In estate alcune stazioni della metropolitana di New York possono essere sensibilmente più calde della strada. Nel 2025, secondo i dati diffusi dalla città, nella stazione di Brooklyn Bridge-City Hall la temperatura media nei momenti più caldi dell’estate ha raggiunto i 96 gradi Fahrenheit, circa 36 gradi Celsius. In alcune parti della rete la differenza rispetto all’esterno può arrivare a 20 gradi Fahrenheit, poco più di 11 gradi Celsius.
È da una delle banchine di Chambers Street, a Lower Manhattan, che ieri, lunedì 10 agosto, il sindaco Zohran Mamdani e i vertici della Metropolitan Transportation Authority hanno annunciato un innovativo studio di fattibilità per affrontare il problema. La città e la MTA vogliono capire se almeno una parte del calore che si accumula nel sistema della metropolitana possa essere sottratta alle banchine e utilizzata altrove. Per farlo hanno stabilito e annunciato uno studio di fattibilità per realizzare una rete termica sotterranea nel complesso formato dalle stazioni Brooklyn Bridge-City Hall e Chambers Street, a Lower Manhattan.

La scelta della location della presentazione alla stampa del progetto è legata anche a un altro intervento. Chambers Street, la stazione delle linee J e Z, inaugurata nel 1913 e da tempo nota per le sue strutture deteriorate, sta per essere sottoposta a una importante riqualificazione complessiva. Saranno riparati soffitti e infiltrazioni, ricostruite parti delle scale e delle porte, installati nuovi sistemi di illuminazione e telecamere di sicurezza e restaurati elementi originali come piastrelle, mosaici, decorazioni in terracotta e basamenti in marmo.
La MTA ha confermato che questi lavori saranno finanziati con i ricavi della congestion pricing, il sistema di pedaggi introdotto nel gennaio del 2025 per la maggior parte dei veicoli che entrano nella parte di Manhattan a sud della 60esima Strada. Il programma serve a ridurre il traffico nella zona più congestionata della città e, contemporaneamente, a raccogliere risorse per il trasporto pubblico. La legge prevede che i ricavi permettano di finanziare 15 miliardi di dollari di investimenti nella rete della MTA.

La riqualificazione di Chambers Street offre anche un’occasione per sperimentare la nuova tecnologia senza intervenire soltanto sugli spazi utilizzati quotidianamente dai passeggeri. Il progetto allo studio prevede infatti di sfruttare una vecchia piattaforma centrale inutilizzata della stazione per realizzare parte delle infrastrutture necessarie alla rete termica.
L’idea è relativamente semplice da spiegare, anche se più complessa da realizzare. Un sistema di raffreddamento radiante dovrebbe assorbire una parte del calore presente sulle banchine attraverso acqua fredda che circola all’interno di pannelli, tubazioni nei pavimenti o altre superfici. A differenza di un normale impianto di aria condizionata, il sistema raffredda le superfici, che a loro volta assorbono calore dall’ambiente. Secondo la città, questa tecnologia può consumare dal 25 al 35 per cento di energia in meno rispetto alla climatizzazione tradizionale.
Il calore raccolto non verrebbe semplicemente disperso. Il progetto prevede di trasferirlo attraverso tubazioni fino a una serie di pozzi geotermici scavati sotto la piattaforma inutilizzata di Chambers Street. I pozzi potrebbero raggiungere una profondità compresa tra 500 e 600 piedi, cioè circa 150-180 metri, e permetterebbero di immagazzinare energia termica nel sottosuolo. In inverno il processo potrebbe essere invertito e il calore recuperato utilizzato per contribuire al riscaldamento di alcuni edifici pubblici della zona, tra cui il David Dinkins Municipal Building, Tweed Courthouse, Surrogate’s Court e City Hall.
Il principio delle cosiddette Thermal Energy Networks non è nuovo. Sistemi di questo tipo vengono già utilizzati per trasferire energia termica tra edifici e sottosuolo. A New York sono presenti, per esempio, alla St. Patrick’s Cathedral e al New York Botanical Garden. La novità sarebbe applicare la tecnologia alla metropolitana: secondo la MTA non è mai stata sperimentata prima in un sistema di trasporto pubblico negli Stati Uniti.
Una parte del calore presente nelle stazioni viene prodotta dalla metropolitana stessa. I condizionatori dei vagoni raffreddano l’interno dei treni ma scaricano aria calda nei tunnel e sulle banchine; si aggiungono poi motori, freni, apparecchiature elettriche e il calore accumulato dalle strutture sotterranee. Raffreddare interamente una vecchia stazione con normali condizionatori è inoltre particolarmente difficile perché gli ambienti della subway non sono chiusi: scale, ingressi e sistemi di ventilazione mantengono un continuo scambio d’aria con l’esterno.
Lo studio di fattibilità costerà 800 mila dollari e dovrà stabilire quanto effettivamente il sistema riuscirebbe a ridurre le temperature, quanto calore potrebbe essere recuperato e se il risparmio energetico giustificherebbe l’investimento. Se i risultati saranno positivi, la fase di progettazione potrebbe iniziare nel 2027.
Non è nemmeno la prima volta che la MTA cerca una soluzione al caldo nelle stazioni. Nel 2025 aveva già avviato una ricerca sulle tecnologie utilizzabili nelle profonde stazioni della linea 1 sulla 168esima e sulla 181esima Strada, a Washington Heights, dove alcune banchine si trovano a circa 120 piedi, oltre 36 metri, sotto il livello della strada. In quel caso l’obiettivo preso in considerazione era mantenere le temperature estive tra gli 82 e gli 85 gradi Fahrenheit, circa 28-29 gradi Celsius.
Il nuovo studio parte dallo stesso problema ma prova a risolverlo in un modo diverso: invece di considerare il calore della metropolitana soltanto qualcosa da eliminare, cerca di capire se possa essere conservato e riutilizzato qualche mese dopo. Prima di sapere se succederà davvero, città e MTA dovranno stabilire se farlo sotto Lower Manhattan sia tecnicamente possibile e, soprattutto, se ne valga il costo.




