Per quasi settant’anni il pubblico del Metropolitan Museum of Art di New York non ha potuto vedere una delle prime grandi sculture rinascimentali entrate nella sua collezione: una pala d’altare di Andrea della Robbia, alta circa tre metri e composta da 66 sezioni di terracotta invetriata. Dal 10 agosto, una parte dell’opera è tornata nelle sale per Rediscovering Della Robbia at The Met, aperta fino al 17 gennaio 2028. La mostra riunisce dodici opere della collezione del museo, affiancate da prestiti e da una nuova donazione, per raccontare tre generazioni della famiglia di scultori fiorentini. Il Met possiede la più ampia raccolta di terrecotte dei Della Robbia negli Stati Uniti, ma molte erano rimaste nei depositi per decenni.
La tecnica che le rende uniche fu sviluppata da Luca della Robbia intorno al 1440, quando era già uno scultore affermato nella lavorazione del marmo. L’argilla veniva modellata e cotta, poi rivestita con smalti che una seconda cottura trasformava in una superficie dura, lucida e colorata. Come spiega la National Gallery of Art di Washington, le figure bianche sugli sfondi azzurri si distinguevano anche da lontano, nella scarsa illuminazione delle chiese, mentre il rivestimento resisteva agli agenti atmosferici e permetteva di collocare le sculture all’esterno. La bottega produceva pale d’altare, decorazioni per facciate e cortili, stemmi e immagini della Madonna destinate alle abitazioni. Luca trasmise il procedimento al nipote Andrea; nella generazione successiva, Giovanni, figlio di Andrea, ampliò la gamma dei colori e la complessità delle composizioni.

Al centro della mostra c’è l’Assunzione della Vergine, conosciuta anche come Pala Marquand dal nome di Henry G. Marquand, che la donò al museo nel 1882. Realizzata intorno al 1485, decorava l’altare di un convento francescano a sud di Firenze. Maria è raffigurata mentre sale al cielo, circondata da cherubini e angeli musicanti; nella parte inferiore, quattro santi francescani sono raccolti attorno al suo sepolcro, dal quale spuntano gigli e rose. Le ricerche condotte per l’esposizione hanno modificato l’attribuzione: prima riferita alla bottega di Andrea, la pala è ora assegnata ad Andrea stesso con la collaborazione della bottega. È una delle due nuove attribuzioni tra le cinque opere dell’artista restaurate per la mostra, curata da Denise Allen e Federica Carta.
La pala aveva subito danni ingenti già prima di arrivare al Met, e il lavoro di conservazione ha riguardato soltanto una parte delle sue sezioni. L’allestimento ne presenta 33, collocate nella posizione corrispondente su una riproduzione grafica dell’insieme. Accanto, una ricostruzione animata realizzata con scansioni tridimensionali mostra come i 66 elementi si incastrassero tra loro. Il visitatore può così riconoscere i pezzi originali esposti e capire la struttura dell’opera completa: una scultura monumentale costruita assemblando elementi di terracotta cotti separatamente.

Il confronto tra le generazioni prosegue con la Mandorla mistica di Giovanni della Robbia, appena donata al museo dal produttore televisivo e collezionista Dick Wolf. La lunetta è esposta insieme al San Michele Arcangelo di Andrea: l’accostamento permette di osservare il passaggio dalla tavolozza più contenuta, dominata dal bianco e dal blu, a quella più varia usata da Giovanni. Le opere della famiglia avevano trovato un mercato americano già tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, quando i collezionisti in viaggio in Italia acquistavano sculture da portare negli Stati Uniti, come ricorda la National Gallery. La donazione Wolf aggiunge un nuovo capitolo a questa storia; i restauri riportano all’attenzione opere che il museo possedeva da molto tempo. La mostra si visita nella sala 521 della sede sulla Fifth Avenue ed è inclusa nel biglietto d’ingresso.




