Dove va il pallone

Non c’erano mai stati i sedicesimi e non era mai successo che due grandi europee andassero a casa così, in una volta sola, ai rigori. Tirati male da campioni superpagati. Parliamo di Germania e Olanda eliminate da Paraguay e Marocco. Il quale Marocco si candida eccome alla vittoria finale. È forte da anni, ha campioni che giocano nelle big d’Europa, ha giovani molto interessanti valutati già più di cento milioni di euro. Sarebbe la prima volta dell’Africa, il continente antico ma laboratorio di tutti i temi del futuro, in un torneo americano in senso lato, Usa, Canada e Messico.

Se trasportiamo il calcio dalla tattica alla cultura, vediamo che come l’Occidente sta riscrivendo le sue regole, dalla NATO al peso dell’America al ruolo dell’Ue, così il calcio sta riscrivendo la sua geopolitica. Le scuole storiche faticano.

La grande sudamericana di sempre, la patria del calcio estetico e glorioso e gioioso, il Brasile, vince al 90′ con un gol di uno dal cognome italiano, Martinelli, contro un Giappone ben organizzato. Talenti individuali pochi ma corsa e schemi perfetti. Gruppo anche in senso filosofico, forse ideologico. E grande forma, educazione, stile.

Il nostro Ancelotti, l’ultimo degli italiani rimasti, che canta non Mameli ma l’inno del Brasile, alla fine inforca gli occhiali e con il passo di un direttore di banca va a fare gli onori agli avversari. Niente urla a squarciagola, camicie fuori dai pantaloni e occhi fuori dalle orbite. Omaggio all’Asia.

E anche il Paraguay, che in Sudamerica certo c’è, è una scuola piccola di calcio, con un format solo, alternativo nella sua povertà alle big del suo stesso continente.

Insomma la globalizzazione e la spettacolarizzazione del pallone volute dalla FIFA forse stanno segnando il de profundis delle nostre certezze. Ieri si è aperto anche il calciomercato italiano. Colpiva soprattutto lo sfondo di Rimini con questo caldo. Da noi, un tempo maestri e ora solo spettatori, arriverà poco anche di questo nuovo che avanza.

Immagine di Claudio Brachino

Claudio Brachino

Giornalista, saggista ed editorialista italiano. Laureato in Lettere, passione per il teatro, ha scritto con De Filippo e Michalkov. Poi 32 anni in Fininvest e Mediaset, dove è stato vicedirettore ed anchor di Studio aperto, due volte direttore di Videonews, la fabbrica dei format, direttore di Sport Mediaset e di Radio Montecarlo news. Inoltre, ha diretto per due anni il Settimanale, magazine cartaceo e web sulle Pmi, ha scritto per Il Tempo e Il Giornale, ora è editorialista del Multimediale di Italpress, opinionista tv per Rai e La7 e direttore editoriale di Good Morning Italy. Da poco ha firmato una collaborazione per lo sport del circuito Netweek.

Condividi questo articolo sui Social

Facebook
WhatsApp
LinkedIn
Twitter

Post Correlati

Ritorna il camping di lusso a Governors Island

Se stai cercando una fuga perfetta dalla frenesia della città senza allontanarti troppo, Governors Island potrebbe essere la tua destinazione ideale. E se desideri trasformare questa breve fuga in un’esperienza indimenticabile, Collective Retreats è pronto ad accoglierti con le sue

Leggi Tutto »
Torna in alto