Il 27 marzo 2026, nell’ambito di un simposio internazionale dedicato al rapporto tra opera e innovazione tecnologica, debutta in prima assoluta alla Casa Italiana Zerilli-Marimò Le Voci dello Stretto, opera in un atto composta da Roberto Scarcella Perino su libretto di Eugenio Refini. L’evento fa parte del progetto “Music Theater and New Technologies”, un programma di ricerca che indaga come strumenti digitali e nuove modalità produttive possano intervenire nella scrittura musicale e nella costruzione scenica, in un momento in cui il teatro musicale contemporaneo tende sempre più a lavorare su formati agili e dispositivi tecnologici integrati.
La produzione, curata da Ginevra Petrucci, prevede un organico ridotto e una struttura musicale affidata a un trio con pianoforte – Anthony Bracewell al violino, Oliver Weston al violoncello e Matthieu Cognet al pianoforte – invece della tradizionale orchestra. Il cast internazionale comprende Suchan Kim (Pellegrino), Emma Marhefka (Scilla e Morgana, voce 1), Anna Maria Vacca (Cariddi e Morgana, voce 2) e Bernard Holcomb (Colapesce e Morgana, voce 3). A questi si aggiunge il Coro di voci bianche della Scuola d’Italia Guglielmo Marconi, diretto da Lauren Marie Gismondi.

La struttura narrativa riprende elementi della tradizione legata allo Stretto di Messina – Scilla, Cariddi, la Fata Morgana, Colapesce – riorganizzandoli in una vicenda costruita attorno a un evento apparentemente inspiegabile: la comparsa e la scomparsa di un ponte tra Sicilia e Calabria osservata da un falco, Pellegrino. Il dispositivo drammaturgico si muove tra racconto mitologico e riferimento contemporaneo, richiamando implicitamente il dibattito, ancora aperto, sulla costruzione del ponte sullo Stretto. La soluzione finale – un’illusione ottica generata dalla Fata Morgana – si collega a un fenomeno atmosferico reale, noto nella tradizione popolare locale e spesso associato a immagini sospese e distorte visibili sul mare.
La sinossi utilizza quindi un impianto mitologico per rielaborare una questione contemporanea – il progetto del ponte sullo Stretto, ciclicamente al centro del dibattito politico italiano – trasformandola in dispositivo narrativo. Il racconto procede dunque per incontri, ognuno dei quali mette in scena una diversa interpretazione del fenomeno osservato, fino alla rivelazione finale che sposta il piano dalla realtà alla percezione. In questo senso, l’opera lavora sull’ambiguità tra visione e costruzione, tra infrastruttura e immaginario.
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