Alice Lussiana Parente è un’artista che ha fatto della contaminazione tra linguaggi la propria cifra distintiva. Attrice, performer, appassionata di pittura, scultura, musica e danza, la torinese trapiantata a New York da dodici anni ha ripercorso la sua storia ai microfoni de ilNewyorkese, ospite del podcast Ritratti.
Un racconto che attraversa esperienze artistiche, incontri decisivi e il legame profondo con la città che oggi considera casa.
Nel corso dell’intervista, Parente ha spiegato come il suo rapporto con l’arte affondi le radici nell’infanzia. Cresciuta in una famiglia dove la creatività era parte della quotidianità, grazie alla madre pittrice e insegnante di discipline artistiche, ha sviluppato fin da bambina una sensibilità verso diverse forme espressive.
«Credo di essere stata molto fortunata perché sono nata immersa nell’arte e nella bellezza. Mia madre è una pittrice e insegnante di discipline pittoriche al liceo, quindi sono cresciuta vedendola dipingere. Penso che questa dimensione sia entrata nel mio cuore fin da bambina».
Per lei le varie discipline artistiche non sono mai state compartimenti stagni ma elementi complementari di un’unica formazione: «La danza, il movimento e la musica continuano a far parte di me e credo che rendano un artista più completo».
L’attrice ha poi ricordato uno dei momenti chiave della sua crescita professionale: l’incontro con il regista britannico Peter Greenaway. Aveva appena sedici anni quando sostenne il suo primo provino per un progetto alla Reggia di Venaria.
Un’esperienza che le ha lasciato un segno profondo: «Mi ha dato tantissimo. Prima di tutto è stata la mia prima vera esperienza professionale, ma a livello emotivo è difficile spiegare la gratitudine che provo verso un maestro come Peter Greenaway».
Ancora oggi ricorda perfettamente quel primo giorno sul set e la lezione più importante ricevuta: «Capii che potevo fare questo lavoro e soprattutto imparai una lezione fondamentale: per fare arte non basta l’amore, serve dedizione. Bisogna lavorare sodo e avere disciplina».
Un altro incontro determinante è stato quello con Gigi Proietti, che la scelse per il ruolo di Annika nello spettacolo Pippi Calzelunghe. Ripensando a quel periodo, Alice Lussiana Parente ha sottolineato soprattutto il rigore e la passione del grande attore e regista romano. «Quello che mi è rimasto è il suo amore assoluto per il mestiere dell’attore, per la recitazione come artigianato».
Un’esperienza che è durata due anni e che le ha consentito di osservare da vicino un maestro capace di seguire personalmente ogni fase del lavoro scenico: «Era una persona estremamente presente, seguiva ogni fase del lavoro».
Il passaggio successivo della sua vita è stato quello che l’ha portata oltreoceano. Dodici anni fa è arrivata a New York con l’idea di fermarsi soltanto per pochi mesi, ma quel progetto temporaneo si è trasformato presto in una scelta di vita: «Io ero cresciuta con il mito di questa città, di Marlon Brando, di Robert De Niro e del grande cinema americano».
La svolta è arrivata grazie alla possibilità, casuale ma illuminante, di entrare alla Stella Adler Studio of Acting, una delle scuole di recitazione più prestigiose degli Stati Uniti: «La mia idea iniziale era restare a New York soltanto tre mesi per frequentare un corso estivo propedeutico», ha spiegato. Dopo l’ammissione ha ottenuto, però, una forma di borsa di studio che le ha consentito di frequentare l’accademia, quindi ha preso la decisione che avrebbe cambiato la sua vita e il suo percorso professionale: «Tornai in Italia per prepararmi e poi partii. Quel viaggio, in fondo, non è mai finito. Sono ancora qui».
New York, però, non è stata soltanto opportunità e crescita professionale. L’attrice ha raccontato anche il lato più difficile dell’esperienza americana, fatto di solitudine e adattamento. «Se devo scegliere il momento più difficile, direi il primo mese. Era un inverno molto freddo, ero sola e non conoscevo nessuno. La solitudine è stata la sfida più grande», ha confessato.
Eppure proprio quella fase si è rivelata fondamentale per la sua crescita personale: «È lì che qualcosa è scattato dentro di me. Credo che succeda a molte persone che arrivano a New York. Vivi un momento in cui ti senti perso, vorresti tornare a casa e non sai che direzione prenderà la tua vita». La risposta è arrivata grazie alla scuola e alle relazioni costruite nel tempo: «Ho costruito la mia comunità newyorkese. Le storie di successo, di difficoltà, di crescita personale che ho incontrato lungo il cammino mi hanno arricchita e mi hanno fatto capire che volevo restare in questa città».
Tra le soddisfazioni professionali maturate negli Stati Uniti, un posto speciale è occupato dal Golden Film Awards ricevuto a Los Angeles come miglior attrice emergente. Un riconoscimento che per Alice Lussiana Parente ha rappresentato molto più di un semplice premio. «Ricevere quel premio fu una grande conferma. Era il mio primo riconoscimento negli Stati Uniti e arrivava proprio nel cuore di Hollywood».
Conserva ancora un ricordo vivido del viaggio di ritorno: «Il premio era di vetro e durante il volo per New York lo tenevo come fosse un tesoro». Un episodio che sintetizza bene l’entusiasmo e la gratitudine con cui vive ogni traguardo raggiunto.
Nel dialogo durante il podcast è emersa anche una riflessione sul tempo e sulla maturità artistica. A 35 anni, Parente guarda al futuro con serenità e senza timori legati all’età. «Sono orgogliosa di ogni anno che ho vissuto e non me ne toglierei neanche uno». Un messaggio particolarmente significativo in un settore come quello dello spettacolo, dove spesso le attrici si confrontano con stereotipi e pressioni legate all’età: «Spero di continuare a essere orgogliosa di ogni anno che passa e di vivere questa crescita come una ricchezza».
Uno dei progetti che la attendono nei prossimi mesi è il docufilm dedicato alla nascita de ilNewyorkese, nel quale interpreterà il ruolo di Chiara. Un’avventura che l’attrice guarda con entusiasmo ma anche con il rispetto che nutre verso ogni personaggio: «Non so quanto io abbia scelto il personaggio e quanto il personaggio abbia scelto me. Mi piace pensare che sia stata Chiara a scegliere me». Per Alice Lussiana Parente il valore dell’opera risiede anche nel fatto che racconta New York attraverso una storia nata nella città stessa: «Per me raccontare New York attraverso una storia nata a New York, che ama New York e che la racconta ogni giorno, è un’emozione enorme».
Infine, l’attrice ha sottolineato il valore del dialogo tra giornalismo e cinema, elemento centrale del progetto. «Credo che la comunicazione tra linguaggi diversi sia qualcosa di molto prezioso». Un concetto che richiama la sua stessa esperienza artistica, costruita sull’incontro tra discipline differenti.




