Era il 28 luglio del 2001 e al Meadowlands Racetrack, un ippodromo di East Rutherford, nel New Jersey, a pochi chilometri da Manhattan si stava per disputare una corsa di trotto. C’erano le bandiere italiane sugli spalti e un cavallo arrivato dall’altra parte dell’Atlantico, che gli americani non avevano mai visto correre dal vivo: quel cavallo, che sarebbe diventato il più grande trottatore di tutti i tempi, si chiamava Varenne e stava per disputare la sua prima gara negli Stati Uniti.
Venticinque anni dopo, Varenne è morto a 31 anni. La notizia è stata confermata oggi, martedì 18 agosto, all’ANSA da Giampaolo Minnucci, il driver che l’ha accompagnato in quasi tutta la sua carriera. Il Capitano, come era stato soprannominato, si trovava da tempo in un allevamento a Eboli.
Quella corsa americana resta uno dei modi migliori per raccontare che cosa fosse diventato Varenne in quegli anni. In quel 2001 aveva già vinto il Prix d’Amérique a Parigi, il Lotteria di Agnano e l’Elitloppet di Stoccolma. Mancava l’America.
Negli Stati Uniti, quel 28 luglio 2001, Varenne stava per correre la Breeders Crown Open Trot, una delle corse più importanti del trotto nordamericano, con un milione di dollari di montepremi, di cui 500 mila al vincitore.
Il viaggio non era scontato. Secondo una ricostruzione della sua trasferta americana, era la prima volta che Varenne saliva su un aereo. Ad aspettarlo c’era poi un caldo molto forte e soprattutto una pista da un miglio, diversa da quelle sulle quali era abituato a correre in Europa. La notte prima della gara, però, piovve e la temperatura scese.
Al Meadowlands arrivarono anche moltissimi italoamericani. Una cronaca pubblicata pochi giorni dopo la corsa raccontò il traguardo accompagnato dallo sventolio dei tricolori. C’è un aneddoto che rende l’idea di quanto significasse quella gara per tanti italoamericani: alcuni tifosi avrebbero fermato Enzo Giordano, proprietario del cavallo, per chiedergli «Paisà, davvero possiamo battere gli americani?».
È uno di quei ricordi tramandati negli anni, difficile da verificare nelle cronache contemporanee. Ma descrive bene il clima di quella sera: un cavallo italiano che arrivava per la prima volta negli Stati Uniti e una parte della comunità italoamericana dell’area di New York che lo aveva adottato prima ancora della partenza.
Poi Varenne corse.
Minnucci lo portò davanti e il resto durò meno di due minuti. Varenne si staccò progressivamente dagli altri e arrivò al traguardo con quattro lunghezze e mezzo di vantaggio. Il cronometro segnò 1:51.1 sul miglio, circa 1’09″1 al chilometro.
Era il nuovo record mondiale, oltre che il record della pista e della Breeders Crown.
Non è soltanto il ricordo italiano a descrivere quella gara come qualcosa di eccezionale. Nel suo rapporto ufficiale sulla stagione 2001, la New Jersey Racing Commission la inserì tra le prestazioni più memorabili nella storia del Meadowlands. Quella giornata stabilì anche il record di scommesse per una Breeders Crown: oltre 7 milioni di dollari.
Varenne aveva fatto ciò per cui era arrivato negli Stati Uniti. E avrebbe potuto correre di nuovo appena una settimana dopo.
Al Meadowlands era in programma il Nat Ray, con altri 500 mila dollari di montepremi. Questa volta, però, a fermarlo non furono gli avversari. Fu il fisco americano.
Una newsletter di Harness Tracks of America dell’epoca spiegò che gli accordi fiscali applicati alla trasferta consentivano al cavallo una prima corsa senza tassazione negli Stati Uniti. Una seconda partenza avrebbe potuto far scattare le imposte anche retroattivamente, quindi sui 500 mila dollari appena vinti. Esisteva un trattato fiscale tra Italia e Stati Uniti che avrebbe potuto cambiare le cose, ma non c’era abbastanza tempo per chiarirne l’applicazione prima delle iscrizioni.
Così il cavallo che aveva appena battuto tutti rinunciò alla seconda corsa americana per una questione di tasse.
Il legame con New York ebbe comunque un ultimo capitolo. Nel 2010 Varenne fu scelto per entrare nella Living Horse Hall of Fame dell’Harness Racing Museum di Goshen, nello Stato di New York. La cerimonia si tenne il 4 luglio, nel giorno dell’Indipendenza americana.
Era passato quasi un decennio da quella sera al Meadowlands. Varenne aveva nel frattempo concluso una carriera fatta di vittorie in sette Paesi, record e trasferte in mezzo mondo. Ma per gli Stati Uniti era rimasta soprattutto quella corsa. La prima.
Quella in cui attraversò l’Atlantico, trovò i tricolori ad aspettarlo dall’altra parte e impiegò un minuto, 51 secondi e un decimo per diventare anche un pezzo della storia americana del trotto.




