contrari. Il testo, soprannominato Stabilicum, introduce un sistema prevalentemente proporzionale con un premio di maggioranza e modifica le regole con cui gli italiani all’estero eleggono i propri parlamentari. Per chi vive negli Stati Uniti la cosa principale da sapere è la scomparsa della ripartizione America settentrionale e centrale: alla Camera confluirà in un’area che comprende tutti i continenti esclusa l’Europa, mentre al Senato si voterà in un unico collegio mondiale.
Il voto di giovedì 8 ottobre conclude il percorso parlamentare della riforma, già approvata una prima volta dalla Camera a luglio e modificata dal Senato il 15 settembre. Il testo passa ora al presidente della Repubblica per la promulgazione. Le nuove regole sono destinate alle prossime elezioni politiche, previste nel 2027.
Sul territorio nazionale, lo Stabilicum supera gran parte dei collegi uninominali del Rosatellum, nei quali veniva eletto il candidato che otteneva più voti. I seggi saranno distribuiti soprattutto in proporzione ai consensi raccolti dai partiti, con un premio di 70 deputati e 35 senatori per la lista o coalizione che arriva prima e raggiunge almeno il 42 per cento in entrambe le Camere. Se queste condizioni non si verificano, il premio non viene assegnato. Il meccanismo prevede un limite di 220 deputati e 113 senatori per il vincitore, dal quale sono esclusi gli eventuali eletti all’estero.
Le soglie di accesso alla distribuzione dei seggi sono fissate, in generale, al 3 per cento per le liste e al 10 per cento per le coalizioni, con il recupero della lista più votata sotto il 3 per cento in ciascuna coalizione. Tornano inoltre le preferenze, fino a tre, ma il primo candidato di ogni lista rimane bloccato: se il partito ottiene un seggio, viene eletto prima degli altri, indipendentemente dalle preferenze. La scelta degli elettori riguarda quindi i candidati successivi.
Le forze politiche dovranno anche indicare la persona che intendono proporre al presidente della Repubblica come presidente del Consiglio. Questa indicazione non introduce l’elezione diretta del capo del governo: il voto continuerà a eleggere il Parlamento, e la nomina del presidente del Consiglio resterà affidata al capo dello Stato.
Per gli italiani all’estero, il punto più rilevante riguarda invece la distribuzione geografica della rappresentanza. Il numero complessivo degli eletti rimane di otto deputati e quattro senatori. Finora la circoscrizione Estero era divisa, per entrambe le Camere, in quattro ripartizioni: Europa; America meridionale; America settentrionale e centrale; Africa, Asia, Oceania e Antartide. Ciascuna eleggeva almeno un deputato e un senatore, mentre gli ulteriori seggi della Camera erano distribuiti in base al numero dei residenti italiani.
Con la riforma, alla Camera le ripartizioni diventano due. Quella europea mantiene i suoi confini, compresi i territori asiatici della Russia e della Turchia. Le altre tre vengono accorpate nella ripartizione «Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide». Un italiano residente a New York voterà quindi nello stesso ambito elettorale di un connazionale che vive a Buenos Aires, Tokyo o Sydney. Al Senato l’accorpamento sarà completo: i quattro rappresentanti saranno scelti dai voti dell’intera circoscrizione Estero, senza divisioni continentali.
La conseguenza per il Nord e Centro America si capisce confrontando il nuovo sistema con quello delle ultime elezioni. Nel 2022 questa ripartizione eleggeva due deputati e un senatore. Con lo Stabilicum non avrà più seggi assegnati separatamente: i voti espressi negli Stati Uniti, in Canada e negli altri paesi dell’area concorreranno a eleggere i deputati della nuova ripartizione e i senatori del collegio mondiale.
Questo non impedisce l’elezione di candidati legati alle comunità nordamericane, ma elimina la garanzia di una rappresentanza specifica per quell’area. La differenza è che finora, qualunque fosse il risultato dei partiti, dalla ripartizione dovevano essere eletti propri parlamentari. Con gli accorpamenti, la provenienza degli eletti dipenderà dalle candidature, dai risultati delle liste e dalle preferenze raccolte in territori molto più estesi.
È su questo punto che si concentra la critica di Christian Di Sanzo, deputato del Partito Democratico eletto in America settentrionale e centrale intervenuto ai microfoni de ilNewyorkese a margine della votazione: «Questa legge elimina le Ripartizioni sostituendole con collegi di dimensioni enormi alla Camera e addirittura con un collegio mondiale al Senato. Con collegi così grandi la riforma distrugge quel rapporto tra eletto e elettore che è alla base della rappresentanza nella nostra costituzione. Non è oggettivamente possibile per un eletto rappresentare 6,5 milioni di cittadini – nessuno può tenere contatti e conoscere i problemi di tutte le comunitá del mondo – la rappresentanza degli italiani all’estero sará sempre più di facciata e sempre meno reale».

Di avviso contrario, invece, il deputato di Fratelli D’Italia anch’egli eletto in America settentrionale e centrale Andrea Di Giuseppe, che nel suo intervento in dichiarazione di voto sulla fiducia è invece intervenuto fortemente a favore della riforma affermando che «la rappresentanza degli italiani all’estero non si misura col contachilometri ma con le problematiche».
Il problema sollevato da Di Sanzo, però, riguarda anche la possibilità di farsi conoscere e successivamente seguire e rappresentare comunità distanti tra loro. Con un collegio mondiale per il Senato, un candidato potrà cercare preferenze in qualsiasi continente. È ragionevole attendersi che una competizione su questa scala renda più importanti le reti associative e organizzative capaci di raggiungere elettori in diversi paesi. L’effetto sui risultati, però, dipenderà anche dall’affluenza e dalla scelta dei candidati: l’accorpamento, da solo, non permette di stabilire dove saranno eletti i futuri parlamentari.
All’estero rimane il voto per corrispondenza e resta una disciplina delle preferenze distinta da quella nazionale. Per il Senato si potranno indicare fino a due candidati della lista scelta; alla Camera due nelle ripartizioni che eleggono almeno due deputati. La riforma introduce inoltre un codice identificativo a lettura ottica sul tagliando del certificato elettorale, che l’elettore dovrà firmare prima di restituirlo: l’assenza della firma comporterà l’annullamento delle schede contenute nella busta.




