Mamdani apre lo scontro con Amazon sui corrieri

Il Sindaco sostiene una proposta che obbligherebbe le grandi società della logistica ad assumere direttamente molti dei lavoratori che oggi operano attraverso aziende esterne. Amazon è fortemente contraria alla proposta

Chi riceve un pacco di Amazon a New York vede spesso arrivare un furgone con il logo dell’azienda, guidato da un corriere che indossa una divisa Amazon. Quel lavoratore, però, nella maggior parte dei casi non è un dipendente di Amazon. Lavora per una delle società esterne che si occupano dell’ultima parte della consegna, quella che porta il pacco da un centro di distribuzione fino alla porta del cliente.

È questo sistema che il sindaco Zohran Mamdani vuole cambiare. Ieri, lunedì 10 agosto, il Major di New York ha annunciato il proprio sostegno al Delivery Protection Act, una proposta presentata dalla consigliera comunale Tiffany Cabán che introdurrebbe nuove regole per i centri di distribuzione dell’ultimo miglio e per le società che li gestiscono. Il provvedimento riguarda il settore delle consegne nel suo complesso, ma il confronto politico si è concentrato soprattutto su Amazon e sul suo sistema di società appaltatrici.

Quello dell’ultimo miglio è diventato uno dei settori più visibili dell’economia di New York. Nel 2017 nei cinque borough venivano consegnati circa 1,1 milioni di pacchi al giorno. Nel 2019 erano già 1,8 milioni e nel 2021, dopo la crescita dell’e-commerce durante la pandemia, erano diventati 2,3 milioni. Nel 2024, secondo il rapporto Fast Shipping. Slow Justice, pubblicato nel novembre del 2025 dall’ufficio del Comptroller di New York, la stima è arrivata a circa 2,5 milioni di pacchi ogni giorno.

Per consegnarli rapidamente le aziende hanno aperto magazzini più vicini alle abitazioni dei clienti. Sono i cosiddetti last-mile facilities: strutture in cui i pacchi arrivati dai grandi centri logistici vengono ordinati, caricati sui mezzi e avviati verso la destinazione finale. Dal 2017 a New York sono stati aperti 18 nuovi grandi centri di questo tipo, 11 dei quali dal 2020, secondo i dati raccolti dal Comptroller.

Amazon gestisce una parte consistente della propria rete attraverso il programma Delivery Service Partner, o DSP. Invece di assumere direttamente tutti i conducenti che portano i suoi pacchi ai clienti, l’azienda affida le consegne a società indipendenti. Amazon descrive i DSP come piccole imprese autonome, che assumono e gestiscono i conducenti, mentre la Società mette a disposizione infrastrutture, tecnologia e altri servizi necessari alle consegne.

È proprio la divisione delle responsabilità tra le grandi Società e queste aziende a essere al centro del Delivery Protection Act. La proposta introdurrebbe una licenza obbligatoria per chi gestisce un centro dell’ultimo miglio a New York, amministrata dal Department of Consumer and Worker Protection. Prevederebbe inoltre standard minimi per sicurezza e formazione e impedirebbe ai gestori delle strutture di affidare a società esterne alcuni dei cosiddetti core services, cioè le attività essenziali del magazzino e della consegna. I lavoratori che le svolgono dovrebbero quindi essere assunti direttamente dall’operatore della struttura.

Mamdani e i sostenitori della proposta sostengono che il sistema attuale permetta alle grandi società di controllare molti aspetti del lavoro senza assumersi direttamente le responsabilità che deriverebbero dall’essere il datore di lavoro. Amazon contesta questa ricostruzione e sostiene invece che i Delivery Service Partners siano vere imprese indipendenti, responsabili delle assunzioni, della gestione delle flotte, dell’organizzazione del personale e dell’assegnazione dei percorsi.

Il dibattito non riguarda soltanto i contratti di lavoro. Il rapporto pubblicato nel 2025 dal Comptroller di New York ha analizzato 50 strutture dell’ultimo miglio individuate dal Department of City Planning e ha esaminato anche ciò che è successo nelle strade circostanti. Nelle aree intorno a 14 delle 18 strutture aperte dal 2017 gli incidenti stradali con feriti sono aumentati dopo l’apertura: significa che il fenomeno è stato osservato nel 78 per cento dei casi analizzati. Il rapporto non dimostra che l’apertura dei magazzini sia stata da sola la causa dell’aumento degli incidenti, ma indica nella crescita del traffico generato dalle consegne uno degli elementi da considerare.

