Curry Hill: dove Midtown profuma di spezie

A Midtown, tra gli alti grattacieli anonimi degli uffici, c’è un breve tratto di Lexington Avenue, compreso tra la 26esima e la 28esima strada, che profuma di spezie. Ci troviamo a Curry Hill, la piccola enclave culturale e gastronomica indiana di Manhattan, che sopravvive orgogliosa con le sue palazzine a pochi piani e le attività commerciali a gestione famigliare, nonostante la continua e frenetica evoluzione del quartiere. Chi conosce New York sa che il grande quartiere indiano della città non è qui ma a Jackson Heights, nel Queens, dove l’Asia ha messo radici nelle strade e nei mercati, con una densità abitativa e commerciale che non ha paragoni a Manhattan. Curry Hill, tuttavia, è una realtà a sé: più piccola e più concentrata, ma non per questo meno interessante da scoprire.

Il mio primo incontro con la cucina indiana autentica non è avvenuto a New York ma a Delhi, la sera del primo giorno di un viaggio in Rajasthan nel 2013, quando ancora disorientata dal fuso orario e dall’impatto con la città, mi sono ritrovata seduta da Saravana Bhavan, una catena storica di ristoranti vegetariani originaria del sud dell’India. Non sapevo cosa ordinare, e fu qualcuno al tavolo accanto a indicarmi il masala dosa. Questa crêpe sottile e croccante di farina di riso fermentata, ripiena di patate speziate, servita con sambar e chutney di cocco, si è rivelata una di quelle esperienze di cibo che non si dimenticano. Più tardi avrei scoperto che Saravana Bhavan ha una sede anche proprio a Curry Hill, all’81 di Lexington Avenue, dove ogni volta che torno mi torna in mente Delhi, il tavolo di formica, la frenesia del ristorante in uno di quei cortocircuiti geografici che solo New York sa generare!

Ma facciamo come sempre un passo indietro e proviamo a capire come si sia sviluppato questo angolo di quartiere. La comunità dell’Asia meridionale inizia a radicarsi a New York in modo significativo dopo il 1965, quando l’Immigration and Nationality Act smantella le quote nazionali che avevano di fatto tenuto fuori dall’America chiunque non fosse europeo, aprendo le porte a un’immigrazione altamente specializzata fatta di medici, ingegneri, professori, molto diversa dall’ondata operaia che aveva caratterizzato le generazioni precedenti. Murray Hill, con i suoi affitti ancora abbordabili e la sua posizione centrale, diventa uno dei punti di approdo naturali prescelti, e il tratto di Lexington intorno alla 28esima, già conosciuto come Little Armenia, viene presto ribattezzato Curry Hill, in un gioco di parole con il nome del quartiere che resiste ancora oggi. A rendere il posto interessante, oltre alla presenza delle spezie di nome e di fatto, è il susseguirsi di ristoranti e negozi indiani, pakistani, bangladesi e sri lankesi, con le loro cucine e le loro culture che nei paesi d’origine portano il peso di tensioni storiche profonde e che qui, in quattro isolati di Midtown Manhattan, sembrano aver trovato una tregua silenziosa e pragmatica.

Il modo più semplice per arrivare a Curry Hill è con la linea 6 della metropolitana. Arrivando a 28th Street e girando a est su Lexington, il quartiere si rivela da solo. La prima cosa che si nota è la sovrapposizione di registri diversi: accanto a un ristorante dall’aria elegante c’è un posto senza nome con sedie di plastica che sforna thali a quindici dollari, accanto a una gioielleria con i sari esposti in vetrina c’è un grocery store dove un uomo anziano conta lenticchie dietro al bancone. È un quartiere che funziona, nel senso più semplice e più newyorkese del termine, e il fatto che tra i suoi frequentatori più fedeli ci siano i tassisti della città, prevalentemente indiani, pakistani e bangladesi, è forse il segno più onesto della sua autenticità. Quando chi conosce quella cucina meglio di chiunque altro sceglie di fermarsi lì, puoi decisamente fidarti! La scelta culinaria spazia dalla cucina del Nord dell’India a quella del Sud con Saravana Bhavan, che porta a Manhattan la cucina vegetariana del Tamil Nadu con i suoi idli soffici al vapore e i dosa croccanti che qui sono identici a quelli che ho scoperto per la prima volta a Delhi.

Prima ancora dei ristoranti, però, c’è un posto che merita un discorso a parte e che in un certo senso precede tutto il resto. Si tratta di Kalustyan’s, al 123 di Lexington Avenue, che non è solo il negozio di spezie più fornito della città ma è, a tutti gli effetti, il luogo da cui Curry Hill ha cominciato a prendere forma. Fondato nel 1944 da Kerope Kalustyan, un armeno arrivato da Istanbul con l’intenzione di esportare acciaio in Turchia, il negozio si sviluppa in quello che allora era un quartiere armeno, vendendo spezie e prodotti del Medio Oriente. Quando negli anni Sessanta e Settanta la comunità indiana comincia ad arrivare in numero significativo, Kalustyan’s si espande per servirla, introducendo ingredienti che a New York non si trovavano altrove, e diventa in questo modo uno dei catalizzatori dell’identità stessa del quartiere. Oggi il negozio è di proprietà di una famiglia bangladese e vende prodotti da oltre ottanta paesi, con scaffali che arrivano al soffitto e una capacità di far perdere il filo a chiunque entri senza una lista precisa. Io ci torno regolarmente per fare scorta di spezie e tisane, e ogni volta esco con almeno tre cose che non avevo pianificato di comprare tra cui dolcetti imbevuti nel miele, una confezione di riso particolare o qualche dattero dalle dimensioni surreali. È uno di quei negozi che ti ricordano perché vale la pena vivere in una città grande!

