Nanni Moretti torna a Venezia con una storia d’amore

In Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia con Succederà questa notte, Nanni Moretti firma un'inedita e intensa storia d'amore con Jasmine Trinca e Louis Garrel

Greta sta andando al proprio matrimonio. Si ferma a giocare una partita con Matteo, libraio, e tra loro succede qualcosa che non ha nome. Lei riprende la strada verso l’altare. Passeranno anni, matrimoni, un figlio, prima che i due si ritrovino ancora — e ancora, e ancora. È la trama di Succederà questa notte, il film con cui Nanni Moretti torna in Concorso a Venezia dopo quasi quattro decadi, e la prima cosa da dire è che non somiglia a nessun suo film precedente. La seconda è che somiglia moltissimo a molti film di altri.

Il ritorno al Lido, va detto, non è stata una scelta di principio quanto sembrava da fuori. Per trent’anni, ha spiegato Moretti in conferenza stampa, i suoi film sono sempre stati girati in primavera e quindi mai pronti in tempo per l’estate veneziana; questa volta le riprese sono slittate in autunno e presentare il film a Venezia è diventata la scelta più naturale, non un ripensamento sulla sede. In sala, l’accoglienza è stata calorosa al punto da commuoverlo, e nel congedarsi dalla stampa il regista ha lasciato cadere una battuta amara sul fatto che gli sarebbe piaciuto parlare anche di attualità politica, ma il tempo a disposizione non bastava — segno che la tentazione di uscire dal seminato è sempre lì, anche quando il film che si presenta va in un’altra direzione.

Perché Succederà questa notte è, nelle intenzioni dichiarate, un film che rinuncia programmaticamente a certe abitudini. Per anni Moretti si è definito attraverso una frase che oggi liquida come un po’ sciocca: voler fare sempre lo stesso film, possibilmente ogni volta più bello. Il tempo, dice, gli ha fatto cambiare idea: non vuole più ripetersi, e questa volta — con la collaborazione delle sceneggiatrici Federica Pontremoli e Valia Santella — ha scelto di raccontare quella che definisce una storia d’amore piuttosto potente. Le due sceneggiatrici, dal canto loro, inquadrano il film in un discorso più ampio: non solo l’amore romantico tra Matteo e Greta, ma la rete di legami — tra padri e figli, tra madri e figli, tra uomini e donne — che dà il titolo al libro da cui il film parte, Legami di Eshkol Nevo.

Gli amori rimandati, le vite parallele mai vissute, l’ipotesi che la persona giusta arrivi nel momento sbagliato: il cinema ha frequentato a lungo questo territorio, e Moretti lo sa. La sua scelta è tagliare via tutto il contesto — niente migrazioni, niente epoche storiche, niente sfondo sociale a giustificare la distanza — e restare con l’osso nudo del sentimento. Il risultato è un film caldo, comico, apertamente melò — e anche, va detto, più semplice di quanto la materia consentirebbe.

La mossa più intelligente del film è non mettere Matteo e Greta sullo stesso piano. Per lui ogni incontro è una porta che si riapre; per lei è un conto con una vita che ha già scelto e che un sentimento in sospeso non può cancellare. È una crepa nella simmetria un po’ meccanica delle occasioni perdute: un amore mai consumato può sembrare assoluto proprio perché la quotidianità non l’ha mai sporcato — ma può anche essere solo l’alibi con cui si misurano, e si trovano sempre in difetto, tutte le relazioni vere. Moretti lascia la domanda aperta, forse troppo aperta: si amano ancora, Matteo e Greta, o amano soltanto quello che non hanno mai vissuto?

Il rapporto tra Moretti e Jasmine Trinca ha una storia che precede questo film di venticinque anni, da La stanza del figlio fino a Il caimano. Il regista racconta di aver riconosciuto fin dal primo incontro, quando Trinca era ancora una studentessa, una luminosità fuori dal comune, ritrovata identica nel primo piano che chiude Il sol dell’avvenire. Lei restituisce il debito parlando di un’eredità che non riguarda la tecnica recitativa ma un modo di intendere il cinema e le cose — per poi aggiungere che da un padre artistico, prima o poi, ci si allontana: il suo lavoro degli anni successivi, dice, è andato altrove, verso pezzi diversi di sé come attrice e come donna. Sullo schermo, questa distanza rivendicata si traduce in una Greta che può desiderare Matteo senza voler buttare all’aria la propria vita per lui — un personaggio che non si lascia ridurre al ruolo della donna in attesa. Louis Garrel, di fronte a lei, gioca l’ostinazione di Matteo con una leggerezza che ne smorza l’egoismo. Insieme tengono in piedi una struttura a salti temporali che altrimenti, dovendo ogni volta resettare le vite dei personaggi per farli reincontrare, rischierebbe di girare intorno allo stesso punto.

E poi c’è quello che Moretti non riesce a togliersi di dosso, e forse non vuole: Roma, i canestri, i dialoghi che si incastrano storti, l’imbarazzo che diventa comicità. La colonna sonora attraversa le stagioni della storia dai Radiohead ai Pink Floyd, da She’s a Rainbow dei Rolling Stones al concerto di Springsteen a San Sebastián — diritti che il produttore Domenico Procacci ammette essere costati caro, in tempo e in soldi. 

Moretti aveva promesso di smettere di fare sempre lo stesso film, sempre più bello. In un certo senso ha mantenuto la parola: la trama, il genere, persino il paese in cui ambienta parte della storia sono nuovi. Ma la domanda che il film pone — se un sentimento sopravvive perché è vero o perché non è mai stato messo alla prova — è la stessa che si potrebbe fare a lui: un regista può davvero cambiare pelle, o resta comunque lo sguardo di sempre, applicato a una storia diversa? Succederà questa notte non risponde. E forse è proprio per questo che, al netto delle intenzioni dichiarate, resta un film di Nanni Moretti.

Immagine di Monica Straniero

Monica Straniero

Monica Straniero è una giornalista e collabora con testate italiane e internazionali. Si occupa di cultura pop, storie urbane e immaginari contemporanei.

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