«Beato te, Vito, che non capisci un cazzo». È una delle battute che meglio riassume il mondo di I malviventi, il romanzo d’esordio del comico e autore Francesco De Carlo, presentato nella serata di ieri alla libreria Rizzoli di New York in un incontro con la giornalista Simona Siri. Un libro che mescola noir, commedia e osservazione sociale, seguendo le vicende di personaggi ai margini in una storia dove violenza e ironia finiscono spesso per convivere.
Pubblicato da Rizzoli, I malviventi racconta la storia di Vito, un uomo cresciuto in una periferia difficile di Roma che, dopo una vita segnata da bullismo, solitudine e umiliazioni, si ritrova coinvolto in una spirale di eventi sempre più imprevedibili tra passioni, crimini e regolamenti di conti. Una trama che oscilla continuamente tra comicità e tragedia.
Durante la conversazione, De Carlo ha spiegato che all’origine del romanzo c’era soprattutto il desiderio di raccontare un mondo che conosce bene. «Sentivo il bisogno di scrivere una storia profondamente italiana, legata ai luoghi in cui sono cresciuto e alle persone che ho incontrato nella mia periferia. Volevo raccontare quei quartieri che spesso vengono descritti solo attraverso stereotipi o cronache, ma che in realtà sono pieni di umanità, fragilità e contraddizioni. Da lì è nata la voce del romanzo e da lì sono nati i suoi personaggi».

Le tematiche affrontate nel libro, ha spiegato l’autore, sono molteplici e si intrecciano continuamente. «C’è il dolore, che accompagna quasi tutti i protagonisti. C’è la pazienza di chi prova ad andare avanti nonostante tutto. Ci sono la violenza e il bullismo, che lasciano segni profondi anche quando sembrano appartenere al passato. Ma soprattutto c’è l’ironia, che per me non è un modo per alleggerire la realtà, bensì uno strumento per guardarla meglio e per raccontare cose molto serie senza trasformarle in una lezione morale».
Il titolo del romanzo nasce proprio da questa riflessione sui diversi volti del male quotidiano. «Esistono i malviventi con la pistola, quelli che immaginiamo subito quando sentiamo questa parola. Esistono i malviventi con la cravatta, che spesso fanno danni altrettanto grandi senza mai apparire pericolosi. E poi esistono i malviventi nel senso più ampio del termine: persone che vivono male, che fanno vivere male gli altri o che si lasciano trascinare dalle proprie fragilità. Il mondo è pieno di malviventi e, prima o poi, finiscono inevitabilmente per incontrarsi».