Lo stesso rapporto ha analizzato i dati sugli infortuni comunicati alla Occupational Safety and Health Administration. Tra il 2022 e il 2024, 38 delle 50 strutture considerate hanno segnalato complessivamente più di 2.000 infortuni sul lavoro, una media di 678 all’anno. Il tasso medio è stato di 8,3 infortuni ogni cento lavoratori equivalenti a tempo pieno, contro i 2,4 registrati nel 2023 per l’insieme dei datori di lavoro privati negli Stati Uniti. Circa l’85 per cento degli infortuni segnalati nei centri dell’ultimo miglio ha comportato giorni di assenza dal lavoro o limitazioni delle mansioni.

I dati raccolti dal Comptroller mostrano un tasso ancora più alto tra le società che partecipano al sistema DSP di Amazon. Nel 2023 e nel 2024 hanno registrato in media 9,2 infortuni ogni cento lavoratori equivalenti a tempo pieno. Il dato non significa che Amazon sia direttamente responsabile degli incidenti registrati dalle aziende appaltatrici, ma è uno degli argomenti utilizzati dai sostenitori della nuova legge per chiedere una diversa distribuzione delle responsabilità.

Amazon è fortemente contraria alla proposta. In una testimonianza presentata al City Council, l’azienda ha sostenuto che il provvedimento, nella sua formulazione attuale, metterebbe in discussione il rapporto con più di 40 Delivery Service Partners presenti a New York, che secondo Amazon impiegano complessivamente oltre 5.000 persone. L’azienda ha detto che, se la proposta fosse approvata senza modifiche, potrebbe valutare di trasferire fuori città una parte delle proprie attività e delle strutture utilizzate per le consegne.

Amazon sostiene inoltre di aver investito più di 2,5 miliardi di dollari dal 2019 per migliorare la sicurezza delle proprie attività a livello globale e afferma che, nello stesso periodo, il proprio tasso di infortuni registrabili è diminuito del 43 per cento. Secondo l’azienda, eliminare l’attuale modello non aumenterebbe necessariamente la sicurezza dei lavoratori e rischierebbe invece di cancellare piccole imprese locali che hanno costruito la propria attività intorno alle consegne Amazon.

La stessa obiezione è stata sollevata da alcuni proprietari delle società che effettuano le consegne. Mentre Mamdani, Cabán e i sindacati sostenevano pubblicamente il provvedimento, alcuni operatori del settore hanno protestato contro la proposta. Gli oppositori sostengono che i posti di lavoro potenzialmente coinvolti nell’intero settore possano essere fino a 10 mila, una cifra più ampia dei 5.000 dipendenti dei partner DSP indicati direttamente da Amazon.

Il Delivery Protection Act non è ancora una legge. È all’esame del City Council e il suo testo può ancora essere modificato prima di un eventuale voto. Il sostegno di Mamdani aumenta però la pressione politica per approvarlo e rende più esplicito lo scontro con Amazon.

Se il provvedimento entrasse in vigore nella sua formulazione attuale, cambierebbe un pezzo importante della macchina che rende possibili le consegne rapide a New York: non tanto il percorso dei pacchi, quanto il rapporto tra le grandi aziende il cui nome compare sui furgoni e i lavoratori che guidano quei furgoni ogni giorno.

Immagine di Guglielmo Timpano

Guglielmo Timpano

Laureato in Scienze Politiche. Giornalista freelance. Conduttore radiofonico. Presentatore televisivo. Appassionato di sport, storia e animali: per combinare tutti questi interessi, il sogno sarebbe seguire un torneo di calcio tra dinosauri.

Condividi questo articolo sui Social

Facebook
WhatsApp
LinkedIn
Twitter

Post Correlati

Ritorna il camping di lusso a Governors Island

Se stai cercando una fuga perfetta dalla frenesia della città senza allontanarti troppo, Governors Island potrebbe essere la tua destinazione ideale. E se desideri trasformare questa breve fuga in un’esperienza indimenticabile, Collective Retreats è pronto ad accoglierti con le sue

Leggi Tutto »
Torna in alto