La storia dei milioni di italiani che tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento lasciarono il proprio paese per trasferirsi negli Stati Uniti avrà più spazio nei programmi scolastici italiani. È quanto prevede un protocollo d’intesa firmato lunedì 12 ottobre a Roma dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e dal presidente della National Italian American Foundation (NIAF), Robert Allegrini. L’accordo ha una durata di tre anni e prevede attività didattiche dedicate all’emigrazione italiana nelle Americhe, oltre a iniziative culturali e formative tra Italia e Stati Uniti.
Il protocollo distingue gli interventi in base all’età degli studenti. Nelle scuole superiori il ministero si impegna a prevedere nei curricoli lo studio dell’emigrazione italiana verso le Americhe a partire dal 1880, mentre nelle scuole primarie e secondarie di primo grado saranno organizzati approfondimenti specifici, anche attraverso attività extracurricolari. Non è prevista l’introduzione di una nuova materia: l’obiettivo è integrare questi argomenti nell’insegnamento scolastico e accompagnarli con incontri, seminari e altre iniziative educative.
Tra il 1880 e il 1920 gli Stati Uniti furono una delle principali destinazioni dell’emigrazione italiana, soprattutto per chi proveniva dalle regioni meridionali. Secondo la Library of Congress, negli anni Ottanta dell’Ottocento arrivarono negli Stati Uniti circa 300mila italiani, nel decennio successivo 600mila e tra il 1900 e il 1910 oltre due milioni. Entro il 1920 gli arrivi avevano superato complessivamente i quattro milioni.
Molti erano contadini e lavoratori senza particolari qualifiche, partiti per cercare salari più alti e condizioni di vita migliori. Non tutti avevano intenzione di stabilirsi definitivamente negli Stati Uniti: secondo la stessa ricostruzione della Library of Congress, tra il 30 e il 50 per cento degli immigrati italiani di quella generazione tornò in Italia entro cinque anni dall’arrivo.
Per chi rimase, l’inserimento nella società americana fu spesso complicato. Gli italiani trovarono impiego nell’edilizia, nelle fabbriche, nelle miniere e nella costruzione delle infrastrutture, ma dovettero confrontarsi anche con salari bassi, abitazioni sovraffollate e discriminazioni. A New York molti si stabilirono nei quartieri popolari di Manhattan e degli altri distretti, dando origine a comunità che avrebbero avuto un ruolo importante nella storia della città. Le condizioni abitative dei primi immigrati italiani sono documentate anche dalla Library of Congress, che descrive gli edifici sovraffollati e le difficoltà igieniche dei quartieri in cui vivevano.
L’emigrazione italiana fu segnata anche da episodi di violenza razzista. Uno dei più noti avvenne a New Orleans nel 1891, quando undici italiani furono linciati da una folla dopo essere stati accusati dell’uccisione del capo della polizia locale. Alcuni erano stati assolti, mentre altri non erano ancora stati processati.
Oggi la storia di quella migrazione viene spesso raccontata attraverso il successo delle generazioni successive, che hanno raggiunto posizioni importanti nella politica, nell’economia, nella cultura e nella società americana. L’accordo tra ministero e NIAF intende rendere questa vicenda più conosciuta anche dagli studenti italiani, per i quali l’emigrazione verso gli Stati Uniti costituisce generalmente una parte della più ampia storia delle migrazioni tra Otto e Novecento.
La firma è avvenuta in occasione del Columbus Day, la ricorrenza americana dedicata all’arrivo di Cristoforo Colombo nelle Americhe nel 1492. Valditara ha collegato l’iniziativa al contributo degli emigrati italiani alla crescita degli Stati Uniti e ai rapporti tra i due paesi.
«Vogliamo far conoscere la straordinaria storia degli emigranti italiani che hanno attraversato l’Atlantico contribuendo, con coraggio, talento e laboriosità, allo sviluppo degli Stati Uniti», ha detto il ministro, sottolineando anche il ruolo della scuola nella trasmissione della memoria storica. Secondo Valditara, rafforzare la collaborazione con la comunità italoamericana nel campo dell’istruzione servirà a consolidare i rapporti tra Italia e Stati Uniti.
Per Robert Allegrini, presidente della NIAF, l’accordo rappresenta soprattutto un riconoscimento dell’esperienza degli oltre quattro milioni di italiani arrivati negli Stati Uniti durante la grande stagione migratoria. Allegrini ha parlato di una storia di «coraggio» e «sacrificio», ricordando il contributo degli italoamericani allo sviluppo economico e sociale del paese. Ha inoltre ringraziato il ministero per aver scelto la fondazione come partner dell’iniziativa.
La National Italian American Foundation è un’organizzazione statunitense che si occupa di promuovere il patrimonio culturale italiano e i rapporti tra l’Italia e la comunità italoamericana. Con il nuovo protocollo parteciperà alla realizzazione di iniziative educative, alla diffusione della lingua italiana e allo scambio di esperienze didattiche tra i due paesi. Tra le istituzioni coinvolte è prevista anche la Scuola d’Italia di New York, uno dei principali punti di riferimento per l’istruzione italiana nella città.
L’intesa comprende inoltre forum, webinar, seminari e convegni dedicati alla cultura italiana, alla lingua e alle attività legate al Made in Italy. Per coordinare il lavoro sarà istituito un comitato composto da rappresentanti del ministero e della NIAF, incaricato di promuovere le iniziative e verificarne lo svolgimento, come previsto dall’accordo illustrato dal ministero.




