Sabato 20 giugno Papa Leone XIV visiterà Pavia e Sant’Angelo Lodigiano, in Lombardia. La parte più attesa della giornata sarà nella cittadina lodigiana dove nacque Francesca Saverio Cabrini, la religiosa italiana morta a Chicago nel 1917 e canonizzata nel 1946 da Pio XII. Nel programma ufficiale della visita è prevista una sosta nella parrocchia dei Santi Antonio Abate e Francesca Cabrini, dove il Papa venererà la reliquia del cuore della santa. È un passaggio breve, collocato alla fine di una giornata iniziata a Pavia, ma il luogo scelto dice molto sul modo in cui Leone XIV sta costruendo i primi mesi del suo pontificato.
Cabrini e Leone XIV sono spesso raccontati attraverso gli Stati Uniti. Lei fu la prima cittadina statunitense canonizzata dalla Chiesa cattolica. Lui è il primo Papa nato negli Stati Uniti, a Chicago, la stessa città in cui Cabrini morì dopo quasi trent’anni di lavoro tra emigrati, poveri, malati e orfani. Letta così, la visita potrebbe sembrare una piccola celebrazione del cattolicesimo americano: un Papa americano che va nel paese natale della prima santa americana. La storia però è meno semplice e più interessante, perché entrambi sono diventati “americani” attraversando confini, lingue e comunità diverse, senza ridurre la propria identità a una sola bandiera.
Francesca Cabrini nacque nel 1850 a Sant’Angelo Lodigiano, quando quella parte della Lombardia apparteneva ancora al Regno Lombardo-Veneto. Da giovane voleva partire missionaria per la Cina, seguendo l’immaginario cattolico delle grandi missioni ottocentesche. Le cose andarono diversamente. Nel 1889, su indicazione di Leone XIII, arrivò a New York con alcune consorelle per occuparsi degli italiani emigrati negli Stati Uniti. Erano anni in cui milioni di persone lasciavano l’Europa per cercare lavoro e possibilità altrove, spesso finendo in quartieri sovraffollati, con pochi soldi, poca assistenza sanitaria e una posizione sociale molto fragile.
Cabrini si mosse dentro quel mondo con un pragmatismo notevole. Fondò le Missionarie del Sacro Cuore di Gesù e, nel corso della sua vita, fece decine di traversate oceaniche. Aprì scuole, ospedali e orfanotrofi negli Stati Uniti, in Europa e in America Latina. Le fonti della sua congregazione parlano di 23 traversate atlantiche e 67 istituzioni fondate tra scuole, ospedali e orfanotrofi. Il suo lavoro partì dagli emigrati italiani, che negli Stati Uniti erano spesso poveri e discriminati, ma si allargò presto ad altre comunità. La sua santità, prima ancora che una questione devozionale, fu costruita su una rete molto concreta di edifici, viaggi, raccolte fondi, permessi, personale da formare e persone da assistere.
Quando Cabrini fu canonizzata nel 1946, negli Stati Uniti la sua figura venne raccontata soprattutto come un successo nazionale. Era una cittadina americana, naturalizzata nel 1909, e questo permetteva ai cattolici statunitensi di presentarla come una prova della maturità religiosa del paese. Era una lettura comprensibile, anche perché arrivava subito dopo la Seconda guerra mondiale, in un momento in cui gli Stati Uniti si stavano raccontando come una potenza vincitrice e indispensabile. Però Cabrini non rientra davvero in una storia tutta americana. La sua vita cominciò in un paese lombardo, passò da Roma, New York, Chicago, Buenos Aires e molte altre città, e fu segnata dalla condizione di chi parte e deve ricostruire una vita altrove.
Anche Leone XIV ha una biografia meno nazionale di quanto dica la formula “Papa americano”. Robert Francis Prevost è nato a Chicago nel 1955, è agostiniano, ha studiato e lavorato a lungo a Roma e ha trascorso molti anni in Perù. Nel 2015 ottenne la cittadinanza peruviana e nello stesso anno fu nominato vescovo di Chiclayo, incarico mantenuto fino al 2023, quando papa Francesco lo chiamò a Roma come prefetto del Dicastero per i vescovi. La sua elezione ha rotto una vecchia esitazione del Vaticano verso l’idea di un Papa statunitense, ma lo ha fatto proprio perché Prevost non era percepito soltanto come un uomo della Chiesa americana. Era un religioso con una formazione romana, un lungo lavoro pastorale in America Latina e un ruolo centrale nella scelta dei vescovi nel mondo.
Per questo la visita a Cabrini parla soprattutto di migrazione. Negli ultimi mesi Leone XIV ha insistito più volte su questo tema, e il 4 luglio sarà a Lampedusa, l’isola italiana diventata uno dei luoghi simbolo degli arrivi via mare verso l’Europa. La data è inevitabilmente carica di significato: mentre gli Stati Uniti celebreranno l’anniversario dell’indipendenza, il primo Papa nato negli Stati Uniti sarà su un’isola associata ai naufragi, ai soccorsi, ai centri di accoglienza e alle politiche europee sulle frontiere. È una scelta che rende difficile usare la sua nazionalità come semplice motivo d’orgoglio patriottico, soprattutto in una fase in cui l’amministrazione Trump ha riportato al centro della politica americana una linea molto dura sulle deportazioni e sul controllo dell’immigrazione.
Sant’Angelo Lodigiano, allora, non sarà solo il paese natale di una santa famosa. Sarà il punto da cui rileggere due biografie cattoliche attraversate dagli spostamenti. Cabrini lasciò la Lombardia e trovò negli emigrati italiani il centro del proprio lavoro. Leone XIV lasciò gli Stati Uniti e costruì una parte decisiva della propria identità ecclesiale in Perù. In entrambi i casi, l’appartenenza americana esiste, ma non basta a spiegare la storia. La lezione più chiara della visita è questa: alcune figure diventano importanti proprio perché non stanno ferme dentro un confine solo. Cabrini scrisse che il mondo era troppo piccolo per limitarsi a un punto. Leone XIV, andando da lei e poi a Lampedusa, sembra voler ripartire da lì.




