Giovani e benessere: tra equilibrio psicofisico, sostenibilità e relazioni autentiche

La generazione Z rappresenta un punto di svolta nei comportamenti individuali e collettivi, introducendo una nuova logica di priorità basata sulla sostenibilità e sull’autenticità dei rapporti sociali. L’attenzione alla salute mentale ed emotiva, la critica ai brand non etici e la ricerca di legami reali e significativi delineano una società che privilegia la qualità della vita rispetto al consumo effimero

I giovani della generazione Z stanno ridefinendo le priorità della società moderna. A differenza delle generazioni precedenti, per le quali la crescita economica e la carriera rappresentavano obiettivi centrali, i giovani attuali pongono al primo posto l’attenzione del proprio equilibrio psicofisico e la tutela dell’ambiente. Il loro approccio alla vita quotidiana, alle decisioni di consumo e all’esperienza lavorativa è guidato da una forte consapevolezza etica e da un desiderio di coerenza che va oltre la logica del profitto o del possesso materiale. È fondamentale comprendere come la sovraesposizione tecnologica e la pressione sociale stiano influenzando il modo in cui questa generazione percepisce la propria condizione psicofisica, il tempo libero e i legami interpersonali.

È interessante l’articolo di Nicola Barone, scritto per Il Sole 24 Ore e intitolato “Per la generazione Z la parola d’ordine è benessere. Salute fisica e mentale prioritaria”, che mette in luce come i giovani italiani interpretino il concetto di benessere come dimensione complessa, integrando salute interiore, cura del corpo e sostenibilità ambientale nelle proprie abitudini quotidiane e nelle decisioni di consumo.

Secondo l’indagine riportata dal giornalista Barone, “La condizione di benessere nelle sue diverse costituenti e la sostenibilità ambientale guidano sempre più le decisioni di consumo e di vita della nuova generazione, che privilegia esperienze significative rispetto al mero possesso materiale. Il trend è chiaro e consolidato e trova conferma nel Consumer Lab di Bain & Company, l’approfondimento sulle preferenze di consumo e frutto di un’indagine condotta su oltre 1.500 consumatori italiani, appartenenti a diverse generazioni ma con focus sulla Generazione Z (1996-2015). Per quest’ultima, la volontà di vivere uno stile di vita più sano e attento, di abitare in un mondo più sostenibile e porre l’attenzione sul proprio equilibrio psicofisico, si riflette in modo concreto nelle abitudini alimentari, nelle decisioni di acquisto e nelle scelte quotidiane”.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’impatto della sovraesposizione tecnologica. Di fatto, “Sempre più incollata allo smartphone, la nuova generazione fatica a costruire legami autentici e significativi… L’83% dei giovani dichiara di avere un rapporto poco equilibrato con il proprio telefono, mentre il 20% trascorre oltre otto ore al giorno su strumenti elettronici. In media, controllano il dispositivo mobile circa 185 volte al giorno, ovvero 12 volte all’ora… Come conseguenza, il 66% degli intervistati segnala una carenza di sonno dovuta al suo utilizzo, mentre il 43% accusa persino una ridotta produttività”.

Nonostante questi dati preoccupanti, i giovani dimostrano una chiara attenzione verso il recupero dell’equilibrio personale. “Nel tempo libero la nuova generazione mostra una chiara preferenza per l’esercizio fisico e la cura di sé, evidenziando il desiderio di maggiore armonia e di interazioni più genuine. Il 20% degli intervistati italiani dedicherebbe un’ora del proprio tempo libero all’attività motoria, mentre il 17% la utilizzerebbe per dedicarsi alla cura di sé, come rilassarsi o cucinare”.

Un altro punto centrale dell’articolo riguarda la salute mentale e l’equilibrio emotivo. “Per il 77% degli italiani, l’equilibrio interiore rappresenta oggi la priorità assoluta, un dato superiore alla media globale che si attesta, invece, intorno al 71%. In particolare, per i giovani consumatori, la cura della propria serenità psicologica assume un valore maggiore rispetto a qualsiasi altro ambito. Un livello di attenzione analogo emerge anche per la condizione corporea, indicata come prioritaria dal 76% degli intervistati”.

Questa attenzione integrata si riflette anche nelle preferenze di consumo e nei rapporti con i brand. La generazione Z “emerge come la fascia di età più propensa a interrompere i rapporti con brand percepiti come non allineati ai propri valori. Il 57% degli intervistati a livello globale dichiara di aver scelto di non acquistare da un marchio specifico per ragioni etiche. Inoltre, il 75% afferma che smetterebbero di supportare un brand che faccia discriminazione razziale o sessuale nelle proprie campagne pubblicitarie… In Italia, in linea con i trend globali, insieme al settore del food & beverage (52%), è il fashion ad essere quello più boicottato, con una percentuale del 42%”.

Il comportamento dei giovani verso i brand e le preferenze di consumo è coerente con le riflessioni del sociologo Pierre Bourdieu sul capitale simbolico e culturale: le scelte di acquisto diventano espressione di valori personali, strumenti di distinzione sociale e mezzi per affermare l’appartenenza a comunità che condividono principi etici e ambientali. La preferenza per marchi sostenibili e la sensibilità verso pratiche commerciali corrette evidenziano come l’identità e la reputazione personale siano sempre più intrecciate con il consumo consapevole.

I giovani della generazione Z rappresentano un punto di svolta nei comportamenti individuali e collettivi, introducendo una nuova logica di priorità basata sull’equilibrio psicofisico, sulla sostenibilità e sull’autenticità dei rapporti sociali. L’attenzione alla salute mentale ed emotiva, la critica ai brand non etici e la ricerca di legami reali e significativi delineano una società che privilegia la qualità della vita rispetto al consumo effimero. Capire queste dinamiche è fondamentale non solo per le imprese, ma per l’intera collettività, poiché indicano la direzione verso cui stanno evolvendo i valori contemporanei: una comunità in cui il successo non si misura solo in termini economici, ma anche in termini di armonia personale, coesione comunitaria e responsabilità ambientale.

Immagine di Francesco Pira

Francesco Pira

Professore Associato di sociologia dei processi culturali e comunicativi, insegna Comunicazione Strategica, Teorie e Tecniche del Giornalismo Digitale e Giornalismo Sportivo, Social Media e Comunicazione d’Impresa, presso i corsi di laurea magistrale e triennale del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina. A marzo 2024 è stato nominato Presidente della branch Comunicazione Media e Informazione dii Confassociazioni, di cui era stato Vice Presidente e dal giugno 2020 è Presidente anche dell’Osservatorio Nazionale sulle Fake News. Il quotidiano italiano Avvenire l’ha definito uno dei maggiori analisti italiani del fenomeno Fake News.

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