Un giudice federale ha bloccato il fondo da 75 miliardi di dollari con cui lo Stato di New York voleva far pagare alle grandi aziende dei combustibili fossili una parte dei costi provocati dal cambiamento climatico. La legge, approvata nel 2024 e firmata dalla governatrice Kathy Hochul, è stata giudicata incompatibile con la normativa federale.
La decisione è stata presa lunedì 31 agosto dalla giudice Brenda Sannes, a capo della U.S. District Court for the Northern District of New York. Il provvedimento impedisce allo Stato, almeno per ora, di applicare il Climate Change Superfund Act, che avrebbe dovuto raccogliere 75 miliardi di dollari nell’arco di 25 anni.
Il meccanismo prevedeva contributi per 3 miliardi di dollari all’anno a partire dal 2028, destinati a finanziare interventi per rendere New York più resistente alle conseguenze del cambiamento climatico: dalla protezione delle zone costiere ai sistemi contro le alluvioni, fino agli interventi per affrontare il caldo estremo e altri eventi meteorologici sempre più frequenti.
La legge si basava sul principio secondo cui una parte di questi costi non dovrebbe ricadere esclusivamente sui contribuenti. A pagare sarebbero state le aziende considerate responsabili di almeno un miliardo di tonnellate di emissioni di gas serra legate ai combustibili fossili tra il 2000 e il 2018. La cifra richiesta a ciascuna sarebbe stata calcolata sulla base del contributo stimato alle emissioni complessive.
Il modello era stato costruito sul funzionamento dei Superfund utilizzati per la bonifica dei siti contaminati: in quel caso i costi possono essere attribuiti alle aziende responsabili dell’inquinamento, mentre New York aveva provato ad applicare un principio simile alle conseguenze del cambiamento climatico.
Contro la legge avevano fatto ricorso 22 Stati guidati da procuratori generali repubblicani, insieme a organizzazioni imprenditoriali e del settore energetico, tra cui la U.S. Chamber of Commerce. Anche il Dipartimento di Giustizia federale era intervenuto a sostegno dei ricorrenti.
Il nodo principale della sentenza riguarda i limiti dei poteri dello Stato. Secondo Sannes, il Climate Change Superfund Act entra in un ambito già regolato dal Clean Air Act, la legge federale che attribuisce all’Environmental Protection Agency il potere di regolamentare le emissioni atmosferiche.
La giudice ha inoltre stabilito che New York non può utilizzare una legge statale per attribuire costi legati alle emissioni prodotte in altre parti degli Stati Uniti e nel resto del mondo. Il provvedimento avrebbe coinvolto anche società straniere e, secondo la sentenza, avrebbe quindi interferito con la competenza del governo federale nelle relazioni con altri Paesi.
La legge non prevedeva una tassa sulle emissioni future, ma un contributo calcolato sulla produzione di combustibili fossili avvenuta tra il 2000 e il 2018. Era proprio questa caratteristica a permettere allo Stato di sostenere che il fondo non fosse uno strumento per regolamentare le emissioni, ma un sistema per distribuire i costi dei danni climatici. La giudice non ha accolto questa interpretazione.
Il Climate Change Superfund Act era stato firmato da Hochul nel dicembre del 2024 dopo anni di discussione ad Albany. New York era diventato il secondo Stato americano, dopo il Vermont, ad adottare un sistema di questo tipo.
Per New York City la questione riguarda soprattutto il finanziamento delle infrastrutture necessarie ad affrontare eventi che negli ultimi anni hanno mostrato la vulnerabilità della città. Protezioni costiere, reti di drenaggio, adattamento degli edifici e misure contro il caldo richiedono investimenti per decine di miliardi di dollari nei prossimi decenni. Il fondo avrebbe dovuto contribuire a sostenerne una parte, insieme agli investimenti statali, cittadini e federali.
La sentenza non chiude necessariamente la vicenda. Martedì Hochul ha detto che lo Stato sta esaminando le proprie possibilità di ricorso. «Continuiamo a credere che debbano essere gli inquinatori, e non i contribuenti, a pagare per i danni che hanno causato», ha fatto sapere il suo ufficio dopo la decisione.
Un eventuale appello porterebbe il caso davanti alla Corte d’Appello federale del Secondo Circuito. Fino a quando la sentenza resterà in vigore, però, New York non potrà mettere in funzione il sistema che avrebbe dovuto cominciare a raccogliere i primi contributi nel 2028.




