Il Met Museum si allarga

Proprio fisicamente: ha acquisito la Neue Galerie a qualche isolato dalla propria sede principale, che diventerà parte integrante del Met Museum

Dal 2028 la Neue Galerie di New York entrerà a far parte del Metropolitan Museum of Art, che ne assumerà la proprietà e la gestione. È una fusione insolita perché riguarda due istituzioni fisicamente molto vicine: il Met si trova sulla Fifth Avenue, all’altezza dell’82esima Strada, mentre la Neue Galerie è pochi isolati più a nord, all’angolo con l’86esima. Il nuovo spazio si chiamerà The Met Ronald S. Lauder Neue Galerie, anche se con ogni probabilità sarà indicato più semplicemente come Met Neue. Per il Met sarà una nuova sede, accanto al museo principale e ai Cloisters – l’altra e finora unica sede separata del Met, dedicata all’arte e all’architettura medievale, molto distinta anche architettonicamente dal museo principale visto che è stata costruita con dei pezzi di chiostri medievali europei importati e ricostruiti qui a New York -, ma anche un modo per rafforzare una parte della sua collezione in cui finora era meno forte: l’arte austriaca e tedesca del primo Novecento.

La Neue Galerie era stata fondata nel 2001 da Ronald S. Lauder, erede della famiglia Estée Lauder, insieme al mercante e collezionista Serge Sabarsky, morto prima dell’apertura del museo. La sua sede è la William Starr Miller House, una casa Beaux-Arts completata nel 1914 e progettata da Carrère & Hastings, lo studio che realizzò anche la sede principale della New York Public Library sulla 42esima Strada. La Neue Galerie è diventata famosa proprio perché non assomiglia a un grande museo enciclopedico, ma a una casa-museo molto selettiva, costruita intorno a un periodo, a un gusto e a una città ideale, quella della Vienna e della Germania di inizio Novecento.

L’opera più famosa della collezione è il Ritratto di Adele Bloch-Bauer I di Gustav Klimt, conosciuto anche come La donna in oro. Lauder lo acquistò nel 2006 per 135 milioni di dollari, dopo una lunga vicenda di restituzione legata alle opere sottratte dai nazisti alla famiglia Bloch-Bauer. Da allora il dipinto è diventato il centro simbolico della Neue Galerie, tanto che Lauder lo ha definito «la nostra Monna Lisa». Con la fusione resterà nella sua sede attuale, ma entrerà nel sistema del Met insieme a più di 600 opere della Neue Galerie.

L’accordo comprende anche nuove donazioni dalla collezione personale della famiglia Lauder, tra cui opere di Klimt, Max Beckmann, Ernst Ludwig Kirchner, Otto Dix, George Grosz e Franz Marc. Il senso dell’operazione, per il Met, è quello di acquisire in blocco una raccolta vasta e coerente su Klimt, Schiele, Kokoschka, Beckmann e sull’avanguardia tedesca e austriaca, invece di costruirla lentamente attraverso singole acquisizioni. Per la Neue Galerie, invece, la fusione risolve il problema che molti musei privati o semi-privati prima o poi devono affrontare: cosa succede a una collezione quando il suo fondatore non può più garantirne direttamente continuità, fondi e direzione.

Prima della fusione ci sarà però una fase di lavori. La Neue Galerie chiuderà il 27 maggio 2026 per interventi sull’edificio e dovrebbe riaprire in autunno con una mostra per il suo venticinquesimo anniversario. È un passaggio importante anche per capire come il Met intenda trattare il museo: non come una sezione da assorbire dentro il grande edificio sulla Fifth Avenue, ma come una sede autonoma, con il proprio carattere, il Café Sabarsky, la libreria e l’atmosfera raccolta che l’hanno resa diversa dagli altri musei del Museum Mile. Ed è anche la parte più delicata dell’accordo, perché deve far entrare la Neue Galerie dentro una delle istituzioni museali più grandi del mondo senza farla sembrare una semplice dependance del Met.

Immagine di Francesco Caroli

Francesco Caroli

Classe ’97, laurea in Scienze Politiche, scrive di musica dal 2017 per riviste online e cartacee. Appassionato e grande fruitore di rap, nel 2023 ha pubblicato il saggio “Il mutamento delle subculture, dai Teddy boy alla scena trap” per la casa editrice milanese Meltemi.

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