In California si discute una tassa una tantum sui miliardari

Per ora è solo una proposta di legge su iniziativa popolare che deve ancora raccogliere le firme necessarie, ma ha già sollevato parecchia opposizione, compresa quella del governatore democratico Newsom; ma c'è anche qualche miliardario d'accordo

In California sta prendendo forma una proposta di legge su iniziativa popolare che punta a introdurre una tassa patrimoniale straordinaria sui miliardari, ma che rischia di produrre effetti economici prima ancora di arrivare alle urne. Il provvedimento, denominato 2026 Billionaire Tax Act, prevede un prelievo una tantum del 5 per cento sul valore complessivo degli asset dei miliardari residenti nello Stato. Al momento la misura è ancora nella fase di raccolta firme: ne servono circa 90 mila per poterla sottoporre al voto popolare nel novembre 2026.

La proposta ha già incontrato una forte opposizione politica, a partire dal governatore democratico Gavin Newsom. Intervenendo con il New York Times, Newsom ha definito il progetto «davvero dannoso» e in seno alla «cattiva economia», dicendo di essere convinto che verrà bocciato. Secondo il governatore, una tassa che colpisce il patrimonio e non il reddito rappresenta «qualcosa di molto diverso» rispetto all’attuale sistema fiscale californiano, che già applica l’aliquota massima più alta degli Stati Uniti sui redditi elevati. Newsom ha aggiunto che una misura di questo tipo avrebbe più senso a livello federale, sottolineando che uno Stato, da solo, è in concorrenza fiscale diretta con gli altri 49.

A promuovere l’iniziativa è il sindacato dei lavoratori della sanità SEIU-UHW, che lega esplicitamente la proposta ai tagli federali a sanità, istruzione e programmi di assistenza alimentare introdotti dall’amministrazione Trump con il cosiddetto Big, Beautiful Bill. Secondo il sindacato, il contributo straordinario richiesto ai miliardari servirebbe a evitare un ridimensionamento dei servizi pubblici essenziali in California, finanziando il sistema sanitario, l’istruzione pubblica dalla scuola dell’infanzia alle superiori e i programmi statali di sostegno alimentare. Il sito della campagna precisa che la tassa riguarderebbe circa 200 persone, con un patrimonio complessivo stimato in circa 2 mila miliardi di dollari.

La discussione avviene in uno Stato che ospita il maggior numero di miliardari del paese, ma dove alcuni grandi nomi del settore tecnologico e finanziario stanno già riducendo la propria esposizione. Tra questi figurano Larry Page, cofondatore di Google, Peter Thiel, cofondatore di PayPal, David Sacks di Craft Ventures e Larry Ellison, amministratore delegato di Oracle. Page ha acquistato immobili per circa 173 milioni di dollari a Miami e ha iniziato a spostare asset fuori dalla California; Thiel ha annunciato l’apertura di un ufficio di Thiel Capital a Miami alla fine del 2025; Sacks ha trasferito la propria residenza da San Francisco ad Austin, in Texas, dove ha aperto una nuova sede della sua società. Newsom ha commentato questi movimenti dicendo che confermano le sue preoccupazioni, spiegando che «è esattamente ciò contro cui avevo messo in guardia».

Le reazioni del mondo legale e imprenditoriale non si sono fatte attendere. A dicembre l’avvocato Alex Spiro, che rappresenta clienti di spicco come il miliardario Elon Musk, ha inviato una lettera al governatore avvertendo che la misura potrebbe «innescare una fuga di capitali e innovazione dalla California», aggiungendo che diversi suoi assistiti avrebbero intenzione di trasferirsi in modo permanente in caso di approvazione della tassa. Non è la prima volta che nello Stato si tenta di introdurre una tassa sulla ricchezza: nel 2024 una proposta dell’assembleare Alex Lee prevedeva un’imposta annuale dell’1 per cento sui patrimoni superiori ai 50 milioni di dollari, e dell’1,5 per cento per i miliardari, ma anche in quel caso Newsom si era espresso contro.

All’interno della stessa élite economica californiana, però, non mancano posizioni diverse. Jensen Huang, amministratore delegato e presidente di Nvidia, ha dichiarato a Bloomberg Television di essere «perfettamente a suo agio» con l’idea della tassa. «Abbiamo scelto di vivere nella Silicon Valley», ha detto, aggiungendo che le regole fiscali fanno parte di quella scelta.

Immagine di Francesco Caroli

Francesco Caroli

Francesco Caroli, nato a Taranto, ha iniziato a scrivere di musica e cultura per blog e testate online nel 2017. È autore per le riviste cartacee musicali L'Olifante e SMMAG! e caporedattore per IlNewyorkese. Nel 2023 ha pubblicato il saggio "Il mutamento delle subculture, dai teddy boy alla scena trap" per la casa editrice milanese Meltemi.

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