epoca in cui far passare una chiamata da una città all’altra richiedeva macchine ingombranti, cavi, centraline, sistemi di alimentazione e apparati di raffreddamento. L’architetto John Carl Warnecke lo progettò quindi come un edificio per le macchine prima che per le persone. I piani sono molto più alti del normale e i solai furono pensati per reggere carichi pesantissimi, perché dentro non c’erano scrivanie, open space o appartamenti, ma attrezzature pesantissime che dovevano rimanere in funzione per lunghi periodi.

La forma dell’edificio si capisce meglio guardando agli anni in cui fu progettato. Alla fine degli anni Sessanta, le infrastrutture telefoniche erano considerate una parte essenziale della sicurezza nazionale americana. Durante la Guerra fredda non bastava farle funzionare: bisognava immaginare che potessero continuare a funzionare anche dopo un attacco, un blackout, un sabotaggio o una crisi militare. Per questo 33 Thomas Street fu costruito come una specie di bunker verticale, senza aperture vulnerabili, con generatori di riserva, scorte di carburante, acqua e cibo sufficienti a mantenere all’interno molte persone per due settimane. La sua stranezza, insomma, non nasce da un capriccio estetico di stampo brutalista ma c’entra soprattutto con la necessità di proteggere la rete telefonica separandola il più possibile dal mondo esterno.

In un articolo pubblicato da Places Journal, il giornalista Zach Mortice raccontò anche che 33 Thomas Street venne pensato in anni in cui le istituzioni americane non temevano soltanto l’Unione Sovietica, ma anche le tensioni interne: le proteste contro la guerra in Vietnam, i movimenti radicali, le rivolte urbane, la paura di attentati e sabotaggi. Questo non significa che il grattacielo sia stato costruito principalmente contro i manifestanti o contro la popolazione civile. Sarebbe una scorciatoia. Però aiuta a capire perché un’infrastruttura privata, costruita nel centro di Manhattan, abbia assunto la forma di una fortezza. Doveva difendere le comunicazioni da tutto ciò che poteva interromperle, fuori e dentro il Paese.

Proprio questa forma ha reso il Long Lines Building un oggetto perfetto per il cinema e la televisione. Un palazzo senza finestre, quasi impossibile da visitare, nel mezzo di una delle zone più dense e sorvegliate di New York, sembra già raccontare una storia prima ancora che qualcuno la scriva. Negli anni è comparso o è stato evocato in film e serie legati alla paranoia politica, allo spionaggio e al controllo sociale, da X-Files a Mr. Robot.

Nel 2016 questa impressione è uscita dal campo della fiction. Un’inchiesta di The Intercept, basata sui documenti diffusi da Edward Snowden, indicò 33 Thomas Street come probabile sede di TITANPOINTE, un centro usato dalla National Security Agency per intercettare comunicazioni passate attraverso infrastrutture di AT&T. Secondo quella ricostruzione, il sito era collegato al programma BLARNEY e avrebbe avuto un ruolo nella raccolta di telefonate, fax, email e altri dati, anche legati a organizzazioni internazionali e governi stranieri. AT&T negò che agenzie governative potessero collegarsi direttamente alla sua rete o controllarla, dicendo di rispondere soltanto a richieste legali.

Immagine di Francesco Caroli

Francesco Caroli

Classe ’97, laurea in Scienze Politiche, scrive di musica dal 2017 per riviste online e cartacee. Appassionato e grande fruitore di rap, nel 2023 ha pubblicato il saggio “Il mutamento delle subculture, dai Teddy boy alla scena trap” per la casa editrice milanese Meltemi.

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