Cristoforo Colombo è tornato al centro di Washington

L'amministrazione Trump ha restaurato la fontana e la statua dedicata all'esploratore genovese, abbandonata e non più funzionante dal 2007

Per chi è nato e ha vissuto negli Stati Uniti, Cristoforo Colombo non è mai stata una semplice figura storica, un passaggio di un libro di storia e poco più: l’esploratore genovese, infatti, incarna un simbolo per le comunità italoamericane, perché si lega alla storia degli immigrati italiani arrivati tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, quando essere italiani in America voleva dire spesso subire discriminazioni, sospetti e violenze. Il Columbus Day, diventato festa federale nel 1937, è stato anche questo: un modo per dare agli italiani d’America uno spazio all’interno del racconto storico statunitense, e quindi per dire che anche loro ne facevano parte.

Negli ultimi anni, però, Colombo è diventato anche uno dei nomi più divisivi della memoria storica americana. Per una parte del paese continua a rappresentare l’arrivo degli europei nel Nuovo Mondo e, per gli italoamericani, un pezzo della propria integrazione negli Stati Uniti. Per un’altra parte è invece un simbolo della colonizzazione, della violenza contro le popolazioni native e di una storia raccontata per molto tempo soltanto dal punto di vista dei vincitori. Dopo le proteste scoppiate nel 2020, quando la figura di Colombo divenne oggetto di identificazione col colonialismo e la supremiazia bianca, diverse statue di Colombo sono state rimosse, danneggiate o ricollocate.

All’interno di questo conflitto, l’amministrazione Trump scrive un nuovo capitolo, forse anche di “riavvicinamento” ai valori italoamericani, scegliendo di restaurare e rimettere al centro la Columbus Fountain di Washington davanti a Union Station. Il monumento era effettivamente in cattive condizioni e non funzionava dal 2007, il marmo aveva perso il suo colore originario e il monumento, costruito per ricordare il viaggio di Colombo del 1492, era diventato più un segno di degrado, ma il gesto porta con sé anche un valore politico, rivolto principalmente a quella parte dell’America che vede nella rimozione dei monumenti un cedimento culturale, e a una parte della comunità italoamericana che continua a riconoscersi in Colombo come figura di orgoglio e legittimazione. Trump, che da tempo usa questi temi per parlare al suo elettorato conservatore, presenta così il restauro come il ritorno di un simbolo.

La fontana prima del restauro, nel 2018

In questa cornice si è aperta la cerimonia di presentazione del restauro della Fontana Commemorativa di Cristoforo Colombo, a Columbus Circle, davanti alla stazione ferroviaria Union Station di Washington DC. «Siamo tornati, italiani, siamo tornati», ha detto Andrew Giuliani, direttore esecutivo della Task Force della Casa Bianca sulla Coppa del Mondo FIFA 2026, citando le parole del presidente Donald Trump. Alla cerimonia hanno partecipato anche due membri del gabinetto presidenziale, il segretario degli Interni Doug Burgum e il segretario dei Trasporti Sean Duffy, oltre all’ambasciatore italiano negli Stati Uniti Marco Peronaci.

Il restauro è durato sei mesi ed è costato 12 milioni di dollari. È stato realizzato dal National Park Service nell’ambito degli interventi di riqualificazione avviati in vista del 250esimo anniversario degli Stati Uniti, che cadrà quest’anno. La fontana è stata rimessa in funzione, il complesso in marmo è stato ripulito e l’area sarà riaperta al pubblico il 29 maggio.

Burgum ha detto che «le grandi nazioni costruiscono grandi opere» e che la fontana, lasciata per anni in rovina, aveva finito per rappresentare «l’abbandono anziché l’ispirazione». Duffy ha parlato di Union Station come della «porta d’accesso» alla capitale e della fontana restaurata come di un segno della «grandezza americana».

Per l’Italia e per una parte della comunità italoamericana, il restauro della Columbus Fountain ha anche un altro significato. L’ambasciatore Marco Peronaci ha detto che il messaggio «Italians are back» va letto come un riconoscimento del contributo dato dagli italiani e dagli italoamericani alla costruzione degli Stati Uniti, soprattutto nell’anno in cui il paese si prepara a celebrare i suoi 250 anni. Andrew Giuliani ha ripreso lo stesso punto, spiegando che per la Casa Bianca Colombo serve anche a riportare l’attenzione su ciò che gli italiani hanno fatto per l’America.

Immagine di Francesco Caroli

Francesco Caroli

Classe ’97, laurea in Scienze Politiche, scrive di musica dal 2017 per riviste online e cartacee. Appassionato e grande fruitore di rap, nel 2023 ha pubblicato il saggio “Il mutamento delle subculture, dai Teddy boy alla scena trap” per la casa editrice milanese Meltemi.

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