L’uomo che pulisce le vasche del Memoriale dell’11 settembre

Da quattordici anni Jim Maroon lavora di notte nelle vasche del Memoriale dell’11 settembre, tra foglie, alghe e oggetti lasciati dai visitatori

Ogni notte, quando i visitatori se ne sono andati, Jim Maroon indossa una tuta impermeabile e scende in una delle due grandi vasche del Memoriale dell’11 settembre, a New York. Ha 54 anni e dal 2012 si occupa della loro pulizia. Lavora cinque notti alla settimana, dalle 23 alle 6, passando un aspiratore sul fondo mentre un collega spazzola la pietra e un altro controlla la pompa. È un lavoro che richiede parecchio tempo: Maroon ha calcolato che per pulire una vasca deve percorrerla 44 volte in un senso e 44 nell’altro. Il suo turno finisce poco prima che il memoriale riapra al pubblico.

Le vasche occupano il perimetro delle due Torri Gemelle, distrutte negli attentati dell’11 settembre 2001. Ciascuna ha una superficie di circa un acro, poco più di quattromila metri quadrati, e si trova circa nove metri sotto il livello della strada. L’acqua scende lungo le pareti di granito nero e raggiunge un’apertura quadrata centrale, profonda altri sei metri circa. Il sistema costituisce la più grande cascata artificiale del Nord America. Quando Maroon lavora, però, l’acqua viene fermata: nel silenzio restano il rumore dell’aspiratore e, ogni tanto, le voci delle guardie di sicurezza che arrivano dall’alto.

La pulizia riguarda soprattutto le foglie degli alberi del parco, che sono circa quattrocento. Sul fondo finiscono anche monete, lattine, giocattoli e qualche macchina fotografica. Le monete vengono destinate al memoriale. Circa cinque anni fa Maroon trovò persino una tartaruga grande quanto un portapranzo: non sa come fosse arrivata lì, ma i lavoratori la portarono negli uffici e la chiamarono Lucky. Per le alghe, invece, intervengono i chimici che trattano l’acqua con il bromo; Maroon rimuove quelle che crescono sulla pietra.

Il luogo ha per lui anche una storia personale. Suo padre lavorava al World Trade Center e Maroon, da ragazzo, ci passava molto tempo. L’11 settembre 2001 aveva un lavoro a poche centinaia di metri dalle torri e stava andando lì quando il primo aereo colpì il complesso. Ricorda il rumore dell’impatto e, più tardi, le persone che si gettavano dalle finestre. Durante il lavoro cerca di non tornare continuamente a quei ricordi, ma nei giorni dell’anniversario è più difficile, soprattutto quando vede i nomi delle vittime incisi sui parapetti. «Se ci pensassi ogni giorno, avrei il cuore spezzato», ha raccontato al New York Times.

Maroon dice di sentire una responsabilità particolare verso le famiglie delle vittime. Vuole che chi arriva al memoriale trovi un luogo curato, anche perché sa che per alcuni visitatori quelle vasche segnano il posto in cui è morto un familiare. Dopo quattordici anni, la difficoltà maggiore non è tanto la fatica fisica quanto la ripetizione: andare avanti, tornare indietro e ricominciare, notte dopo notte. Lui dice di non avere problemi a lavorare da solo e di non voler lasciare il posto, almeno finché il fisico glielo permetterà. Quando finisce il turno, si toglie la tuta e torna a casa, a Staten Island. Poco dopo arrivano i primi visitatori, che vedranno le vasche pulite senza sapere chi se ne è occupato durante la notte.

Immagine di Francesco Caroli

Francesco Caroli

Classe ’97, laurea in Scienze Politiche, scrive di musica dal 2017 per riviste online e cartacee. Appassionato e grande fruitore di rap, nel 2023 ha pubblicato il saggio “Il mutamento delle subculture, dai Teddy boy alla scena trap” per la casa editrice milanese Meltemi.

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