Non capita raramente che qualcuno si metta in testa di aprire un piccolo angolo in città dove preparare l’egg cream, la bevanda newyorkese che, nonostante il nome, non contiene né uova né panna ma latte, sciroppo e acqua di seltz. Per preparare i gelati, però, si scopre presto che il normale permesso da ristorante non basta. Un esercizio alimentare di New York paga generalmente 280 dollari l’anno per il Food Service Establishment Permit, ma per utilizzare una macchina e produrre dessert congelati deve ottenere anche un Frozen Dessert Manufacturer Permit, che costa fino a 25 dollari e va rinnovato insieme al primo. La cifra è modesta: il problema è dover presentare una seconda domanda per un’attività già svolta dentro un locale sottoposto ai controlli sanitari previsti per tutti gli altri alimenti.
Il sindaco Zohran Mamdani ha scelto proprio questo permesso come esempio del rapporto complicato tra il Comune e le piccole imprese. Il 20 luglio ha presentato OPEN for Small Business, un piano che raccoglie più di cinquanta interventi su licenze, multe, ispezioni e procedure amministrative. OPEN sta per Overhauling Procedures and Expanding Navigation, più o meno “rivedere le procedure e facilitare l’orientamento”. Il piano è stato preparato dopo incontri con associazioni di categoria e una consultazione di oltre cinquecento imprenditori nei cinque borough.
Secondo il rapporto pubblicato dal Comune, a New York ci sono circa 180 mila imprese con non più di cinquanta dipendenti. Impiegano complessivamente un milione di persone, circa un quarto dei lavoratori del settore privato. Negli incontri organizzati dall’amministrazione, i titolari hanno parlato meno del costo delle singole licenze e più del tempo perso per capire a quale ufficio rivolgersi, coordinare agenzie diverse e ottenere risposte sullo stato di una pratica.
La parte potenzialmente più importante di OPEN riguarda quindi l’assistenza, più che l’abolizione dei permessi. Con un ordine esecutivo già firmato da Mamdani, il programma comunale NYC BEST dovrà assegnare alle attività che segue un responsabile incaricato di accompagnarle dall’apertura alle prime ispezioni. Dovrà spiegare quali licenze servono, coordinare gli appuntamenti con le diverse agenzie e segnalare gli errori che possono rallentare una domanda. Il programma offrirà anche incontri sulla conformità prima delle ispezioni e assistenza per risolvere multe e contestazioni senza arrivare necessariamente a un’udienza amministrativa.
Dal primo ottobre gli ispettori di otto dipartimenti comunali dovranno inoltre consegnare, all’inizio di ogni controllo, una copia aggiornata del Business Owner Bill of Rights: un documento che spiega come deve svolgersi l’ispezione, quali informazioni devono essere fornite e come presentare un reclamo. Il documento esisteva già, ma in un sondaggio del 2025 soltanto il 9 per cento degli imprenditori disse di averlo ricevuto. I giudizi lasciati dai titolari dopo i controlli saranno presi in considerazione anche nelle valutazioni degli ispettori.
Metà degli interventi settoriali riguarda ristoranti, bodegas, supermercati e venditori ambulanti. Il Comune vuole autorizzare più sedi a organizzare il corso obbligatorio sulla sicurezza alimentare, assumere nuovi ispettori per ridurre l’attesa dei ristoranti che cercano di recuperare una valutazione A e abbassare da 70 a 20 dollari il permesso per vendere cibo durante fiere ed eventi temporanei. Per alcune irregolarità delle bodegas, come l’assenza di un cartellino del prezzo, sarà introdotto un periodo nel quale correggere il problema ed evitare la multa.
Il piano interviene anche sul programma dei tavolini all’aperto, uno dei temi citati più spesso dai ristoratori consultati. L’amministrazione ha eliminato il passaggio presso l’ufficio del sindaco per i dehors sui marciapiedi e vorrebbe fare lo stesso per quelli sulla carreggiata, che richiedono però una modifica delle norme. Il Dipartimento della Salute intende inoltre aumentare il numero delle ispezioni successive per i locali con una B o una C: oggi un ristorante può aver già corretto i problemi ma continuare a mostrare per mesi una valutazione che non descrive più le sue condizioni.
Mamdani ha presentato le misure usando il tipo di battute che aveva già impiegato durante la campagna elettorale. Ha definito il doppio permesso per i gelati una forma di «treatsploitation», ha descritto le regole per i barbieri come «anti-fade» e ha detto che la sua amministrazione è «nelle tasche di Big Abuela», riferendosi alla riforma del bingo. Ma al di là delle battute, il problema è serio.
Un barbiere che possiede il proprio negozio deve avere due licenze statali e un permesso comunale; OPEN porterebbe inoltre il rinnovo di quest’ultimo da uno a tre anni. Per il bingo, New York City impone attualmente premi massimi di 250 dollari per una singola partita e di mille dollari per ogni sessione, molto meno dei limiti statali di 5 mila e 15 mila dollari. Il Comune vuole eliminare i tetti locali, lasciando in vigore quelli dello Stato. Le licenze possono essere ottenute soprattutto da organizzazioni non profit che usano le partite per finanziare attività religiose, educative, sanitarie o di beneficenza.
OPEN, comunque, è un insieme di provvedimenti molto diversi tra loro, non una riforma già approvata in ogni sua parte. Alcune modifiche possono essere introdotte direttamente dal sindaco o dalle agenzie comunali. Per abolire il permesso dei dessert congelati e semplificare le licenze dei barbieri serve la collaborazione dello Stato di New York. La revisione della legge che stabilisce dove esporre i prezzi nei negozi deve passare dal City Council, mentre le modifiche ai tavolini sulle carreggiate dipendono da una legge ancora in discussione. La reale portata del piano si capirà quindi dai tempi di attuazione, che per ora non sono uguali né sempre indicati.
Abolire un permesso da 25 dollari non cambierà da solo i conti della Brooklyn Farmacy. Affitti commerciali, assicurazioni, bollette, costo del lavoro e debiti accumulati durante la pandemia hanno conseguenze molto maggiori, e lo stesso ordine esecutivo di Mamdani riconosce che un’attività può rispettare tutte le regole e continuare a non riuscire a sostenere le proprie spese. Il permesso dei gelati è però una piccola dimostrazione di come si formano le burocrazie: ogni adempimento preso da solo sembra trascurabile, ma la loro somma occupa il tempo di chi dovrebbe gestire il locale.




