Una capsula del tempo per raccontare la New York di oggi tra cinquant’anni

È un'iniziativa partita per le celebrazioni dei 250 anni dalla fondazione degli Stati Uniti e che si concluderà nel trecentesimo anniversario

Le capsule del tempo hanno qualcosa di paradossale: nascono quasi sempre dall’idea che il presente stia scorrendo troppo in fretta per essere ricordato da solo. Da più di un secolo città, scuole e istituzioni nascondono oggetti comuni nella speranza che, decenni dopo, qualcuno possa usarli per capire com’era la vita di un’altra epoca. È quello che sta accadendo anche a New York, dove i residenti sono chiamati a scegliere un oggetto abbastanza piccolo da entrare in una capsula del tempo e abbastanza rappresentativo da parlare della città a chi la abiterà tra cinquant’anni. Il progetto fa parte delle celebrazioni per America 250, il 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti, e prevede che la capsula resti chiusa fino al 4 luglio 2076, quando il paese celebrerà il suo tricentenario. L’idea è lasciare ai newyorkesi del futuro un pezzo materiale del 2026, non una ricostruzione ordinata fatta dagli storici, ma una raccolta di ricordi scelti da chi oggi vive la città.

A promuovere il progetto è John C. Liu, senatore statale democratico che rappresenta una parte del Queens. Liu ha invitato i newyorkesi a contribuire con fotografie, lettere, opere d’arte o altri piccoli cimeli capaci di raccontare il presente. Gli oggetti dovranno avere dimensioni contenute, più o meno quelle di un mazzo di carte, e potranno essere rifiutati se non rispettano i requisiti di materiale o di conservazione. È un limite pratico, ma dice anche qualcosa sul senso dell’iniziativa: non si tratta di depositare monumenti, ma tracce minute della vita quotidiana.

La capsula sarà assemblata domenica 28 giugno alle 13 alla Francis Lewis High School, a Fresh Meadows, nel Queens, durante una festa pubblica organizzata per America 250. L’evento sarà gratuito e comprenderà cibo, musica dal vivo, giochi, attività per famiglie e rievocazioni storiche. Il momento centrale sarà l’inserimento degli oggetti nella capsula: un gesto cerimoniale, certo, ma anche un modo per costringere le persone a decidere cosa del presente meriti di essere conservato. Una foto di un isolato, un biglietto scritto a mano o il ricordo di un negozio di quartiere possono dire più di molte celebrazioni ufficiali.

Dopo l’evento, la capsula sarà trasferita alla filiale di Main Street della Queens Public Library, a Flushing, dove resterà esposta al pubblico per i prossimi cinquant’anni. Verrà aperta il 4 luglio 2076. Per chi la guarderà allora, gli oggetti raccolti non racconteranno solo com’era New York nel 2026, ma anche quali cose i suoi abitanti pensavano valesse la pena salvare: i prezzi, le abitudini, i quartieri che cambiavano, le piccole ossessioni quotidiane, e forse anche qualche segno di una città che, come sempre, sembrava sul punto di diventare irriconoscibile.

Immagine di Francesco Caroli

Francesco Caroli

Classe ’97, laurea in Scienze Politiche, scrive di musica dal 2017 per riviste online e cartacee. Appassionato e grande fruitore di rap, nel 2023 ha pubblicato il saggio “Il mutamento delle subculture, dai Teddy boy alla scena trap” per la casa editrice milanese Meltemi.

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