A cinquant’anni dalla scoperta della legionellosi, New York sta cercando ancora una volta di capire da quale impianto sia partita un’epidemia della malattia. Il focolaio individuato all’inizio di luglio nell’Upper East Side ha provocato finora 89 casi e cinque morti. Sette persone risultavano ancora ricoverate nell’ultimo aggiornamento del dipartimento della Salute di New York, del 25 luglio. Non vengono diagnosticati nuovi casi dal 15 luglio e secondo le autorità cittadine la fonte dell’esposizione è stata eliminata.
L’indagine ha riguardato Carnegie Hill e Yorkville. Qui, gli ispettori hanno prelevato campioni da 183 torri di raffreddamento appartenenti a 160 edifici. Settantasette sono risultate positive a un primo test PCR, che individua il materiale genetico della Legionella ma non stabilisce se il batterio sia vivo; successivi test di coltura hanno trovato batteri vivi in 57 torri di 56 edifici. Tutte sono state pulite e disinfettate. Resta da stabilire quale, o quali, abbiano effettivamente causato le infezioni: per farlo bisogna confrontare geneticamente i batteri trovati nei pazienti con quelli prelevati dagli impianti.
La legionellosi è una forma di polmonite provocata da batteri del genere Legionella. Non passa normalmente da una persona all’altra: ci si ammala respirando minuscole gocce d’acqua contaminate. La maggior parte delle persone esposte non sviluppa la malattia, mentre il rischio è maggiore sopra i cinquant’anni, per chi fuma o ha fumato, per chi ha malattie croniche e per le persone immunodepresse. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention, negli Stati Uniti circa una persona su dieci fra quelle che sviluppano la legionellosi muore per le sue complicazioni.
Il nome della malattia viene da un’epidemia che cominciò nel luglio del 1976, durante una convention dell’American Legion al Bellevue-Stratford Hotel di Philadelphia. Negli Stati Uniti si celebravano i duecento anni dall’indipendenza e centinaia di veterani erano arrivati in città per partecipare agli incontri. Nelle settimane successive 221 persone si ammalarono di una grave forma di polmonite e 34 morirono. Per mesi non si riuscì a identificarne la causa. Alla fine dell’anno il microbiologo dei CDC Joseph McDade riesaminò alcuni campioni e isolò un batterio che non era stato riconosciuto con le normali tecniche di laboratorio. Fu chiamato Legionella pneumophila. Per chi vuole saperne di più, c’è un interessante ricostruzione storica dei CDC.

Gli investigatori ritennero che il batterio fosse proliferato nel sistema di raffreddamento dell’hotel e fosse stato disperso nell’aria insieme a minuscole gocce d’acqua. Era una caratteristica che avrebbe poi spiegato molti altri focolai: la Legionella è presente in natura in piccole quantità, ma può moltiplicarsi molto più facilmente negli impianti costruiti dall’uomo, soprattutto quando trova acqua abbastanza calda, zone di ristagno, poco disinfettante, sedimenti e biofilm, cioè lo strato viscido di microrganismi che si forma sulle superfici interne delle tubature.
Per questo le grandi città offrono molte occasioni al batterio. Nei palazzi alti l’acqua deve attraversare sistemi lunghi e complicati; ci sono serbatoi, tubazioni con diversi regimi di utilizzo e grandi impianti di climatizzazione. Le torri di raffreddamento, in particolare, contengono acqua che assorbe il calore degli edifici e viene poi raffreddata facendone evaporare una parte. Se il sistema è contaminato, le ventole possono liberare nell’ambiente esterno un aerosol contenente Legionella, che può raggiungere persone anche lontane dall’edificio. New York ha migliaia di sistemi di torri di raffreddamento registrati, concentrati soprattutto a Manhattan.
