C’è un po’ di tensione attorno ai prezzi delle finali di NBA

Alcuni biglietti sono arrivati a costare centinaia di migliaia di dollari, ma anche se la media di rivendita resta circa 3.000 dollari, il prezzo è percepito come assolutamente esagerato: i Knicks hanno provato a risolvere, ma non basta

I New York Knicks non arrivavano alle Finals Nba dal 1999. Per questo il ritorno della squadra all’ultimo turno dei playoff ha un peso che a New York va oltre il basket: riguarda una delle franchigie più seguite della città, il Madison Square Garden e una generazione di tifosi che non aveva mai visto i Knicks giocarsi il titolo. Le Finals cominceranno il 3 giugno, con le prime due partite in trasferta contro la vincente tra Oklahoma City Thunder e San Antonio Spurs; le prime gare al Garden saranno l’8 e il 10 giugno.

Il ritorno però è diventato subito anche una storia di prezzi. Durante la prevendita, molti tifosi hanno segnalato sui social biglietti a partire da poco meno di 2mila dollari, con alcune opzioni molto più costose. Sui siti di rivendita, i prezzi per le partite al Madison Square Garden sono saliti oltre i 3mila dollari anche per i posti meno accessibili, mentre alcune inserzioni per i posti migliori sono arrivate a cifre che possono coprire anche il costo di un appartamento: si parla di cifre a cinque zeri, nell’ordine dei 200.000 dollari, decisamente lontani da quel che ci si aspetta da una partita di basket. NBC New York ha scritto che, comunque, già all’inizio della settimana, i biglietti per le partite dei Knicks al Garden venivano rivenduti a più di 3mila dollari.

Il Madison Square Garden Sports, la società che possiede i Knicks, ha provato a spostare parte della responsabilità sui broker, cioè sugli intermediari che comprano biglietti per poi rivenderli a prezzi più alti. È una spiegazione vera solo in parte. Il mercato secondario pesa molto, soprattutto quando la domanda è enorme e l’offerta è limitata, ma il punto è anche un altro: già il prezzo d’ingresso rende quasi impossibile per molti tifosi trattare la partita come un’esperienza normale. Una finale Nba al Garden non è mai stata un evento economico, ma questa volta la distanza tra il tifo popolare e il costo del biglietto è diventata difficile da ignorare.

La stessa tensione si vede in altri eventi sportivi dell’area di New York. I biglietti dello US Open di tennis sono andati in vendita a fine maggio, con una parte della vendita legata a prevendite e rivendite autorizzate. Anche lì, il problema non è solo il prezzo di listino, ma la rapidità con cui alcuni posti finiscono sui mercati secondari. Per la Coppa del Mondo del 2026, che avrà diverse partite al MetLife Stadium del New Jersey, compresa la finale, il sindaco di New York Zohran Mamdani ha annunciato una lotteria da mille biglietti a 50 dollari per i residenti newyorkesi, con trasporto incluso verso lo stadio.

Il caso dei Mondiali è diventato anche politico. Le procuratrici generali di New York e New Jersey, Letitia James e Jennifer Davenport, hanno aperto un’indagine sulle modalità di vendita dei biglietti FIFA per le partite al MetLife Stadium, dopo le segnalazioni di tifosi che sostengono di essere stati penalizzati da cambiamenti nelle categorie dei posti e da meccanismi di prezzo poco chiari. La questione riguarda soprattutto la cosiddetta “scarsità” dei biglietti e l’uso di prezzi dinamici, un sistema che fa salire il costo in base alla domanda.

Intanto, i Knicks hanno annunciato che doneranno 250 biglietti per ciascuna partita casalinga delle Finals a giovani seguiti dalla Garden of Dreams Foundation: almeno 500 biglietti per gara 3 e gara 4, che diventerebbero 750 se la serie tornasse a New York per gara 6. È un gesto che aiuta, ma non cambia il quadro generale. Il basket dei Knicks resta una parte importante dell’identità sportiva di New York, solo che oggi vederlo dal vivo, nel momento più importante degli ultimi ventisette anni, è diventato qualcosa che molti tifosi possono seguire solo da fuori: nei bar, nelle piazze, davanti agli schermi organizzati dalla città, o semplicemente da casa.

Immagine di Francesco Caroli

Francesco Caroli

Classe ’97, laurea in Scienze Politiche, scrive di musica dal 2017 per riviste online e cartacee. Appassionato e grande fruitore di rap, nel 2023 ha pubblicato il saggio “Il mutamento delle subculture, dai Teddy boy alla scena trap” per la casa editrice milanese Meltemi.

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