In California si stanno ancora contando i voti

Nonostante si sia votato il 2 giugno, dopo sette giorni i risultati continuano ad oscillare a causa dei voti per posta che ritardano la chiusura dei conteggi: è un problema che la California ha da tempo, ma non sembra volerla risolvere

In California le primarie del 2 giugno hanno lasciato aperte per giorni alcune delle corse più seguite dello stato. Non è una novità: in California il conteggio dei voti è spesso lento, soprattutto quando le elezioni sono affollate e il risultato dipende da margini ridotti. Questa volta il ritardo riguarda anche due competizioni molto osservate, quella per scegliere i candidati a governatore e quella per il sindaco di Los Angeles, che si voteranno a novembre insieme alle elezioni di metà mandato per il Congresso federale.

La California usa un sistema di primarie diverso da quello di molti altri stati americani. Non passano al voto finale il candidato Democratico e quello Repubblicano più votati, ma i due candidati che ottengono più voti in assoluto, anche se appartengono allo stesso partito. Per questo nella corsa per governatore il Democratico Xavier Becerra, ex segretario alla Salute nell’amministrazione Biden, potrebbe ritrovarsi contro il Repubblicano Steve Hilton, noto anche per il suo passato nella politica britannica, oppure contro Tom Steyer, miliardario Democratico che ha fatto fortuna con un fondo di investimenti a San Francisco. A Los Angeles, invece, la sindaca uscente Karen Bass andrà al ballottaggio con Nithya Raman, consigliera comunale progressista che ha superato il Repubblicano Spencer Pratt, conosciuto soprattutto per la sua partecipazione ad alcuni reality show.

Il ritardo può sembrare strano, ma dipende in parte da come vota la California. È lo stato più popoloso degli Stati Uniti, con quasi 40 milioni di abitanti, e ha più di 25 milioni di persone registrate al voto. Soprattutto, da anni fa largo uso del voto per posta: ogni elettore riceve automaticamente una scheda a casa e può rispedirla o consegnarla senza andare al seggio. Le schede possono essere lavorate prima della chiusura dei seggi, ma il conteggio ufficiale comincia dopo. Se sono spedite entro il giorno delle elezioni, possono arrivare anche nei giorni successivi ed essere comunque valide. È una regola pensata per non escludere chi vota all’ultimo momento, ma produce un certo grado di incertezza sul risultato finale, che cambia costantemente col passare dei giorni.

Non tutto però si spiega con le dimensioni dello stato o con il voto per posta. La California è lenta anche rispetto ad altri luoghi molto popolosi, e non solo fuori dagli Stati Uniti. La Florida, che ha oltre 20 milioni di abitanti, ha riorganizzato le proprie procedure dopo le contestate presidenziali del 2000 e oggi comunica i risultati molto più rapidamente. In California invece ogni contea gestisce una parte importante del processo, decide quante persone impiegare, quanto velocemente aggiornare i dati e come organizzare le verifiche. Il risultato è un sistema molto sicuro, ma anche diseguale: alcune contee procedono in modo ordinato e abbastanza rapido, altre restano indietro.

I funzionari elettorali californiani difendono questa lentezza dicendo che l’accuratezza conta più della velocità. La segretaria di stato Shirley Weber ha ricordato che le contee hanno fino a 30 giorni per completare il controllo ufficiale dei voti, che comprende anche la verifica delle firme sulle schede inviate per posta e la possibilità per gli elettori di correggere eventuali problemi. È un argomento che ritorna ad ogni tornata elettorale, anche perché il voto per posta richiede passaggi in più rispetto a quello espresso al seggio. Ma non basta a chiudere la questione: altri stati riescono a fare controlli simili in meno tempo, e i ritardi alimentano sfiducia proprio nei casi in cui il risultato è più incerto.

Il Presidente Donald Trump ha già definito le elezioni californiane «truccate» sostenendo che i ritardi servano a danneggiare i candidati Repubblicani. È una tesi che ripete da anni, soprattutto contro il voto per posta, anche se non ci sono elementi che dimostrino brogli. In California, comunque, succede spesso che i voti arrivati e contati più tardi favoriscano i Democratici, perché gli elettori Democratici usano più spesso il voto per posta.

Immagine di Francesco Caroli

Francesco Caroli

Classe ’97, laurea in Scienze Politiche, scrive di musica dal 2017 per riviste online e cartacee. Appassionato e grande fruitore di rap, nel 2023 ha pubblicato il saggio “Il mutamento delle subculture, dai Teddy boy alla scena trap” per la casa editrice milanese Meltemi.

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