La città conosce bene il problema. Nell’estate del 2015 un focolaio nel South Bronx causò 138 casi e 16 morti, uno dei peggiori mai registrati negli Stati Uniti. L’analisi genetica collegò i pazienti a una torre di raffreddamento dell’Opera House Hotel, come ricostruito in uno studio pubblicato dai CDC. Dopo quell’epidemia New York introdusse l’obbligo di registrare le torri, controllarle periodicamente, trattare l’acqua e sottoporla a test per la Legionella.
Le nuove regole non hanno però eliminato i focolai. Nel 2018 più di cinquanta persone si ammalarono a Lower Washington Heights e due morirono; l’indagine trovò problemi di manutenzione nel sistema di una torre di raffreddamento. Nel 2022 un altro focolaio a Highbridge, nel Bronx, provocò 30 casi e due morti. Nell’estate del 2025 Central Harlem ebbe 114 casi e sette morti: in quel caso l’analisi molecolare trovò negli impianti di due edifici lo stesso ceppo di Legionella presente in sette pazienti.
Dopo Harlem il consiglio comunale irrigidì ancora le norme. Dall’8 maggio di quest’anno, quando una torre è in funzione, il campionamento per la Legionella deve essere effettuato almeno ogni 31 giorni, invece che ogni 90. Tra luglio e agosto è inoltre obbligatorio un trattamento straordinario con biocidi, seguito da un nuovo test. Il dipartimento della Salute ha definito quello introdotto nel 2026 il regime di controllo più frequente imposto da una grande amministrazione statunitense.
Il fatto che il nuovo focolaio sia cominciato meno di due mesi dopo l’entrata in vigore delle regole non significa necessariamente che i test mensili siano inutili. Significa però che un test negativo fotografa soltanto le condizioni dell’impianto in quel momento. Acqua stagnante, temperature favorevoli, quantità insufficienti di disinfettante o problemi nella manutenzione possono permettere alla popolazione batterica di aumentare rapidamente tra un controllo e l’altro.
Concentrarsi sulle torri di raffreddamento ha una ragione precisa: quando provocano un’epidemia possono esporre contemporaneamente molte persone che si trovano all’aperto. Ma spiegano solo una parte della legionellosi. In un’analisi dei CDC su 27 focolai nordamericani studiati tra il 2000 e il 2014, il 56 per cento era stato ricondotto all’acqua potabile degli edifici e il 22 per cento alle torri di raffreddamento. Le epidemie provocate dalle torri tendevano però a coinvolgere più persone.
Questa distinzione aiuta a comprendere i numeri di New York. Ogni anno nella città vengono segnalati tra i 200 e i 700 casi di legionellosi, molti dei quali non fanno parte di grandi epidemie di quartiere. Quando due o più persone che vivono nello stesso edificio si ammalano, il dipartimento della Salute controlla anche l’impianto idrico interno: la Legionella può colonizzare soprattutto i circuiti dell’acqua calda e arrivare alle persone, ad esempio, attraverso l’aerosol prodotto da una doccia. Per il focolaio dell’Upper East Side il dipartimento ha invece detto che l’acqua del rubinetto della zona può essere bevuta e utilizzata normalmente.
Anche le tubature possono diventare un problema difficile da vedere. Il biofilm protegge i batteri dai disinfettanti e può accumularsi nelle parti dell’impianto dove l’acqua circola poco. Lavori sulle condotte, rotture delle tubature e improvvisi cambiamenti di pressione possono staccarne dei frammenti e liberare nell’acqua i microrganismi che contengono. Per questo le linee guida dei CDC sulla gestione dell’acqua negli edifici insistono sul controllo dell’intero sistema idrico e non soltanto sulla disinfezione di un singolo apparecchio quando viene trovato un caso.
Negli Stati Uniti i casi segnalati di legionellosi sono aumentati in modo consistente dall’inizio degli anni Duemila, anche se parte dell’aumento può dipendere da una maggiore capacità di diagnosticarli e segnalarli più che da un aumento effettivo dei casi. I dati di sorveglianza dei CDC mostrano inoltre che i casi sono più frequenti nei mesi caldi, quando aumentano le temperature dell’acqua e lavorano di più gli impianti di raffreddamento.




