New York ha registrato il primo caso umano di West Nile virus del 2026. La conferma è arrivata mercoledì 19 agosto dal Dipartimento della Salute di New York, in un momento in cui il virus sta circolando tra le zanzare della città molto più di quanto accadesse nello stesso periodo dello scorso anno.
I dati aggiornati del Dipartimento della Salute attribuiscono il caso a un residente di Manhattan e lo classificano come West Nile neuroinvasive disease, la forma più grave della malattia, che può provocare encefalite, meningite o una forte debolezza muscolare.
La persona contagiata vive a New York e aveva trascorso tempo all’aperto sia in città sia in diverse località fuori dai cinque borough. Non è quindi possibile stabilire dove sia avvenuta l’infezione.
Il contagio arriva nel periodo dell’anno in cui il West Nile è normalmente più attivo a New York. Le zanzare che trasportano il virus vengono trovate ogni estate tra giugno e ottobre e la circolazione tende a raggiungere il massimo tra agosto e settembre.
Quest’anno, però, i primi segnali sono arrivati prima e con una frequenza maggiore. Il primo campione positivo è stato trovato il 16 giugno, mentre nel 2025 il virus era comparso nei test soltanto il primo luglio.
Il sistema di sorveglianza della città funziona attraverso trappole collocate in diversi punti dei cinque borough. Le zanzare raccolte vengono riunite in gruppi, chiamati pool, e analizzate per verificare la presenza del West Nile. Un singolo pool può contenere fino a 50 esemplari.
Secondo la tabella aggiornata del Dipartimento della Salute, nel 2026 sono risultati positivi finora 1.284 pool di zanzare: 504 nel Queens, 354 a Staten Island, 252 a Brooklyn, 123 nel Bronx e 51 a Manhattan.

Da luglio la città ha effettuato otto operazioni mirate di controllo delle zanzare nelle aree in cui erano stati individuati pool positivi al West Nile. Secondo il Dipartimento della Salute, questi interventi riducono normalmente di circa il 70 per cento la quantità di zanzare adulte e di oltre l’85 per cento i pool che risultano positivi al virus.
Non tutte le disinfestazioni vengono fatte allo stesso modo. Il Comune utilizza soprattutto due sistemi.
Nelle paludi, nelle zone umide e nelle altre grandi aree naturali non residenziali vengono distribuiti larvicidi, anche attraverso elicotteri. Servono a colpire le larve prima che le zanzare diventino adulte. Gli elicotteri non vengono utilizzati sopra i quartieri residenziali.
Quando invece i dati indicano un rischio elevato di trasmissione, camion del Dipartimento della Salute effettuano trattamenti serali nelle strade e nei parchi dei quartieri interessati per eliminare le zanzare adulte.
Il calendario delle operazioni pubblicato dalla città mostra che durante l’estate gli interventi hanno riguardato soprattutto Queens, Staten Island e Brooklyn, oltre alle grandi aree naturali del Bronx. Tra il 17 e il 19 agosto, per esempio, i camion sono stati utilizzati in una vasta parte di Brooklyn, da Bay Ridge e Bensonhurst fino a Canarsie, East New York, Coney Island e Sheepshead Bay.
La città comunica ogni trattamento con almeno 24 ore di anticipo. Durante la distribuzione dei pesticidi consiglia, quando possibile, di rimanere in casa, soprattutto alle persone con asma o altri problemi respiratori, e di impostare i condizionatori in modalità ricircolo.
Il West Nile non è una presenza nuova a New York. Il virus viene trovato nelle zanzare della città ogni anno dal 1999, quando proprio nell’area di New York furono identificati i primi casi nell’emisfero occidentale.
La maggior parte delle persone che viene infettata non sviluppa alcun sintomo. Circa una su cinque può avere febbre, mal di testa, dolori muscolari, stanchezza, nausea o eruzioni cutanee. In circa un caso su 150 può invece svilupparsi una grave malattia neurologica che interessa il cervello o il midollo spinale e può richiedere il ricovero.
Il rischio aumenta con l’età ed è maggiore per le persone con un sistema immunitario indebolito. Il Dipartimento della Salute segnala, per esempio, che chi ha almeno 65 anni ha una probabilità circa tre volte superiore di sviluppare una forma neurologica rispetto alle persone più giovani.
Anche il numero delle forme gravi registrate in città è aumentato negli ultimi anni. Tra il 2012 e il 2021 a New York venivano diagnosticati in media 16 casi all’anno di West Nile neuroinvasivo. Tra il 2022 e il 2025 la media è salita a 31.
Per ridurre il rischio di contagio, il Dipartimento della Salute raccomanda di utilizzare repellenti registrati dall’EPA, soprattutto all’alba e al tramonto, indossare vestiti che coprano maggiormente la pelle nelle zone con molte zanzare e controllare che le zanzariere di porte e finestre siano integre.

Un’altra precauzione riguarda l’acqua stagnante. Secchi, sottovasi, giochi lasciati all’aperto, grondaie o piccoli contenitori possono diventare luoghi in cui le zanzare si riproducono e andrebbero svuotati almeno una volta alla settimana. Le situazioni persistenti di acqua stagnante in spazi pubblici o privati possono essere segnalate anche al 311.
Il primo caso umano non significa quindi che a New York sia iniziata un’emergenza West Nile. Il virus è una presenza abituale delle estati cittadine. La particolarità del 2026 è soprattutto quanto frequentemente sia già stato trovato nelle zanzare, proprio mentre New York entra nelle settimane in cui il rischio di trasmissione è normalmente più alto.




