Once Upon a Dream: il gala di beneficenza di Lenox Hill

Nella serata di ieri, negli spazi di Cipriani sulla 42nd strada a New York, si è svolto lo Spring Gala 2026 di Lenox Hill Neighborhood House, storica organizzazione fondata nel 1894 che oggi offre servizi educativi, assistenza agli anziani, sostegno alimentare e programmi sociali per famiglie e persone vulnerabili dell’Upper East Side. L’edizione di quest’anno, intitolata Once Upon a Dream, unisce raccolta fondi e interior design in una cena di beneficenza trasformata in una grande mostra immersiva, in cui designer e floral artist interpretano liberamente il tema attraverso tavoli scenografici.

Nel corso della serata è stato reso omaggio alla deputata statale Rebecca A. Seawright, il ceramista e designer Christopher Spitzmiller e Wilkinson Global Asset Management, società di consulenza finanziaria che sostiene da anni l’endowment dell’organizzazione.

Seawright, che rappresenta il 76esimo distretto di New York e presiede l’Assembly Aging Committee, è una figura centrale per le politiche dedicate agli anziani e alle persone con disabilità. Negli anni ha ottenuto consistenti finanziamenti pubblici per centri anziani, scuole, parchi e organizzazioni non profit, inclusa Lenox Hill Neighborhood House. Durante la serata, ha ribadito a questo giornale il proprio sostegno all’organizzazione: «Sono al loro fianco perché offrono servizi davvero straordinari, non solo agli anziani, ma anche alle persone senza dimora e ai bambini. È proprio di questo che abbiamo bisogno: più servizi concreti, dove le politiche pubbliche si trasformano in sostegno reale per la comunità».

Christopher Spitzmiller, invece, è noto nel mondo del design americano per le sue lampade in ceramica dalle smaltature intense e per un’estetica classica ma riconoscibile.

Attorno a loro si muove una rete di sostenitori: collezionisti, interior designer e imprenditori newyorkesi. Tra i nomi più visibili figurano Juan A. Sabater, presidente del board, Rachel Bender, executive director della Neighborhood House, Diana Ronan Quasha, gala chair emerita, oltre a Lindsey Coral Harper e Harry Heissmann, design chairs dell’edizione 2026. 

Ogni tavolo viene concepito come una piccola bomboniera. Anthony Bellomo dedica a Spitzmiller Peony Dream, un omaggio alla sua peonia preferita, mentre Anthony Taccetta costruisce una fuga immaginaria fatta di metallici freddi, composizioni eteree e dettagli teatrali. Antonio DeLoatch lavora invece sul concetto di arrivo e trasformazione con Illuminated Arrival, una tavola incentrata sulla luce come simbolo di cambiamento.

Brianna Scott Interiors e Via Amandola firmano Celestine, una composizione lunare e luminosa costruita su avori, riflessi e orchidee scultoree. Daniella Feldman con Edges of a Dream porta invece in scena un romanticismo quasi vittoriano, con urne di vetro contenenti pesci rossi e una palette rosa iridescente ispirata in parte a Wuthering Heights.

Dean Yoder sceglie la spettacolarità narrativa di 1001 Arabian Nights, con tappeti volanti, richiami a Fez e riferimenti al racconto di Scheherazade. Elizabeth King preferisce il simbolismo della metamorfosi in Butterfly Garden, una tavola massimalista popolata da farfalle, motivi botanici e dettagli decorativi molto elaborati.

Emily Hodge guarda invece alla Francia e ai tessuti di Antoinette Poisson per Rêverie en Bleu, giocata su blu, ambra e composizioni verdi in vaso antico. Esencial Hogar rilegge The Jungle Book in chiave sofisticata, mentre Flowers by Special Arrangement costruisce Clouds in the Sky, un tavolo che usa fiori blu e bianchi per evocare nuvole e orizzonti aperti.