A Curry Hill i ristoranti si susseguono a pochi passi l’uno dall’altro, spesso gestiti dagli stessi imprenditori che nel tempo hanno costruito piccoli gruppi familiari, coprendo registri diversi della stessa tradizione culinaria. È il caso di Bhatti Indian Grill e Desi Galli, due locali dello stesso proprietario che si rivolgono a momenti diversi della giornata e a stati d’animo diversi: il primo è il posto per una cena più raccolta, con un focus sulla cucina del tandoor, specializzato in chicken tikka mentre Desi Galli è il regno dello street food indiano dove i kathi roll (tortine di paratha arrotolate intorno a vari ripieni) sono imperdibili. Non mancano poi le opzioni vegetariane e il già citato Saravana Bhavan e Kailash Parbat, sono i posti giusti.

Se i ristoranti sono il modo più immediato per entrare a Curry Hill, i negozi sono il modo per capirlo davvero. Oltre a Kalustyan’s, che abbiamo già incontrato, vale la pena fermarsi anche da New Foods of India, al 121 di Lexington, più piccolo e caotico con la tipica atmosfera dei negozi di quartiere che New York sta perdendo sempre più spesso. Completano il quadro le gioiellerie e i negozi di tessuti, sovraffollati di rotoli impilati fino al soffitto, che costeggiano Lexington con le loro vetrine illuminate. Qui si possano acquistare sia i classici sari sia i salwar kameez, le tuniche con i pantaloni che sono diventate il capo quotidiano per molte donne dell’Asia meridionale, e i prezzi sono quasi sempre sorprendenti per la qualità di quello che si trova. Non mancano poi gioielli e ornamenti decorativi che nelle famiglie indiane tradizionali rappresentano una ricchezza personale trasmissibile della donna, una forma di risparmio e di sicurezza indipendente da qualunque altra variabile della vita familiare.

Curry Hill ha un ritmo quotidiano preciso e riconoscibile, ma sa anche inserirsi nelle grandi ricorrenze della cultura indiana. Durante Diwali, il festival delle luci che cade tra ottobre e novembre, le vetrine dei negozi si riempiono di mithai, i dolci tradizionali fatti di latte ridotto, zucchero, zafferano e pistacchi, i ristoranti propongono menu speciali, e l’atmosfera si fa più calda e più conviviale del solito. C’è poi la India Day Parade, la più grande celebrazione dell’indipendenza indiana al di fuori dell’India, che sfila ogni anno lungo Madison Avenue con decine di carri, migliaia di partecipanti e l’Empire State Building illuminato con i colori della bandiera indiana. La parata non passa su Lexington, ma il suo percorso termina a pochi isolati di distanza, e in quei pomeriggi di agosto Curry Hill diventa la continuazione naturale della festa, con i ristoranti che si riempiono e le strade che si animano di un’allegria diversa dal solito. Se volete viverla in prima persona, segnate in agenda la terza domenica di agosto e arrivate a Curry Hill nel tardo pomeriggio, quando la parata è finita e la festa si sposta a tavola.

Curry Hill, come tutti i quartieri etnici di Manhattan, oggi affronta una pressione che non accenna a diminuire. Gli affitti aumentano, i nuovi sviluppi immobiliari trasformano il tessuto edilizio isolato per isolato, e i figli degli immigrati che hanno costruito questo posto si spostano altrove o semplicemente intraprendono percorsi professionali che non passano per l’apertura di un ristorante indiano a Midtown. Il quartiere è sopravvissuto a molte trasformazioni, ma i cambiamenti sono in atto e non accennano a rallentare nonostante questi pochi isolati siano ancora frequentatissimi sia da una clientela affezionata di lunghissimo corso sia dai nuovi arrivi alla ricerca di un punto di riferimento culturale.  Se non ci siete ancora stati, andateci. E se ci siete stati, tornateci magari proprio in un giorno di festa dove la condivisione si fa ancora più profonda.

Questo è il nostro appuntamento mensile con il Giro del Mondo a New York. Se vi siete persi i numeri precedenti, potete ritrovare tutti gli articoli della rubrica sul sito: vi aspettano la Polonia di Greenpoint, la Williamsburg degli ebrei ortodossi e molti altri angoli di mondo, senza mai lasciare la città. Al prossimo mese, con una nuova storia e un nuovo quartiere!

Immagine di Marta Galfetti

Marta Galfetti

Laureata in Psicologia della Comunicazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Si occupa di comunicazione attraverso progetti online e gestisce la pagina Instagram @Nyc_Pics_and_Tips. Vive a New York dal 2010 dove ogni giorno ricerca nuovi stimoli e scoperte.

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