Viva San Gennaro!

I giornali amano gli anniversari. Ci permettono di fermare il tempo per un giorno, mettere un numero in prima pagina e provare a misurare cose che, in realtà, non si possono davvero misurare.

Quest’anno è particolarmente generoso. Gli Stati Uniti compiono 250 anni, Napoli ne ha appena festeggiati 2.500, la SSC Napoli ne compie 100 e anche la Festa di San Gennaro a Little Italy celebra il suo centenario. Quattro ricorrenze che potrebbero sembrare avere poco in comune, finché non ci si ritrova qui, a New York, su Mulberry Street.

La festa nacque nel 1926 per iniziativa degli immigrati napoletani che vivevano nel quartiere. Avevano attraversato l’Atlantico, stavano costruendo una nuova vita americana e avevano deciso che almeno una cosa non sarebbe rimasta a Napoli: San Gennaro. Nello stesso anno, dall’altra parte dell’oceano, nasceva la squadra di calcio che, un secolo dopo, avrebbe avuto tifosi praticamente ovunque fossero arrivati i napoletani.

È difficile non sorridere al pensiero che siano cresciuti insieme. San Gennaro a New York, il Napoli in giro per il mondo. Due modi molto napoletani di affrontare la distanza: quando qualcosa ti manca abbastanza, trovi il modo di portarla con te.

Cento anni di San Gennaro dentro 250 anni di storia americana.

Potrebbero sembrare pochi rispetto ai 2.500 anni di Napoli. Eppure, in appena due secoli e mezzo, questo Paese ha avuto un impatto sulla storia difficile da paragonare a quello di qualsiasi altra nazione moderna. Ha cambiato l’economia, la scienza, la tecnologia, la cultura popolare, il cinema, la musica, il modo in cui lavoriamo e persino quello in cui immaginiamo il futuro. Ha attraversato guerre, crisi, trionfi, errori enormi e trasformazioni altrettanto grandi, e continua, ancora oggi, a interrogarsi su cosa significhi essere l’America.

Sono nato a Napoli, una città con venticinque secoli di storia alle spalle. Ho scelto di vivere in un Paese che di secoli ne ha soltanto due e mezzo e che, in così poco tempo, ha lasciato il segno nel mondo. Essere qui oggi, sentirmi anch’io parte di questa storia e poterla celebrare da italiano mi rende profondamente orgoglioso.

E se state leggendo ilNewyorkese mentre passeggiate per Mulberry Street, nel pieno di una festa nata cento anni fa per iniziativa di immigrati napoletani, forse state osservando una piccola parte di ciò che rende straordinaria l’America.

Dio benedica l’America.
Viva Napoli. Viva San Gennaro.

Immagine di Davide Ippolito

Davide Ippolito

Davide Ippolito, nato a Napoli e residente a New York, è esperto di reputazione, editore e produttore. È fondatore de ilNewyorkese e di N41 Studios, oltre che Direttore scientifico dell’Italian American Reputation Lab. Da anni affianca organizzazioni e istituzioni su strategie di posizionamento, internazionalizzazione e reputazione. È protagonista per Mediaset della serie The Perfect Pitch e firma una rubrica su Rai Italia all’interno del programma Paparazzi. Nel settore audiovisivo ha diretto tre film e cinque documentari, mentre come autore ha pubblicato cinque libri, due dei quali distribuiti da Mondadori. Ha inoltre svolto attività di docenza e formazione presso l’Università La Sapienza di Roma, la Emory University di Atlanta e diverse realtà di formazione manageriale.

Condividi questo articolo sui Social

Facebook
WhatsApp
LinkedIn
Twitter

Post Correlati

Ritorna il camping di lusso a Governors Island

Se stai cercando una fuga perfetta dalla frenesia della città senza allontanarti troppo, Governors Island potrebbe essere la tua destinazione ideale. E se desideri trasformare questa breve fuga in un’esperienza indimenticabile, Collective Retreats è pronto ad accoglierti con le sue

Leggi Tutto »
Torna in alto