Le NBA Finals 2026 sono tutt’altro che chiuse. Dopo aver vinto in trasferta le prime due partite, i Knicks si sono dovuti arrendere alla reazione di Wemby & Co in Gara 3 al Madison Square Garden. Il successo per 115-111 consente alla squadra texana di accorciare sul 2-1 e restituisce equilibrio a una finale che sembrava ormai indirizzata verso New York.
Per la Grande Mela è stata una serata attesa da quasi tre decenni. Il Madison ospitava una partita di Finals NBA per la prima volta dal 1999 e l’atmosfera era quella delle grandi occasioni.
Tra le numerose personalità presenti sugli spalti c’era anche il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, accolto però da fischi quando la sua immagine è apparsa sui maxi schermi durante l’inno nazionale.
Sul parquet la festa si è trasformata presto in preoccupazione per i tifosi di casa. Gli Spurs hanno iniziato la gara con grande aggressività, approfittando di un approccio nervoso dei Knicks. Le palle perse di New York hanno alimentato la fiducia degli ospiti, capaci di trovare ritmo offensivo e di costruire rapidamente un vantaggio in doppia cifra.
San Antonio ha mostrato fin da subito un piano partita chiaro: coinvolgere Victor Wembanyama vicino a canestro e sfruttare gli spazi creati dal francese per colpire dall’arco. La strategia ha funzionato e gli Spurs hanno chiuso il primo quarto con undici punti di vantaggio, silenziando per lunghi tratti il pubblico del Garden.
La reazione dei Knicks è arrivata nel secondo periodo. Con Jalen Brunson momentaneamente a riposo, è stato OG Anunoby a caricarsi la squadra sulle spalle. L’ala canadese ha cambiato il volto della partita con energia, difesa e canestri pesanti, guidando una rimonta che ha completamente ribaltato l’inerzia dell’incontro. New York è rientrata negli spogliatoi avanti di sette punti dopo aver chiuso il primo tempo con un parziale impressionante.
Come spesso accade nelle grandi serie, però, la risposta degli Spurs non si è fatta attendere. Al rientro in campo San Antonio ha ritrovato intensità e precisione offensiva. Julian Champagnie, Stephon Castle e soprattutto Wembanyama hanno riportato immediatamente la squadra a contatto, mentre il quarto fallo di Brunson nel terzo periodo ha complicato i piani dei Knicks.
L’ultimo quarto si è trasformato nel palcoscenico perfetto per il fenomeno francese. Wembanyama ha preso il controllo della partita nei momenti decisivi, mettendo in mostra tutto il suo repertorio: canestri da fuori, presenza difensiva e giocate da leader. I suoi 32 punti, accompagnati da otto rimbalzi, sei assist e tre stoppate, hanno rappresentato la risposta migliore alle critiche arrivate dopo gli errori decisivi sul finale di Gara 2.
New York ha provato a restare aggrappata alla partita grazie al talento di Brunson, autore di 32 punti, e alla straordinaria prestazione di Anunoby, che ha chiuso con 28. Ma questa volta l’attacco dei Knicks si è inceppato proprio nel momento più importante. Le difficoltà offensive nell’ultima frazione hanno permesso agli Spurs di mantenere il controllo e di arrivare avanti nel finale.
Quando il Madison ha tentato l’ultima spinta per trascinare i Knicks alla rimonta, è stato De’Aaron Fox a trovare il canestro che ha spezzato definitivamente le speranze dei padroni di casa. Pur vivendo una serata difficile al tiro, il playmaker ha trovato la giocata più importante della sua partita nel momento decisivo. Da lì in avanti San Antonio ha gestito con freddezza i possessi conclusivi, chiudendo il match dalla lunetta.
Per New York si interrompe così una straordinaria striscia di tredici vittorie consecutive nei playoff, mentre gli Spurs dimostrano di avere ancora le risorse per lottare per il titolo. La serie resta nelle mani dei Knicks, avanti 2-1, ma il successo esterno dei texani cambia completamente la prospettiva delle Finals.
Gara 4 diventa ora un crocevia fondamentale. Un’altra vittoria degli Spurs riporterebbe tutto in perfetta parità, mentre per New York nulla è perduto e mantiene un “break” di vantaggio nella serie: avrà l’occasione di riprendersi immediatamente il vantaggio e avvicinarsi nuovamente a quel titolo NBA che in città manca dal lontano 1973.