Tra i concept più newyorkesi c’è City of Dreams di Gingham & Gable, che inserisce miniature di brownstone, tessuti Scalamandré e un omaggio ai leoni della New York Public Library. Grace Kaynor propone invece una fuga marina con Smooth Sailing, fatta di ortensie come onde e una nave al centro tavola.

Molti designer lavorano invece sull’immaginario fiabesco. Harry Heissmann si ispira a Jack and the Beanstalk, Houz of Rebel reinterpreta Sleeping Beauty attraverso una foresta incantata, mentre JLW Interiors e Nsombi Woodson Design costruiscono uno dei tavoli più narrativi della serata: Through the Enchanted Looking Glass, una foresta da attraversare fisicamente e simbolicamente, tra marmo verde, libri vintage e creature boschive.

Jolie Korek immagina un tavolo sospeso attorno a una cornice fluttuante che diventa portale verso il sogno, mentre Katherine Gold crea Bedtime Stories, una celebrazione dei rituali serali e del momento in cui la lettura accompagna al sonno.

Tra i concept più personali c’è Dreams of Home di Maison Sheik, ispirato alla memoria di un cortile familiare nella Siria rurale e trasformato in riflessione su casa, diaspora e identità.

Accanto a loro, Sarah Chesters e Dennis Remorca riflettono sul tema della riparazione con Kintsugi Dreams, mentre Tamara Stephenson porta il mare in sala con Neptunes Dream. Taylor Doyle unisce botanica e riferimenti a Neverland, Jared M. Clark costruisce un omaggio equestre all’Anno del Cavallo e TRP Interiors propone una tavola più intima.

Sarah Baderna Studio e Matilde Droz Blanc, invece, hanno intitolato il loro tavolo Between Dream and Dawn: in a half remembered forest. Più che raccontare una fiaba precisa, il progetto lavora su una sensazione. «Il tavolo si ispira al tema generale del gala, Once Upon a Dream, che ci invitava a riflettere su quella zona intermedia tra la veglia e il sogno», racconta Mathilde Droz Blanc. «Ci siamo immaginate una foresta in cui non si capisce bene se si è ancora svegli o già immersi nel sonno».

La tavola è costruita come un frammento di memoria: una foresta che non appartiene più del tutto alla notte ma neanche al giorno. Muschio, rami irregolari, verdi smorzati e bagliori appena accennati compongono una scena volutamente sfocata, quasi come un sogno che si tenta di trattenere appena svegli.

«Non volevamo ispirarci a un luogo geografico preciso, ma a una sensazione». «C’è una componente molto emotiva: l’idea che il tempo rallenti, che ci siano calma e conforto, ma anche mistero e un piccolo elemento di inatteso».

Anche la palette cromatica segue questa logica. «Abbiamo scelto i verdi della foresta e del muschio, con tonalità a volte più intense e altre più silenziose, insieme al bianco, per evocare qualcosa di etereo», afferma Droz Blanc. «Gli steli floreali emergono quasi come cotone, per restituire quella sensazione di sospensione tipica del sogno, quando non si capisce bene cosa stia succedendo e ci si lascia semplicemente cullare dai colori e dall’atmosfera».

L’idea non è trasportare l’ospite in un mondo fantastico ma in uno spazio mentale. È una tavola che sembra meno interessata alla performance e più alla costruzione di atmosfera.

In un gala dove molte tavole raccontano il sogno come spettacolo, Sarah Baderna Studio e Mathilde Droz Blanc lo interpretano come soglia: quel momento fragile in cui non si è ancora del tutto usciti dall’immaginazione.

Immagine di Maria Francesca Buono

Maria Francesca Buono

Mariafrancesca Buono, originaria di Ischia, è filologa e critica letteraria. Alla formazione umanistica affianca un costante interesse per ambiti interdisciplinari, che l’ha portata ad approfondire l’ambito comunicativo, il videomaking e l’intelligenza artificiale. Il suo percorso riflette la convinzione che, in una società in continua trasformazione, le competenze trasversali siano essenziali per comprendere e interpretare la complessità del presente.

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