Una recente analisi di Visual Capitalist ha rimesso gli Stati Uniti in fondo a una classifica in cui finiscono spesso male: quella del tempo libero pagato. Il confronto prende in considerazione 185 paesi e somma le ferie annuali previste per legge alle festività pagate. La media è di 30 giorni all’anno; Francia e Spagna arrivano a 36, il Regno Unito a 28 e l’Iran, primo in classifica, a 53. Gli Stati Uniti risultano penultimi, davanti soltanto alla Micronesia, con 10 giorni.
Negli Stati Uniti la legge federale non garantisce neppure un giorno di ferie pagate: il Fair Labor Standards Act non obbliga le aziende a pagare vacanze, festività o altri giorni in cui non si lavora. Anche nello stato di New York, per la maggior parte dei lavoratori privati, le ferie dipendono dal contratto o dalle politiche aziendali. I federal holidays sono giorni festivi per i dipendenti federali, non giorni di riposo obbligatori per chiunque abbia un lavoro.
Nel 2025 l’80 per cento dei lavoratori del settore privato americano aveva accesso a ferie pagate e, tra quelli con un sistema tradizionale di vacation days, la media dopo un anno di anzianità era di 11 giorni. L’81 per cento aveva inoltre almeno alcune festività pagate, in media otto all’anno. Il problema americano è quindi soprattutto l’assenza di una soglia minima nazionale: due persone con lavori simili possono avere quantità di tempo libero molto diverse semplicemente perché lavorano per aziende diverse.
Per chi invece ha un classico orario dal lunedì al venerdì e un’azienda che riconosce le principali festività federali, i mesi che restano del 2026 sono organizzati abbastanza bene. Da qui all’inizio di gennaio ci sono quattro combinazioni particolarmente convenienti.
Il Columbus Day cade lunedì 12 ottobre ed è sia un federal holiday sia una festività riconosciuta dal calendario dello Stato di New York per i dipendenti statali interessati. Prendendo libero venerdì 9 ottobre si ottengono quattro giorni consecutivi, dal venerdì al lunedì, spendendo un solo giorno di ferie.
È anche uno dei pochi ponti dell’anno che coincide con una stagione in cui andare fuori città ha particolarmente senso. Nell’Hudson Valley il periodo di massimo foliage cade storicamente tra metà ottobre e l’inizio di novembre, mentre negli Adirondacks arriva prima, generalmente tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Il weekend del 12 ottobre è quindi probabilmente più affidabile per Catskills e Hudson Valley che per le zone più settentrionali dello stato, dove parte delle foglie potrebbe essere già caduta. I LOVE NY pubblica durante la stagione aggiornamenti settimanali proprio perché le date cambiano molto in base a temperature, pioggia e altitudine.
Veterans Day cade mercoledì 11 novembre. È una posizione scomoda se si prende soltanto il giorno festivo, ma piuttosto utile aggiungendo giovedì 12 e venerdì 13: due giorni di ferie permettono di stare a casa per cinque giorni consecutivi, dall’11 al 15 novembre.
Per un viaggio breve è probabilmente una finestra più adatta a una città che a una località stagionale: Philadelphia o Washington, per esempio, possono essere raggiunte da New York senza trasformare metà della vacanza in uno spostamento. In alternativa ci sono Catskills e Hudson Valley, ormai fuori dal periodo più affollato del foliage e quindi più adatte a un weekend costruito intorno a un hotel, una spa o qualche giorno senza programmi particolarmente complicati.

Thanksgiving nel 2026 sarà giovedì 26 novembre. Chi ha già libero il giovedì può prendere soltanto venerdì 27 e ottenere quattro giorni consecutivi fino a domenica. Se invece l’obiettivo è avere tutta la settimana, bisogna usare quattro giorni di ferie – lunedì, martedì, mercoledì e venerdì – ottenendo nove giorni liberi consecutivi da sabato 21 a domenica 29 novembre.
È però il ponte meno furbo per improvvisare un viaggio. Thanksgiving è tradizionalmente il periodo dell’anno con il maggior numero di spostamenti negli Stati Uniti: nel 2025 AAA stimò quasi 82 milioni di persone in viaggio per almeno 50 miglia, il record della serie utilizzata dall’organizzazione. Il rientro della domenica fu particolarmente congestionato e, negli aeroporti, la domenica dopo Thanksgiving è stata il giorno più trafficato della settimana in ciascuno degli ultimi cinque anni. Chi vuole utilizzare il ponte per una vacanza vera dovrebbe quindi prenotare prima oppure evitare le giornate più ovvie per partire e tornare.
Il calendario diventa molto più generoso a dicembre. Natale cade venerdì 25 dicembre: prendendo mercoledì 23 e giovedì 24 si può costruire una pausa di cinque giorni fino a domenica 27 con due giorni di ferie. Ma la combinazione più conveniente è un’altra.
Il 1° gennaio 2027 cadrà infatti di venerdì. Prendendo liberi lunedì 28, martedì 29, mercoledì 30 e giovedì 31 dicembre si collegano Natale e Capodanno, ottenendo dieci giorni consecutivi senza lavorare, da venerdì 25 dicembre a domenica 3 gennaio, usando quattro giorni di ferie. Il conto di tre giorni che circola in alcune guide al calendario 2026 nasce da un errore: tratta il Capodanno del 2027 come se cadesse di giovedì, mentre il calendario ufficiale lo colloca correttamente di venerdì.
Per chi vuole andare lontano è il periodo che cambia davvero le possibilità: dieci giorni permettono un viaggio che sarebbe difficile infilare in un normale weekend lungo, dal sud della Florida o dai Caraibi fino a una destinazione con più tappe negli Stati Uniti. È anche la finestra in cui prenotare tardi tende a costare di più, proprio perché Natale e Capodanno concentrano una parte consistente degli spostamenti di fine anno.
Alla fine il conto più utile non è quindi quello dei “cinque weekend con nove giorni di ferie” che si trova facendo semplicemente la somma delle festività. Natale e Capodanno si sovrappongono e Capodanno 2027 cade di venerdì. Per chi dispone di tutte le festività considerate, otto giorni di ferie – uno a ottobre, due a novembre per Veterans Day, uno per Thanksgiving e quattro a fine dicembre – possono produrre quattro pause rispettivamente di 4, 5, 4 e 10 giorni. Sono 23 giorni complessivi lontano dal lavoro distribuiti in quattro periodi, contando weekend e festività. E, per una volta, è il calendario a fare una parte del lavoro.




