Cosa devi sapere quest’anno sull’AFC, squadra per squadra

Sedici squadre, quattro division, una sola domanda che le attraversa tutte: chi era davvero forte l’anno scorso, e chi lo sembrava solo sulla carta? Ecco tutto quello che serve sapere prima che si torni in campo, division per division.

AFC East

C’è una linea netta che taglia in due l’AFC East quest’anno: chi gioca per adesso, chi gioca per dopo. Buffalo ha da anni il quarterback più forte della lega, Josh Allen, e da altrettanti non riesce a tornare al Super Bowl che non ha mai vinto: l’ultima finale giocata risale al 1993. L’ennesima uscita ai playoff è costata la panchina a Sean McDermott, sostituito da Joe Brady con un mandato chiaro, stavolta fino in fondo. I New England Patriots, invece, un anno fa erano l’ultima squadra di cui si parlava: sono arrivati al Super Bowl LX, perso 29-13 contro Seattle, la sesta sconfitta al Super Bowl della loro storia, record NFL. Ma con Drake Maye al secondo anno e Mike Vrabel in panchina, non sono più la sorpresa: sono quelli da battere. Sullo sfondo, Miami e i Jets giocano un’altra partita. I Dolphins hanno smontato tutto: allenatore, Tua Tagovailoa dopo sei anni, i ricevitori Hill e Waddle, per ripartire da zero attorno a Malik Willis. I Jets convivono con il digiuno di playoff più lungo tra tutti i grandi sport nordamericani, quindici stagioni, e hanno richiamato Geno Smith per fermare l’emorragia dopo tre vittorie in tutta la stagione scorsa.

AFC North

Nell’AFC North cambiano tre allenatori su quattro, ma la domanda di fondo resta la stessa: chi tra questi quarterback riuscirà finalmente a vincere quando conta davvero? A Baltimore, Lamar Jackson è due volte MVP e ha uno dei migliori record da titolare della sua generazione, eppure a gennaio si ritrova sempre a guardare la finale da casa: la scorsa stagione, devastata dagli infortuni, si è chiusa con un field goal sbagliato nell’ultima gara e con il primo cambio di allenatore dei Ravens dal 2007. A Pittsburgh, Mike Tomlin, diciannove stagioni senza mai un record negativo, un’era intera, se n’è andato comunque e al suo posto arriva Mike McCarthy per un’ultima stagione insieme ad Aaron Rodgers, che a 42 anni ha già detto che sarà la sua ultima in NFL. Cleveland ha spedito via Myles Garrett, difensore dell’anno in carica, e affronta la stagione senza sapere nemmeno chi sarà il suo quarterback tra Deshaun Watson e il rookie Shedeur Sanders. Cincinnati, invece, tiene tutto com’era: stesso allenatore, stesso Joe Burrow, ma ha finalmente investito sulla difesa che per anni ha sprecato il suo attacco, tra i migliori della lega.

AFC South

Nell’AFC South la stagione scorsa è stata un ribaltone completo, e il filo conduttore è lo stesso di sempre: quattro quarterback, quattro esami diversi. Jacksonville sembrava una squadra di passaggio fino a quando Trevor Lawrence non ha chiuso l’annata giocando il miglior football della sua carriera, trascinando i Jaguars a otto vittorie di fila e al titolo di division dopo due anni fuori dai playoff. Houston ha di nuovo una delle difese più forti della NFL, ma il suo quarterback, C.J. Stroud, ha perso palla sette volte in due partite ai playoff, complicando una stagione da vincere sulla carta. Indianapolis viveva un sogno: otto vittorie nelle prime dieci gare, tra le favorite per l’AFC, finché l’infortunio al tendine d’Achille di Daniel Jones non ha coinciso con sette sconfitte di fila e l’ennesima stagione fuori dai playoff per una squadra che non vince la division dal 2014. Tennessee, che ha scelto Cam Ward con la prima chiamata assoluta, ha cambiato tutto lo staff tecnico attorno a lui dopo un’annata da tre vittorie, nella speranza che il quarterback del futuro trovi finalmente le condizioni giuste per crescere.

AFC West

Nell’AFC West si è capovolta una gerarchia che durava da un decennio, e il prezzo pagato è stato altissimo. Kansas City aveva vinto la division nove anni di fila; la scorsa stagione è crollata a 6-11, fuori dai playoff per la prima volta da oltre dieci anni, con Patrick Mahomes che si è rotto il crociato a dicembre. A prendersi la corona sono stati i Denver Broncos, arrivati fino alla finale di conference con un Bo Nix da record, ma proprio nella vittoria dei playoff che ha eliminato Buffalo, Nix si è rotto una caviglia, ed è stata quella l’assenza decisiva nella sconfitta contro i Patriots. Justin Herbert e i Chargers restano il solito paradosso: ai playoff in tre delle ultime quattro stagioni, mai una vittoria post-season in carriera. Las Vegas, invece, riparte quasi da zero, peggior record della lega, prima scelta assoluta usata sul quarterback Fernando Mendoza, e un nuovo allenatore arrivato dritto dalla squadra che ha appena vinto il titolo, i Seattle Seahawks.

Verso settembre

Chi parte avanti nell’AFC quest’anno? Le quotazioni delle scommesse, che vanno prese come stime del mercato, non come verità garantite, indicano soprattutto due squadre: Denver, che riparte da dove si era fermata, con Bo Nix guarito e la rosa più completa della gestione Payton, e Kansas City, che ritrova Patrick Mahomes e prova a riprendersi in un anno solo il trono perso in una sola stagione. Buffalo resta lì, stessa domanda aperta con un allenatore nuovo a dover rispondere. New England, dopo la finale persa, parte da favorita più che da sorpresa. Dietro a questo gruppo di testa, una fila di squadre pronte a inserirsi: Jacksonville, che difende il titolo di division; Houston, se la difesa continua a coprire un attacco ancora incostante; Cincinnati, se la difesa rifatta mantiene le promesse; i Chargers di Justin Herbert, quotati da alcuni bookmaker addirittura davanti ai Chiefs per il titolo della AFC West. Tutte le altre: Titans, Raiders, Dolphins, Jets, Browns; hanno già fatto capire, più o meno apertamente, che il 2026 non è l’anno del risultato: è l’anno in cui si costruisce quello dopo.

Immagine di Claudio Lanaro

Claudio Lanaro

Italo americano, fondatore di una delle principali community italiane dedicate alla NFL, porta ogni giorno cultura, storie e identità del football al pubblico. Arbitro Fidaf e voce della IFL per i Lazio Marines, ha l’obiettivo di far vivere questo sport non solo come una partita, ma come un’esperienza

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